Italia

Le mosse di Salvini che non tranquillizzano Berlusconi

I Graffi di Damato sulle mosse buoniste di Salvini che fanno intristire Silvio Berlusconi

Ha sicuramente dell’inedito, del sorprendente, ma anche del vecchio o dell’abituale se pensiamo alla capacità che egli ha dimostrato di cambiare in pochi anni il suo stesso partito, il Matteo Salvini “buonista” degli ultimi giorni, o delle ultime ore.

IL SALVINI BUONISTA

È il Salvini che, ospite televisivo di Maurizio Costanzo, si arruola tra gli ammiratori del vincitore italiano di origini egiziane dell’ultimo festival canoro di Sanremo, Mahmood. Il cui merito maggiore, però, non sembra essere agli occhi del leader leghista di saper cantare, viste le reazioni del ministro dell’Interno a quella vittoria, ma di essere piaciuto e di piacere “a mio figlio”, ha spiegato lo stesso Salvini con disarmante sincerità.

LA CITTADINANZA A RAMY, PRIMA NO POI SÌ

È il Salvini che prima dice no, mandandolo quasi a quel paese con la sfida a farsi eleggere fra qualche anno al Parlamento, o a qualcosa del genere, e poi dice sì alla cittadinanza italiana al tredicenne egiziano Ramy Sheata. Senza la cui astuzia e il cui coraggio i Carabinieri non sarebbero riusciti probabilmente a salvare dal sequestro una cinquantina di ragazzi su un autobus a San Donato Milanese. “E’ come se fosse mio figlio”, ha commentato, orgoglioso e pentito allo stesso tempo, oppure orgogliosamente pentito, il potente ministro ostinatamente chiamato “Truce”, che fa peraltro rima col Duce, da quello strano buonista che è Giuliano Ferrara, sbrigativo e duro come pochi altri quando mira contro qualcuno o qualcosa.

È il Salvini plurifamiliare, diciamo così, che non solo promette la cittadinanza a Ramy ma lo invita al Viminale praticamente per festeggiarla, senza aspettare il lungo percorso burocratico della pratica, che deve passare, fra le tante scrivanie, anche per quella del presidente della Repubblica. Dove sicuramente non troverà ostacoli, ma vi deve pur sempre arrivare.

È il Salvini che riconosce di non poter premiare Ramy senza premiare anche il coetaneo e ugualmente coraggioso Adam El Hamami, di famiglia marocchina, prezioso pure lui su quell’autobus dove stava per consumarsi un’autentica, orribile tragedia.

IL SALVATAGGIO DEL GOVERNO GIALLOVERDE

È il Salvini che per quieto vivere politico, cioè per opportunità, o opportunismo, come preferite, visto che si è impegnato a salvare il governo da ogni tentazione di “incassare” i guadagni elettorali che va accumulando da un anno a spese dell’alleato grillino, che ne è in qualche modo diventato prigioniero, lascia che l’omologo pentastellato a Palazzo Chigi Luigi Di Maio e il guardasigilli anche lui a cinque stelle Alfonso Bonafede si vantino pubblicamente di averlo convinto, una volta tanto, alla generosità. O alla convenienza politica, perché non c’è dubbio che un no troppo a lungo ripetuto sarebbe stato impopolare.

IL LAMENTO DI BERLUSCONI

Silvio Berlusconi, che ai protagonisti del salvataggio della scolaresca di Crema avrebbe dato e darebbe anche di più, è l’unico che avrebbe paradossalmente motivo di dolersi del Salvini inedito di questi giorni o di queste ore: tanto buono e aperto con gli altri, quanto chiuso politicamente a lui. Con cui “il capitano” della Lega vince puntualmente tutte le elezioni locali, facendo incetta di regioni e comuni, ma non ha nessuna voglia di tornare, o di cercare di tornare a governare, a livello nazionale separandosi dai grillini. Con i quali “la relazione”, peraltro autorizzata dallo stesso Berlusconi l’anno scorso per evitare un ritorno troppo ravvicinato alle urne, è stata appena definita “occasionale” dalla pentastellata di rango Roberta Lombardi.

IL PARERE DELLA PENTASTELLATA LOMBARDI

Ma oltre che “occasionale”, non proprio il massimo nella scala dei valori per questo tipo di rapporti, la relazione con i leghisti deve intendersi anche poco onorevolmente “obbligata”, ha spiegato la capogruppo grillina alla Regione Lazio, dove svolge peraltro un’opposizione assai moderata o, costruttiva, al governatore e nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti, aiutandolo a suo modo a tenere anche il doppio incarico. Obbligata, ha spiegato ancora la signora, dopo il mancato e più desiderato accordo, l’anno scorso, col Pd uscito a pezzi dalle urne, e quindi senza tante pretese da poter avanzare.

 

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