Italia

Che cosa si dice (e non si dice) nel governo sui ricorsi delle regioni contro il decreto sicurezza

sicurezza e immigrazione

I Graffi di Francesco Damato. Le Regioni ingrossano le fila della protesta contro la legge su sicurezza e immigrazione, ma la stampa (con poche eccezioni) non ne ha parlato.

È a dir poco curiosa la solitudine nella quale i cosiddetti giornaloni, che poi si lamentano delle copie che perdono, hanno lasciato il Manifesto – che non per questo tuttavia farà questa volta il pieno nelle edicole – con l’annuncio vistoso, in prima pagina,  dei ricorsi regionali in arrivo alla Corte Costituzionale contro le norme della nuova legge su sicurezza e immigrazione. Che sono contestate a voce alta da un bel pò di sindaci di città importanti come Palermo, Napoli, Parma, e meno alta ma ugualmente avvertibile da sindaci ed altri amministratori locali di militanza grillina, forzista e persino leghista, del partito cioè dello stesso Salvini.

TUTTI I RICORSI IN ARRIVO

Gli annunci dei ricorsi per consentire alla Corte Costituzionale di esaminare la legittimità delle nuove disposizioni più compiutamente di quanto non abbia potuto fare in ottobre il presidente della Repubblica  emanandole con una lettera inusuale di richiamo e di preoccupazione al presidente del Consiglio, sono arrivati dal Piemonte, dalla Toscana, dall’Umbria e dalla Calabria. Per la Sicilia, che è un po’ l’epicentro della rivolta con la forte esposizione del sindaco palermitano Leoluca Orlando, non potendosi prevedere per ragioni politiche un passo del governo regionale di centrodestra, per quanto i leghisti non vi contino niente, ha voluto parlare il presidente forzista, cioè berlusconiano, dell’assemblea Gianfranco Miccichè. Che per la prima volta -credo- in vista sua si è trovato d’accordo con Leoluca Orlando, grazie a Salvini.

LA REAZIONE DI MATTEO SALVINI

Il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio ha liquidato il gran lavoro che attende nella materia che gli sta tanto a cuore i giudici del Palazzo della Consulta alla sua maniera. Ha indossato i soliti indumenti della Polizia, per quanto contestatigli fra le righe dal capo dello Stato nel messaggio televisivo di Capodanno, ha fatto un’incursione elettorale in Abruzzo, dove si voterà  fra poco per il rinnovo dell’amministrazione regionale, si è severamente rifiutato di acquistare una mercanzia propostagli da un immigrato, ha mandato a mangiare un po’ di nutella qualcuno che protestava ed ha ringraziato i sindaci “traditori” per i voti che incautamente gli starebbero procurando con la loro disobbedienza praticata o minacciata. E se perdesse la causa, diciamo così, davanti alla Corte Costituzionale con la bocciatura delle norme che impediscono, fra l’altro, l’iscrizione alle anagrafi comunali dei migranti residenti e provvisti di un permesso di soggiorno, con tutti gli effetti relativi? Ciò accadrebbe -gli ha fatto rispondere con tanto di virgolette il Corriere della Sera – “tra diversi mesi, di certo dopo le elezioni europee”.

IN MATERIA DI MIGRANTI NON SI INTROMETTA DI MAIO

Visto che si trovava, dopo avere liquidato così le competenze della Corte Costituzionale rispettosamente evocate invece dalla presidente forzista del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati in una intervista allo stesso Corriere, pur raccomandando ai sindaci di rispettare ed applicare intanto le norme contestate, Salvini è tornato a chiudere a modo suo anche la falla apertagli in mare dal vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio. Che ha offerto, per quanto inutilmente, l’accoglienza alle donne e ai bambini bloccati da più di due settimane, con i loro uomini, su una nave di profughi respinta da Malta. “In materia di migranti decido io”, ha detto Salvini. Che, tornando ai sindaci protestatari e alla decisione del presidente del Consiglio di ricevere a Palazzo Chigi una delegazione dell’associazione nazionale dei Comuni, ha avvertito: “A quella riunione io non vado”.

Salvini non si sottrarrà invece, direttamente o rappresentato da qualcuno dei suoi, alle riunioni per la definizione del decreto legge –  sembra unico- che dovrà disciplinare in concreto il cosiddetto reddito di cittadinanza e l’accesso anticipato alla pensione, infilando alle due conquiste gialloverdi la maglia alquanto stretta dei conti negoziata con l’Unione Europea e approvata dal Parlamento con “la grave compressione d’esame” lamentata da Mattarella la sera di  San Silvestro. La Befana farà un po’ di fatica a fare scambiare il carbone per cioccolata dagli elettori grillini e leghisti.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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