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Magistrati e stampa, cosa cambia con le nuove linee guida del Csm

All’esame del plenum del Csm le nuove regole sulla comunicazione giudiziaria. Stretta sulle conferenze stampa a favore dei comunicati scritti e obbligo di aggiornamento delle notizie in caso di assoluzione per tutelare la reputazione degli indagati. La Federazione della stampa protesta, ma i relatori smentiscono categoricamente l’ipotesi di un bavaglio all’informazione.

L’era digitale impone un cambio di passo nella comunicazione istituzionale dei palazzi di giustizia. Approda oggi al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura la delibera che aggiorna le linee guida del 2018 sui rapporti tra magistrati e stampa.

Un intervento concepito per arginare le derive della gogna mediatica e tutelare la presunzione di innocenza, che si scontra però con i timori dei giornalisti sulle possibili limitazioni al diritto di cronaca.

LA PROPOSTA DI RIFORMA

Il documento è frutto del lavoro congiunto della consigliera laica di area leghista e storica legale di Matteo Salvini, Claudia Eccher, e del consigliere togato esponente della corrente Unicost, Michele Forziati. La proposta, approvata all’unanimità in VII Commissione con il contributo trasversale di tutte le anime del Consiglio, recepisce di fatto gli orientamenti formulati nel 2022 dalla Procura generale della Cassazione.

COSA CAMBIA: TUTTE LE MISURE

Il cuore della riforma ruota attorno al concetto di protezione reputazionale e al principio della simmetria informativa. Le nuove direttive stabiliscono che, qualora una Procura decida di comunicare pubblicamente l’avvio di un’indagine o l’esecuzione di una misura cautelare, sussiste il rigoroso dovere di aggiornare la notizia ogni qualvolta il quadro processuale muti di significato, come in caso di archiviazione, proscioglimento o assoluzione. Sviluppi che dovranno godere della medesima visibilità garantita alla notizia iniziale.

Per contrastare gli effetti negativi della permanenza online delle notizie e della loro indicizzazione, il Csm impone che le rettifiche e gli aggiornamenti siano resi facilmente accessibili e reperibili sui siti istituzionali.

Sul fronte strettamente operativo, il comunicato scritto diventa la forma ordinaria di divulgazione. Le conferenze stampa saranno considerate un evento eccezionale, consentite esclusivamente in presenza di uno specifico e concreto interesse pubblico che andrà preventivamente motivato con un atto formale.

Inoltre, viene scoraggiata la personalizzazione delle inchieste. Il magistrato titolare del fascicolo non potrà intervenire direttamente per illustrare i dettagli del procedimento, se non in casi eccezionali, cedendo il passo a una comunicazione esclusivamente istituzionale.

Infine, le direttive richiedono la tracciabilità delle decisioni inerenti alla comunicazione per consentire verifiche a posteriori e impongono una rigorosa sobrietà digitale ai magistrati, vietando sovrapposizioni tra le esternazioni sui profili social personali e l’attività dell’ufficio.

UNA RIFORMA BAVAGLIO?

L’approdo in plenum del documento ha sollevato forti perplessità da parte della Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato dei giornalisti denuncia il rischio che il ridimensionamento delle conferenze stampa e le nuove prescrizioni limitino drasticamente gli spazi di accesso alle informazioni, favorendo la creazione di un mercato nero delle notizie. Il nodo centrale per i cronisti riguarda l’impossibilità di ottenere copia delle ordinanze di custodia cautelare che, non essendo più coperte da segreto, secondo la Fnsi dovrebbero poter essere legittimamente riassunte per garantire resoconti completi.

I relatori e i promotori del testo respingono tuttavia l’etichetta di riforma bavaglio. Sostengono infatti che le regole non introducono nuove censure ma si limitano a recepire norme già in vigore, applicando le direttive del decreto legislativo 198 del 2024 noto come legge Costa. Il divieto di diffusione di atti la cui pubblicazione è vietata risiede nel codice di procedura penale e non costituisce una forzatura del Csm. Al fine di stemperare le tensioni, alcuni emendamenti presentati in aula mireranno a ribadire che l’unico limite invalicabile resta quello fissato dalla legge nazionale, lasciando immutate le prerogative del diritto di cronaca nel perimetro normativo esistente.

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