skip to Main Content

Le contestatrici della Roccella e la maggioranza silenziosa

Roccella

Non solo collettivi e contestatrici che hanno impedito alla ministra Roccella di parlare, agli Stati generali della natalità tanti volontari delle associazioni cristiane e studenti accorsi ad ascoltare e a confrontarsi

«Abbiamo fatto solo un po’ di casino e ci siamo ripresi la parola, perché sul nostro corpo decidiamo noi». A dire queste parole, intervistata da Repubblica, è Caterina studentessa romana del collettivo transfemminista Aracne. C’era anche lei tra i 50 contestatori dei licei e delle università venuti da Torino, Padova, Firenze, Catania per contestare gli Stati generali della natalità.

Il “casino” lo hanno fatto, fin troppo. Tanto da impedire alla ministra Roccella, tra i relatori, di intervenire e costringerla poi ad andarsene per consentire la prosecuzione dei lavori del convegno. E tanto da essere bacchettati e rimbrottati dal Presidente Mattarella (“Far tacere è contro la civiltà e la Costituzione”) e dalle stesse femministe di sinistra, a partire da Linda Laura Sabbadini su Repubblica (“Il femminismo non nega la parola”).

CHI SONO LE CONTESTATRICI DELLA MINISTRA ROCCELLA

Dall’assemblea Aracne a studenti della Sapienza, dal collettivo Transfemminista a quello Artemisia, era abbastanza varia la provenienza delle ragazze e ragazzi. Oggetto della loro contestazione sono le politiche del governo «che mettono a rischio l’aborto» e vogliono che «fine ultimo della donna sia la maternità», ma anche per il «modello di Dio, patria e famiglia».

Come ricorda il Corriere della Sera, “iI collettivo Artemisia che rivendica la necessità di «un altro tipo di educazione» su Instagram, con lo slogan «organizziamoci per una scuola e una città transfemminista», aveva convocato già per giovedì 25 marzo una riunione sull’evento. «Ci vediamo per discutere tutti insieme del convegno “Stati generali della denatalità” annunciato dal ministro Valditara». Così avevano scritto le attiviste, convinte che l’iniziativa fosse stata organizzata dal ministro. «Falso! È un’iniziativa della Fondazione per la Natalità, che non ha nulla a che vedere nemmeno con i pro vita», aveva più volte precisato l’organizzatore Gigi De Palo.

Aracne, che prende il nome dalla fanciulla che sfido Atena e fu trasformata in ragno, è un’assemblea transfemminista studentesca romana. Così sui social: «Non siamo macchine per la riproduzione ma corpi in lotta per la rivoluzione».

LA MAGGIORANZA SILENZIOSA

Al convegno promosso da De Palo, però, non c’erano solo le rumorose contestatrici. C’era anche una maggioranza silenziosa, “centinaia di ragazze e di ragazzi all’auditorium di via della Conciliazione – scrive Mario Ajello sul Messaggero – volontari delle associazioni cristiane, di un mondo non etichettabile come destra o come ascari del governo anzi pieno di giovani cattolico-democratici. Mai avrebbero immaginato di dover subire la trasformazione di un’agorà in un set di prevaricazione d’antan il cui simbolo è la sedia lasciata vuota dalla Roccella perché le è stata negata la parola dai nuovi arditi che vedono il fascismo dappertutto tranne che in loro stessi”.

IL RACCONTO DEI VOLONTARI DEGLI STATI GENERALI DELLA NATALITA’

Racconta, sempre al Messaggero, Nunzia Laino una dei tanti volontari dell’evento: «La vicenda ai danni della Roccella è il segnale di un clima preoccupante che è più generale in questa fase nel nostro Paese. Negare a un ministro o ad altri la libertà di esprimersi rimanda a tempi pieni di buio». Laura, una liceale in mezzo ad altri coetanei del Vivona, del Socrate e di altri istituti pubblici e privati, confida: «Quando in questi anni a mia madre capitava di usare il termine “squadristi”, non capivo bene che cosa significasse. Adesso, lo so».

Prosegue poi Ajello: “L’immagine forte della giornataccia di ieri è quella dei ragazzi sotto choc. Impauriti non solo dall’odio che vedono fuori e dentro le università e di cui i social trasudano (la Roccella sta subendo in queste ore anche la gogna digitale) ma forse anche dal senso di solitudine, pur essendo loro in maggioranza, dovuta al tradimento dei maestri, alla moda populista e giovanilistica di molti professori che negli atenei e sui media invece di giustificare e aizzare i violenti dovrebbero condurre nel circuito educativo, culturale e politico-mediatico discorsi di ragionevolezza e di rigore.

(…) Un luogo di libero dibattito si trasforma in un fortino protetto dalle forze dell’ordine nel bel mezzo della città laica e cristiana, perché sono arrivati gli oscurantisti dei collettivi. (…) I ragazzi di via della Conciliazione, questi giovani politicamente violentati in un giovedì romano che prometteva tutt’altro, hanno scoperto tra le tante difficoltà generazionali anche quella di doversi difendere dai fanatici”.

Leggi anche: La Rai una e trina sul caso Bortone

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Back To Top