Salvini sfida i ribelli al congresso: ma davvero via Bellerio è contendibile? Ecco come funziona l’elezione del segretario della Lega e perché il leader ha i numeri dalla sua
Dopo l’annuncio dal palco di Pontida – “Ritorno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò alzata di mano per alzata di mano” – il segretario della Lega Matteo Salvini aveva indetto per ieri un consiglio federale allo scopo di discutere le modalità con cui svolgere l’assise elettiva. In molti fiutano un’operazione di facciata volta a blindarsi e cacciare gli oppositori, posizione che anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana avrebbe lasciato trapelare durante la convocazione in via Bellerio. Per questo il leader chiosa, in uscita, parlando di date, luoghi, candidature alternative alla sua. E d’altronde sarebbe illogico indebolire il passaggio appena sbandierato. Il dubbio però persiste, dal momento che Salvini tiene in pugno l’assemblea elettiva della Lega.
IL CONGRESSO DELLA LEGA: COME FUNZIONA, CHI VOTERÀ E QUANDO
Lo Statuto stabilisce che è il Consiglio federale a determinare il numero complessivo dei delegati e che sono votanti di diritto anche segretari territoriali, parlamentari, membri di governo, consiglieri regionali, presidenti di provincia e sindaci dei capoluoghi. Secondo Il Foglio, si tratterà dei medesimi dell’ultima volta.
Il congresso dovrebbe tenersi a ottobre e il leader auspica la “sua” Milano come sede. Non è un dettaglio: le critiche più esplicite alla segreteria provengono proprio dalla fronda lombarda. A cui ricorda che “dovrebbero essere arrabbiate tutte le altre 19 regioni italiane, dovrebbero essere arrabbiati i veneti, i liguri, i toscani o i calabresi, perché su cinque ministri ci sono cinque ministri lombardi”.
Quasi a ricordare che, se la contestazione appartiene al Nord, all’assise partecipano delegati da tutta Italia, quella Lega del Centro-Sud, cui sovrintende Claudio Durigon, che non ha motivo di contestare Salvini. Né si temono brusche inversioni da parte dei leghisti nei palazzi romani.
COM’È ANDATA L’ULTIMA VOLTA
All’ultimo congresso federale, il 6 aprile dell’anno scorso, i votanti erano 725: 325 membri di diritto e 400 delegati; Salvini era l’unico candidato ed è stato riconfermato per acclamazione. Una fotografia del consenso interno che il segretario ha costruito accuratamemente rovesciando, come sottolinea Repubblica, “i vecchi equilibri tra delegati di diritto e delegati elettivi – questi ultimi espressione del voto delle sezioni”.
IL CONTRATTACCO DEI SALVINIANI
E infatti è proprio su questo punto hanno battuto ieri sera Fontana e soprattutto il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ricordando che la prassi richiederebbe il passaggio preliminare dei congressi provinciali e regionali. Ma a via Bellerio lo stato maggiore del Nord non si vede, preso in contropiede dal bruciante contropiede di Salvini.
E così i lealisti hanno gioco facile a puntare il dito contro Romeo, accusato di aver rilasciato dichiarazioni scomposte a mezzo stampa e persino un libro – “Fare la Lega” – per criticare la segreteria.
CHI PUÒ SFIDARE SALVINI
Sfidanti potenziali non ne mancano. Innanzitutto Romeo, il più esposto contro via Bellerio, e anche il primo della lista nelle probabili purghe del dopo-congresso. E poi i soliti noti, Zaia in testa, seguito dai governatori, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga.
Ma si tratta di ipotesi percorribili solo nel caso di uno scontro aperto tra Salvini e i governatori, che però fin qui hanno sempre rinviato la resa dei conti. E ora potrebbero anche essere convinti dall’operazione restyling di un Salvini rilegittimato. Tanto che riciccia, secondo il Corriere, il tormentone di Zaia vicesegretario con delega al Nord. Un nuovo asso da giocarsi in vista delle prossime politiche: dopo la mano persa con Vannacci, il suo opposto.

