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Le liste del Pd sono illegali? La denuncia dei dem Mennea e Amati

Pd

I consiglieri pugliesi e dem  Ruggiero Mennea e Fabiano Amati sostengono che le liste del Pd sono “illegali”

Sulle liste del Pd incombe una grande nube nera. Le liste, denunciano in una lettera aperta  Ruggiero Mennea e Fabiano Amati, consigliere regionali Pd in Puglia, sono illegali. E proprio per questo hanno presentato ricorso.

Atti illegali e mode sessiste

“Abbiamo presentato un ricorso urgente alla Commissione nazionale di garanzia per annullare le liste del PD Puglia e modificarle. Se sei un partito che in Parlamento va per difendere la legalità non puoi nominare i parlamentari con atti illegali e modalità sessiste”, riportano in una nota i due consiglieri, che già nei giorni scorsi avevano attaccato il Partito Democratico per le scelte fatte. Scelte non condivise anche da un altro pugliese, Dario Stefano, che nei giorni scorsi aveva lasciato il partito.

I motivi dell’illegalità

“Le liste del PD Puglia – aggiungono i consiglieri – sono state composte in violazione delle seguenti regole: parità di genere perché composte con soli capilista uomini; mancanza di elezioni primarie o sistema di ampia consultazione (contendibilità); uguaglianza di tutti gli iscritti; designazioni collegiali; rappresentatività politica e territoriale; pubblicità della procedura di selezione; modalità democratica di approvazione delle candidature attraverso organi rappresentativi; rinunce e sostituzioni senza riconvocare la direzione nazionale. Numerose violazioni, dunque, in grado di determinare l’annullamento delle liste dei candidati dei collegi plurinominali e uninominali per Camera e Senato della circoscrizione Puglia, così da permettere la ricomposizione delle liste con modalità legali, ossia in conformità agli Statuti del partito”.

La richiesta di intervento della Commissione nazionale di garanzia

“Auspichiamo un’immediata convocazione della Commissione nazionale di garanzia per la decisione del ricorso e senza alcuna esitazione. E nessuno venga a dire che la questione è politica, perché la prima questione politica negli Stati democratici è la legalità: togli il diritto e lo Stato diventa una banda di briganti, avrebbe detto qualcuno molto più importante e più santo di noi”, concludono i consiglieri.

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