Italia

Le ultime vicissitudini di Forza Italia

A Mara Carfagna capitò una volta, senza volerlo, di intromettersi nella vita familiare di Silvio Berlusconi innestando una crisi destinata, pur sotto altre e ben più spinose spinte, a sfociare nella fine del matrimonio del Cavaliere con Veronica Lario. I Graffi di Damato

A Mara Carfagna capitò una volta, senza volerlo, di intromettersi nella vita familiare di Silvio Berlusconi innestando una crisi destinata, pur sotto altre e ben più spinose spinte, a sfociare nella fine del matrimonio del Cavaliere con Veronica Lario.

Il contributo involontario -ripeto- della Carfagna fu la partecipazione casuale ad una cena romana affollata di amici in cui Berlusconi pensò di fare il galante dicendo -all’incirca- che le avrebbe chiesto di sposarlo se non avesse già una consorte. Veronica, assente ma informata senza alcuno sforzo, essendole bastata la lettura di qualche giornale, non gradì.  E quando decise di farla finita col marito, avvertendolo ormai troppo esuberante e infedele, scelse come testata per sfogarsi e annunciare praticamente la rottura quella politicamente più distante dal Cavaliere: la Repubblica fondata da Eugenio Scalfari ma nel frattempo passata sotto la direzione di Ezio Mauro. Di cui amici comuni mi raccontarono, non so se a torto o a ragione, l’imbarazzo avvertito di fronte ad una lettera così severa contro Berlusconi da sorprenderlo. Ma lo scoop era tale da fare evidentemente  rientrare ogni riserva o dubbio.

Questa volta a Mara Carfagna -vice presidente della Camera molto diligente nel suo ruolo istituzionale, e severa con chiunque quando lei è di turno a dirigere la seduta a Montecitorio, come apprese subito Matteo Salvini ancora fresco di nomina a vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno- è capitato di proposito di contestare politicamente Berlusconi a mezzo stampa. E lo ha fatto senza alcuna remora di gratitudine o altri sentimenti obiettivamente estranei a quel mondo impietoso che è la politica, una volta definita sboccatamente ma realisticamente dal socialista Rino Formica un terreno di lotta su cui si mescolano “sangue e merda”.

Già reduce dalla insoddisfazione procuratale dal Cavaliere con la nomina effettuata e poi di fatto revocata a coordinatrice di Forza Italia, insieme col governatore ligure Giovanni Toti, che peraltro era già in procinto di lasciare il partito per mettersi in proprio, la Carfagna è sbottata quando ha visto e sentito Berlusconi sul palco di piazza San Giovanni, a Roma, col leader leghista. Che pure nel frattempo era passato all’opposizione rompendo l’alleanza con gli odiati grillini, considerati dal Cavaliere peggiori dei comunisti e forse anche dei nazisti, o degli uni e gli altri messi insieme.

Poi è arrivato l’increscioso incidente, sotto molti punti di vista, accaduto al Senato col centrodestra al completo astenutosi polemicamente sulla commissione anti-violenza e discriminazione che porta come garanzia il nome della proponente Liliana Segre.  La cui storia di perseguitata, scampata all’immane tragedia della Soha e ancora demenzialmente dileggiata da presunti esseri umani alle prese con l’elettronica, avrebbe dovuto bastare e avanzare per sconsigliare nell’aula di Palazzo Madama, dove la signora quasi novantanne siede meritatamente come senatrice a vita, ogni gesto che potesse prestarsi a un equivoco. La Carfagna giustamente ha protestato dall’altro ramo del Parlamento prima di imbarcarsi per un viaggio in Giappone. Dove qualcuno dal suo ufficio di Montecitorio presumo le avrà fatto pervenire la solidarietà, condivisione e quant’altro espressale dalla fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale. Così l’avvenente Mara ha potuto accorgersi di  essere di nuovo, e involontariamente, entrata di traverso nella storia familiare e affettiva del Cavaliere.

Anche la Pascale ha scelto la testata giornalistica più lontana da Berlusconi per contestarne il comportamento, questa volta solo e tutto politico. Alla Repubblica ha però privilegiato Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio con un’intervista che ha ottenuto sulla prima pagina il rilievo che meritava e merita, per carità: forse anche inferiore al dovuto. Hanno avuto più spazio, col solito fotomontaggio da copertina, “le faide dinastiche” degli Agnelli, De Benedetti, Benetton e Del Vecchio con “miliardi e posti bruciati”.

Con franchezza lodevole sia per la Carfagna sia per il suo fidanzato, ripagato così del dispiacere procuratogli col dissenso politico, la Pascale ha ammonito l’amica vice presidente della Camera e tutti gli altri dissidenti, maschi e femmine, già espostisi o tentati dal farlo, di non farsi illusioni sulla possibilità di far cambiare idea al Cavaliere e di raccoglierne addirittura eredità o voti. “Non può esistere un successore del Presidente. Più che sull’erede bisogna ragionare sul futuro di Forza Italia”, ha detto la Pascale, non so se perfidamente consapevole della circostanza nella quale era destinata a uscire la sua intervista: nella giornata commemorativa dei Defunti, con la maiuscola dovuta al calendario e al loro stato.

Ci sono aspetti personali e umani del rapporto della Pascale con Berlusconi che meritano nell’’intervista di essere segnalati. Ad un certo punto, per esempio, se non vi sono stati errori di date o di numeri, l’intervistatrice si è lasciata scappare di essersi innamorata del Cavaliere “dieci anni fa” e di “stare insieme da quindici”, per cui non fu in fondo l’amore “miracoloso” e a prima vista  raccontato dalla stessa persona.

Di  fronte ad “un amore non convenzionale” con un uomo “di 49 anni più grande”, la Pascale ha “compreso” e apprezzato “l’atteggiamento vigile e di tutela” dei figli nei riguardi di Berlusconi. Il quale, dal canto suo, mettendole a disposizione una residenza tutta sua, Villa Maria, che non è quella naturalmente di Arcore, e conoscendone evidentemente umori e opinioni politiche, l’ha “sollevata” dal compito di avere Salvini tra “gli ospiti” a tavola, o in salotto.  E Salvini si è risparmiato, dal canto suo, di ingoiare qualcosa di traverso.

L’articolo da I Graffi di Damato

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