Italia

Lockdown e zone rosse. Il calendario di Pasqua 2021

pasqua
foto di Cinzia Costantini, instagram @cinzia.ud, sui social del Comune di Udine

Seguono le disposizioni contenute nella bozza dell’ultimo Decreto che riguarderà il periodo di Pasqua, con le nuove restrizioni

Natale con i tuoi, in lockdown; Pasqua con chi vuoi, in quarantena. Anche i detti popolari cambiano, al tempo del Covid. E, a giudicare dall’ultima bozza pervenuta alla stampa del Decreto che blinderà il Paese in occasione delle “feste”, la nuova stretta imporrà alla nazione una sorta di lockdown molto simile a quello dello scorso anno, anche se con diverse differenze importanti, a seconda dei territori.

LE LIMITAZIONI NEI GIORNI DI PASQUA E PASQUETTA

Il 3, 4 e 5 aprile 2021, sull’intero territorio nazionale, salvo le aree in zona bianca (dunque Sardegna), si applicano le regole della zona rossa. All’interno delle Regioni ci si può spostare rispettando le regole per le zone arancioni. Si tratta di una deroga alla regola generale delle zone rosse motivata dalle festività.

Leggi anche: Quali sono le 16 Regioni che rischiano di diventare rosse?

LE REGOLE PER GLI SPOSTAMENTI

Dal 15 marzo al 2 aprile e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni in zona arancione è consentito, in ambito comunale, “lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22”. Il limite massimo è, come sotto Natale, di due persone oltre a quelle conviventi e i minori di 14 anni non si contano. Spostamenti vietati nelle zone rosse.

A PASQUA SOLO ZONE ARANCIONI E ROSSE

Dal 15 marzo al 2 aprile, e il 6 aprile, le Regioni che presentano dati epidemiologici da zona gialla saranno comunque sottoposte al regime zona arancione. Resterebbe esclusa la Sardegna. I presidenti di Regioni e Province autonome potranno istituire zone rosse o anche misure più restrittive (come il lockdown) “nelle Province in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti” oppure “nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave”. Si tratta di una possibilità che già esisteva ed è stata sfruttata tra l’altro da Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Piemonte.

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