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Le guerre di Guerini, tra Pd e Conte

Guerini

In un’intervista al Corriere della Sera, ecco come l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini replica indirettamente a Conte e lancia messaggi interni a Elly Schlein. I Graffi di Damato

Pur a piedi, senza i carri armati di cui disponeva quand’era ministro della Difesa, o un modesto trattore riproposto in questi giorni come mezzo d’assalto con l’accompagnamento musicale dell’orchestra e dintorni del festival di Sanremo, dove tutto notoriamente è possibile da tempo, Lorenzo Guerini è partito per la guerra: per ora all’interno del Pd. Dove rimase nel 2019, quando l’amico Matteo Renzi lo abbandonò, per fargli -dissero e scrissero i retroscenisti- da quinta colonna. O almeno da quarta, con riserva di seguirlo in un secondo momento. Invece egli  vi è rimasto davvero con un bel po’ di amici che potrebbero anche essere considerati una corrente di riformisti duri e puri, di provenienza prevalentemente democristiana che Renzi scambiò a suo tempo di marca forlaniana, tanto da chiamarlo Arnaldo. Invece -si divertiva lo stesso Guerini a precisare- era di marca andreottiana. Giulio, quindi, avrebbe dovuto chiamarlo Renzi, valutandone meglio anche la imprevedibilità.

I MONITI DI GUERINI AL PD E A CONTE SULL’APPOGGIO A KIEV

Poiché la segretaria del Pd Elly Schlein non demorde, a dispetto di certe apparenze per  qualche frase di malumore strappatale recentemente nei corridoi della Camera, nella  speranza di ricomporre con Giuseppe Conte il cosiddetto campo largo, alimentato ogni tanto da qualche fuggevole incontro e persino abbraccio, Guerini ha cercato o accettato l’occasione offertagli dal Corriere della Sera con una intervista per avvertire sia la compagna di partito sia il suo interlocutore intermittente con l’aureola delle cinque stelle che le alleanze vanno fatte “sui valori del Pd”, Che, ad occhio e croce, non mi sembrano coincidere con quella “spinta propulsiva della rivoluzione” grillina appena evocata con linguaggio leninista dall’ex premier inconsolabilmente detronizzato tre anni fa da Mario Draghi.

Nell’ambito dei “valori del Pd”, intesi evidentemente anche come scelte da esso compiute al governo, e ben conosciute in materia dall’allora ministro della Difesa, Guerini ha ammonto che “Kiev è un punto fermo”. Quindi, fermo l’aiuto politico, militare, economico e umanitario fornito all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin col pretesto di “denazificarla”. Come se fosse la terra di Gaza appena descritta in una lunga intervista a Lucia Annunziata, per la Stampa, dal generale israeliano Gabi Siboni, peraltro convinto che occorrano una cinquantina d’anni per sradicare davvero da quella parte del Medio Oriente, nonostante ridotta in macerie, l’organizzazione terroristica di Hamas. Che è notoriamente nata, cresciuta e tuttora operante per riprendere e portare avanti il progetto appunto nazista di uccidere gli ebrei, ovunque e comunque.

Conte, si sa, considera “bellicista”, col casco in testa dei tempi di Erico Letta segretario, un Pd schierato a favore dell’Ucraina. Immagino le spallucce fatte leggendo oggi Guerini. E il colore, una volta tanto, non degli abiti ma del volto della Schlein.

– Leggi qui tutti i Graffi di Damato

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