Un’interrogazione parlamentare al ministro Valditara a firma del Senatore Fazzone (FI) accende i riflettori su una presunta discriminazione ai danni di uno studente cattolico del Liceo Giulio Cesare di Roma
Il caso di un presunto clima di discriminazione all’interno del Liceo Classico “Giulio Cesare” di Roma approda in Senato attraverso un’interrogazione a risposta immediata, richiesta dal senatore Claudio Fazzone (Forza Italia) al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Al centro della denuncia, riportata nel resoconto stenografico di Palazzo Madama del 20 gennaio e nell’articolo oggi in prima pagina su Il Tempo, vi sarebbero dei comportamenti discriminatori ai danni di uno studente del quarto anno legati alla fede religiosa e all’attività studentesca del ragazzo.
IL FATTO ISTITUZIONALE: L’INTERROGAZIONE A VALDITARA
Il caso è esploso formalmente il 20 gennaio, durante la seduta n. 382 del Senato. Il senatore Claudio Fazzone (Forza Italia) ha presentato un’interrogazione orale con carattere d’urgenza rivolta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il documento non usa giri di parole e richiama gli articoli 3, 7, 8 e 19 della Costituzione, oltre alla Carta di Nizza e alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.
Secondo il senatore, lo Stato deve rispondere di una “grave e ripetuta discriminazione” ai danni di un giovane studente, colpevole – a quanto pare – di non nascondere la propria fede cattolica e di aver promosso una lista studentesca di ispirazione liberale. Fazzone chiede un’ispezione immediata: “È necessario verificare perché nessuna azione sia stata posta in essere dalla dirigenza per interrompere tali discriminazioni”.
IL VIDEO, I MANIFESTI STRAPPATI, LA SOSPENSIONE ANNULLATA DAL CONSIGLIO DI STATO
Secondo quanto ricostruito dall’on. Fazzone, la vicenda avrebbe avuto origine l’anno scorso. Lo studente sarebbe stato oggetto di ostilità sin dalla costituzione di una lista studentesca di ispirazione liberale, dopo la quale il clima nell’istituto sarebbe degenerato: prima il video violento che ritraeva lo studente simbolicamente a testa in giù, poi i suoi manifesti contro la violenza sulle donne che vengono strappati.
Quando in seguito lo studente chiede la rimozione di alcuni simboli cristiani profanati affissi nell’istituto, la reazione della scuola è durissima: 13 giorni di sospensione per lui. Una sanzione che però non regge al vaglio della giustizia amministrativa: il Consiglio di Stato (gennaio 2025) e il TAR Lazio hanno infatti annullato il provvedimento, dichiarandolo illegittimo per violazione del contraddittorio.
IL “PROCESSO” ALLA FEDE IN CLASSE
Nonostante il cambio di sezione nell’anno in corso (2025/2026), il “calvario” del giovane non sarebbe terminato. L’interrogazione parlamentare punta il dito contro due docenti. Il primo, insegnante di Storia e Filosofia, dopo aver dichiarato il proprio ateismo, avrebbe ripetutamente incalzato lo studente davanti alla classe, chiedendogli di “giustificare” razionalmente la propria fede.
A questo “mobbing” culturale sarebbe seguito un crollo sospetto del rendimento: valutazioni gravemente insufficienti in materie dove il ragazzo era sempre stato eccellente. Non meno grave la posizione della docente di Educazione Fisica, che avrebbe definito lo studente “pericoloso” sin dal primo giorno di scuola, invitando i compagni a emarginarlo.

