Italia

Le mossette di Conte

Conte

I Graffi di Damato sulla manfrina, ormai, delle aperture fra Conte e tutte o parti delle opposizioni

Lasciatemi dire che questa storia delle aperture di Conte alle opposizioni per quella unità insistentemente auspicata dal presidente della Repubblica, e degli spiragli di almeno una parte del centrodestra comincia ad essere una manfrina insopportabile, con troppe e troppo stucchevoli sovrapposizioni di furbizie e ambiguità. È peraltro curioso pensare che il presidente del Consiglio voglia rafforzare davvero il suo secondo governo con un più costruttivo rapporto, diciamo così, con le opposizioni se è vero il proposito attribuitogli da Repubblica di consolidare la sua posizione personale nell’unico modo in cui si contrapporrebbe di più al centrodestra: candidandosi al Senato nelle elezioni suppletive previste in Sardegna a novembre per sostituire una parlamentare grillina defunta. Egli punterebbe sulla rinuncia del Pd a presentare un proprio candidato. Ciò dovrebbe cementare l’alleanza giallorossa.

Ma procediamo con ordine nella rassegna di fatti e posizioni di assai difficile assemblaggio per una fattiva collaborazione fra governo e opposizioni. L’ex vice ministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia dice al Dubbio, in una intervista, che “finché ci sarà Conte l’unità nazionale anticrisi è impossibile”. Sullo stesso giornale, affiancata, l’ex  ministra Mariastella Gelmini, fino a prova contraria capogruppo ancòra di Forza Italia alla Camera, avverte che nel suo partito sono “pronti a collaborare per aiutare il Paese, non il governo”. E come si fa ad aiutare il Paese senza aiutare pure il governo che al momento lo guida e non ha proprio nessuna intenzione di tirarsi indietro, o solo di cambiare qualcosa, magari con un rimpasto appena adombrato dal sindaco di Milano pur di centrosinistra e subito escluso dal presidente del Consiglio?

A questa domanda non aiuta a rispondere neppure l’esponente del centrodestra che sembra il più disponibile al dialogo ed è naturalmente Silvio Berlusconi. Il quale in una intervista alla Stampa  raccolta dal buon Ugo Magri manda a dire a Conte che “ascoltare l’opposizione non può essere solo un gesto di cortesia formale” ma “deve tradursi nel concordare concretamente le scelte da fare”:  vi lascio immaginare con quale entusiasmo dei pentastellati, che sono sempre fermi al Berlusconi “psiconano” di Beppe Grillo. “Se matureranno le condizioni – aggiunge l’ex presidente del Consiglio alla Stampa – per un governo diverso da questo, le valuteremo con i nostri alleati”.

Gli risponde a stretto giro di giornali sul Corriere della Sera la sorella d’Italia Giorgia Meloni – accanto alla quale, oltre che a Salvini, il Cavaliere ha appena mandato il suo Antonio Tajani in piazza a Roma-  dicendo che la medicina più utile al Paese e ai suoi problemi aggravati dall’epidemia virale resta il voto anticipato per sostituire l’attuale Parlamento con uno più rappresentativo, dopo tutto quello che è accaduto  dalle elezioni di due anni fa. E poi, per quanto riguarda il confronto con Conte, se proprio questo ci tiene ad averlo con le opposizioni per muoversi in spirito finalmente unitario, “le riunioni le facciamo in streaming” perché “così gli italiani potranno giudicare”. Ci stanno?, chiede la Meloni, che si risponde: “I signori del Movimento 5 Stelle, che tanto amavano  la trasparenza”, umiliando a suo tempo il povero Pier Luigi Bersani,  incaricato nel 2013 da Giorgio Napolitano di fare un governo, ”adesso dicono di no, guarda caso…”.

Si potrebbe continuare sfogliando i giornali, ma credo che basti e avanzi.

 

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