Italia

Lotta alla mafia. Chi è Piera Aiello, la deputata che lascia il M5s

Piera Aiello

Piera Aiello, la deputata e collaboratrice di giustizia che ha vissuto sotto identità segreta per 27 anni, abbandona il M5s delusa di essere stata lasciata sola nella lotta alla mafia. E attacca il ministro Bonafede

La deputata Piera Aiello ha lasciato ieri il Movimento 5 stelle. L’annuncio è stato dato dalla parlamentare trapanese con un lungo post su Facebook che si conclude con un deciso addio ai grillini: “Mi dimetto dal Movimento 5 stelle, che non mi rappresenta più, continuando la mia attività di parlamentare”. Aiello fa parte della commissione parlamentare Antimafia e della commissione Giustizia. Ed è proprio nei lavori parlamentari che si trovano le ragioni del suo addio.

PIERA AIELLO, DA TESTIMONE DI GIUSTIZIA A DEPUTATA

Piera Aiello è nata nel 1967 a Partanna, in provincia di Trapani. Appena diciottenne viene costretta a sposare Nicolò Atria, figlio del boss locale Vito. Nove giorni dopo il matrimonio, il suocero viene assassinato. Sei anni dopo, nel 1991, la stessa sorte tocca al marito Nicolò, che viene ucciso sotto ai suoi occhi. È questo il momento di svolta della sua vita, decide infatti di denunciare gli assassini del marito e inizia a collaborare con la polizia e la magistratura diventando così testimone di giustizia. Scelta che l’ha portata a vivere sotto identità segreta per 27 anni fino all’ultima campagna elettorale per le Politiche.

IL LEGAME CON PAOLO BORSELLINO

Insieme a lei aveva iniziato a collaborare con la giustizia anche sua cognata Rita Atria, la giovane che si tolse la vita all’indomani della strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992 in cui morì il magistrato Paolo Borsellino con la sua scorta. Entrambe si erano rivolte a Borsellino, che aveva raccolto le loro testimonianze. Le loro denunce, insieme ad altre, hanno permesso di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala. Quando diventa collaboratrice di giustizia, Aiello è costretta a lasciare la Sicilia e a vivere con un’altra identità, sotto scorta, mentre prosegue il suo impegno antimafia. Nel 2012 ha scritto, insieme al giornalista e biografo di Borsellino Umberto Lucentini, la sua storia nel libro Maledetta mafia.

L’ENTRATA IN POLITICA

Nel 2017, Aiello decide di candidarsi alle elezioni con il Movimento 5 stelle, senza però poter mostrare il suo volto in pubblico, né farsi fotografare e tenere eventi in piazza per ragioni di sicurezza. Il 4 marzo 2018, alle Politiche, viene eletta alla Camera in un collegio uninominale in Sicilia, in provincia di Trapani. È questo il momento, dopo 27 anni, in cui decide di mostrarsi e riappropriarsi della sua identità. Diventa componente della commissione giustizia della Camera e della commissione Antimafia. “Ho deciso di farmi avanti perché coloro che si ribellano alla mafia non siano messi ai margini. Io, Piera Aiello, rivolevo indietro la mia faccia. E l’ho riavuta”. Aveva così commentato la decisione di candidarsi. Nel 2019 è stata l’unica italiana ad apparire nella lista stilata dalla BBC delle 100 donne più influenti al mondo.

LA DELUSIONE DI AIELLO SUL M5S

Aiello, che nel post ha scritto di aver deciso di rimettere in discussione la sua vita, era entrata in politica per poter portare in Parlamento “le problematiche dei testimoni, dei collaboratori di giustizia e degli imprenditori vittima di racket e di usura”. Ma negli ultimi due anni, ha spiegato, degli ideali del Movimento “non ho visto attuare neanche l’ombra”.

AIELLO SI SCAGLIA CONTRO BONAFEDE

La deputata fa nomi e cognomi di chi, secondo lei, non fa avanzare i lavori: “Dopo mesi di sedicenti confronti, di tutto il lavoro parlamentare non rimane nulla. È sempre il Ministro a decidere tutto e sicuramente non in autonomia, poiché il 90% degli emendamenti portati in commissione e poi in aula vengono bocciati e spesso senza alcuna motivazione valida”.

I DUBBI SULLA GIUSTIZIA

“Come può un cittadino fidarsi dello Stato se viene messa in pericolo in primis la propria sicurezza? I testimoni e i collaboratori che hanno contribuito al loro arresto come possono avere certezze di sicurezza? E chi vuole iniziare questo percorso di legalità come può davvero affidarsi allo Stato, se quest’ultimo non dimostra stabilità rendendo effettiva la pena di persone che hanno ancora le mani sporche di sangue?”. È il chiaro riferimento di Aiello alla circolare del 21 marzo che avrebbe dato il via libera al ritorno a casa di numerosi boss durante la pandemia, poi rientrati dopo i provvedimenti varati dal governo. “Se, come mi diceva ‘Zio Paolo’ (Borsellino): ‘Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo’, ebbene ho la netta sensazione che non è la guerra quella che il Movimento ha fatto in questi due anni”.

LA MANCANZA DI COMPETENZE NEL M5S

“Non nascondo l’amarezza per tutto il lavoro che ho fatto, non solo in questi due anni da deputato ma anche negli anni quale semplice testimone di giustizia, lavoro vanificato da persone che non solo non si sono mai occupate di antimafia con la formazione adeguata, ma che non hanno ascoltato il mio urlo di dolore che non è altro che la voce di migliaia di persone che non hanno modo di farsi ascoltare e che io mi pregio di rappresentare”.

LA LOTTA ALLA MAFIA CONTINUA

“Faccio presente di essere in regola con le restituzioni e con la rendicontazione che il Movimento ha richiesto ai portavoce, soprattutto non sento in alcun modo di tradire i miei elettori i quali mi hanno conferito l’onore e l’onere di essere eletta alla Camera dei deputati sotto il simbolo del Movimento. La mia lotta per la legalità, la giustizia e la verità continua senza sosta, perché iniziò ben due decenni prima della nascita del Movimento e, se il cielo mi aiuta, continuerà altri decenni a favore della mia gente, della Sicilia, dell’Italia tutta, in memoria di chi ha dato la propria vita per lo Stato senza scendere mai ad alcun compromesso”.

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