Italia

M5S dalle stelle alle stalle a Roma

DL agosto

I Graffi di Damato sul M5s precipitato a Roma alle elezioni suppletive

“Il governo ora è più forte”, hanno appena annunciato, all’unisono, il segretario del Pd Nicola Zingaretti e il superministro dell’Economia Roberto Gualtieri commentando non la cintura di sicurezza fornita in qualche modo all’esecutivo dall’emergenza targata Coronavirus, ma i risultati delle elezioni suppletive svoltesi a Roma per sostituire alla Camera l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ora commissario europeo.

I RISULTATI DELLE ELEZIONI SUPPLETIVE

È proprio Gualtieri il deputato eletto dagli elettori di una vasta zona di Roma comunemente chiamata centrale, estesa da Testaccio alla Balduina e parte del Trionfale attraversando il centro vero e proprio della Capitale: eletto “alla grande”, secondo amici e compagni, avendo fatto salire al 62 per cento il 42 ottenuto meno di due anni fa  da Gentiloni da solo, non con la coalizione di centrosinistra ritrovatasi adesso attorno al ministro che condensa nelle sue mani poteri e competenze che furono dei titolari del Tesoro, delle Finanze e del Bilancio.

Va detto tuttavia che a votare per le suppletive, in una domenica peraltro condizionata anche a Roma, pur estranea alle aree infette del Nord, dalla poca voglia di andare in giro e mettersi in fila per una qualsiasi ragione, sono andati alle urne solo 32.880 dei 186 mila e rotti elettori che ne avevano diritto, con una percentuale di affluenza pari quindi al 17,6 per cento. Che è quasi il doppio, per carità, del 9,50 registrato nella domenica precedente a Napoli per analoghe suppletive riguardanti il Senato, dove c’era da sostituire un grillino defunto, cui è subentrato il giornalista Sandro Ruotolo candidato dal centrosinistra. Ma è pur sempre e soltanto, ripeto, il 17,6 per cento, di gran lunga inferiore alla media, generalmente bassa, di questo tipo di elezioni, che si svolgono generalmente o prevalentemente all’insaputa degli elettori che pure dovrebbero esservi interessati.

ZINGARETTI: “L’ALLEANZA FUNZIONA” CON IL M5S

Mi spiace per Gualtieri e per Zingaretti, il quale ultimo ha anche vantato il fatto che “l’alleanza funziona”, alludendo evidentemente a quella in corso a livello nazionale con il M5S, ma mi sembra francamente forzato il loro giudizio sul governo rafforzato di fronte al 4,4 per cento di voti cui sono precipitati i grillini dal 17 per cento e rotti, nella stessa zona, di meno di due anni fa. L’alleanza funzionerà, per ripetere parole e concetti del segretario del Pd, ma non certo per il maggiore partito della coalizione di governo. Che in Parlamento non è il Pd ma il movimento appunto dei grillini, di cui pertanto esce dalle urne rafforzata solo la profonda crisi elettorale e di identità che l’attraversa, con inevitabili ripercussioni sulla salute, diciamo così, dell’intero governo.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto a farsi vedere solerte, e spensierato senza la solita cravatta al collo, nella sezione romana dove è iscritto come elettore. Ma, per quanto arrivato e confermato nella scorsa estate a Palazzo Chigi per designazione e impuntatura dei pentastellati, contro la richiesta iniziale di cosiddetta “discontinuità” avanzata dal Pd subentrando ai leghisti, dubito assai che egli abbia votato ieri per la candidata grillina Rossella Rendina. Non ci crederei neppure se qualcuno mi mostrasse la foto della scheda appena compilata dal presidente del Consiglio e non ancora chiusa per essere infilata nell’urna. Sospetto, fortemente sospetto, che Conte abbia votato per il “suo” ministro dell’Economia. E penso che questa sia anche la convinzione più diffusa anche  fra i grillini.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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