Italia

Le vere mire di Salvini

Il problema non è di Salvini, ma di Conte e dei grillini, che subiscono il gioco del leader leghista senza anticiparlo o contrastarlo davvero. I Graffi di Damato

È inutile negarlo o fingere di non capire girandovi intorno con pretesti, e non con ragionamenti sensati. Quelle che un giorno sì e l’altro pure fa Matteo Salvini, dai comizi sui palchi a quelli sulle spiagge, dalle interviste ai messaggi elettronici, dai viaggi all’estero agli incontri con le cosiddette parti sociali nella sede del “suo” Ministero dell’Interno, specie dopo l’ultrasorpasso sui grillini eseguito nelle urne del 26 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, sono allenamenti da presidente del Consiglio.

L’INCONTRO DEI SINDACATI AL VIMINALE

Gli stessi capi dei due sindacati maggiori, la Cgil e la Cisl, che per riguardo al capo del governo in carica, Giuseppe Conte, hanno evitato di presentarsi al Viminale per il secondo incontro con ben 46 sigle associative in vista della manovra fiscale d’autunno annessa al bilancio, alla fine hanno convalidato la prova di forza, la sfida e quant’altro al presidente del Consiglio, se non vi piace l’immagine dell’allenamento, mandando all’appuntamento le loro brave delegazioni.

IL PROBLEMA NON È SALVINI

Il problema, a questo punto, non è di Salvini, del contenuto delle sue proposte, dei suoi incontri, affiancato da ministri, sottosegretari ed esperti, della disponibilità a modificare leggi volute dai grillini, e votate anche dai leghisti, di fronte ai risultati contestati dalle parti sociali, e neppure dei minacciosi avvertimenti su una crisi che potrebbe scoppiare a settembre per “mandare tutti a casa”, o qualcosa del genere, e dell’intenzione di “trattare” lui personalmente con l’Unione Europea la “flessibilità” necessaria ai suoi progetti. Il problema è di Conte e dei grillini, che subiscono il gioco del leader leghista senza anticiparlo o contrastarlo davvero.

IL RIMPROVERO A CONTE…

A Conte Il Foglio non a torto ha rinfacciato, con una finestrella gialla in fondo alla prima pagina, i “67 giorni”  inutilmente trascorsi dal 2 giugno, quando prima di volare per un viaggio in estremo Oriente egli minacciò le dimissioni se al ritorno non avesse trovato i suoi due vice, Luigi Di Maio e Salvini, in ordine alfabetico, finalmente d’accordo ad assumere le loro “responsabilità” adottando i “comportamenti conseguenti”.

… E QUELLO AI GRILLINI

Ai grillini l’editorialista ed ex direttore di Repubblica Ezio Mauro altrettanto giustamente ha rinfacciato la posizione o il ruolo di “prigionieri di se stessi” dopo avere deciso di evitare praticamente ad ogni costo il rischio delle elezioni anticipate rimanendo ai loro posti di governo, o aprendo ad un generoso rimpasto a favore dei leghisti, dopo avere perduto il 26 maggio metà dell’elettorato del 4 marzo dell’anno precedente.

Ora, grazie alla…lungimirante decisione presa dalla sindaca grillina di Roma Virginia Raggi, non si può neppure chiedere a Salvini di andarsi a sedere tranquillamente sulla scalinata di Piazza di Spagna per attendere il suo turno a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio. Egli rischierebbe la multa, come chi soccorre i migranti in mare, specie dopo il secondo decreto legge sulla sicurezza appena convertito definitivamente in legge dal Senato.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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