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M5S a pezzi: un ex premier, il ministro degli Esteri e il presidente della Camera si prendono a schiaffi

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I Graffi di Damato

A dispetto delle apparenze, sfavorevoli a Luigi Di Maio nel marasma riesploso sotto le cinque stelle per il passaggio parlamentare -oggi al Senato e domani a Montecitorio- sugli aiuti militari all’Ucraina aggredita e invasa dai russi, la situazione di Giuseppe Conte non dev’essere molto forte se l’ex presidente del Consiglio ha avuto bisogno di un soccorso come quello del presidente della Camera Roberto Fico. Che ha partecipato a suo modo alla Giornata del rifugiato, nella sua Napoli, esprimendo addirittura “rabbia”, oltre che “delusione”, per i dubbi, timori e quant’altro espressi dal suo collega di parte e ministro degli Esteri sulla tenuta atlantista ed europeista del Movimento 5Stelle, contrario o quanto meno renitente alla prosecuzione degli aiuti militari all’Ucraina.

Eppure -Dio Santissimo- persino un giornale di casa da quelle parti come Il Fatto Quotidiano ha rappresentato il passaggio in atto su questo problema in Parlamento, in vista del Consiglio Europeo di questa settimana e delle decisioni che dovranno essere prese, come uno scontro non fra Di Maio e Conte ma fra Conte e Draghi. Non sarà la “roulette russa” del governo gridata in prima pagina da Repubblica, visti anche gli ultimi spifferi sulle abituali indecisioni dell’ex presidente del Consiglio, ma è sicuramente, a questo punto, la roulette russa del movimento attorno al quale sono pur ruotati tutti gli equilibri di questa legislatura. Che potrebbe riservarci nell’ultimo anno della sua durata altre sorprese ancora proprio a causa dell’instabilità del maggiore partito che vi è rappresentato, purtroppo in un contesto internazionale alquanto delicato, diciamo così.

Non so se sia costato un sacrificio personale al presidente della Camera esporsi così inusualmente in una vicenda tutta interna al suo movimento. E rischiare commenti tipo quello di Francesco Merlo, di Repubblica, sull”amore finito” coll’amico una volta fraterno Di Maio, o racconti di misere ritorsioni, come quello propostoci da certe cronache locali sul primo turno delle elezioni amministrative. Che il 12 giugno scorso a Portici avrebbe visto Di Maio lavorare pancia a terra per la conferma del sindaco uscente del Pd stracciando la corsa del grillino locale sostenuto appunto da Fico. Si stenta a credere che davvero a certi livelli istituzionali la lotta politica abbia potuto raggiungere simili livelli.

Non mancano comunque precedenti nella storia della Camera ad una esposizione anomala del presidente di turno. Parliamone pure al singolare ricordando Gianfranco Fini in rotta di collisione con Silvio Berlusconi, il cui governo sopravvisse per circa un anno, fra il 2010 e il 2011, ad una mozione di sfiducia sponsorizzata dall’allora presidente della Camera, appunto. Ma è un precedente a dir poco infausto considerando la fine fatta dall’interessato.

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