Malagò candidato ovunque: dopo la pista ministero del Turismo per il post-Santanché e la suggestione di una corsa per il Campidoglio, ora De Laurentiis ora lo propone anche per la Figc
È l’uomo che ha portato il Coni al trionfo degli ultimi anni. Lui avrebbe voluto rimanere alla presidenza del Comitato Olimpico per un quarto mandato, ma il ministro Abodi gli ha sbarrato la strada. E così il nome di Giovanni Malagò rimbalza senza meta da un “totonomine” all’altro.
Una soluzione pronta all’uso per ogni casella che si libera nei palazzi del potere. Ora lo si invoca come salvatore della patria al posto di Gabriele Gravina alla guida della Figc, ma fino a qualche giorno fa era dato come papabile sostituto di Daniela Santanchè al Ministero del Turismo, e prima ancora come candidato sindaco di Roma per il centrodestra. Sembra quasi che, ogni volta che serva una figura con esperienza gestionale, relazioni e riconoscibilità pubblica, il dibattito si restringa al suo nome. È il paradosso delle leadership “spendibili”: più un profilo appare solido e navigato, più viene considerato intercambiabile tra ruoli diversi, anche molto lontani tra loro per natura e competenze.
L’UOMO PER TUTTE LE POLTRONE
Se il dono dell’ubiquità fosse una disciplina olimpica, avrebbe portato a casa l’ennesimo oro. Traballa la poltrona di Gabriele Gravina sotto il peso delle riforme mancate e dei fallimenti della Nazionale, ed ecco Malagò emergere come il “pontiere” ideale per una Federcalcio in cerca di identità. Quando Daniela Santanchè lascia il Ministero del Turismo, potrebbe essere lui, l’uomo che ha convinto il mondo a portare i Giochi invernali sulle Dolomiti, il profilo tecnico ideale per placare le polemiche politiche e portare risultati nell’immediato. E nella Capitale, il centrodestra, alla perenne ricerca dell’anti-Gualtieri, vede nell’ex Presidente del CONI il candidato perfetto: romano doc, anima storica del Circolo Canottieri Aniene, trasversale e carismatico.
L’ETERNO “SPENDIBILE”
Da qui l’ironia di Dario De Vico, editorialista del Corriere della Sera: “lo dovranno clonare”.
Il nome di Malago’ ricorre di continuo. Eventuale sostituto di Gravina alla Figc, possibile avvicendamento di Santanchè al dicastero del Turismo, possibile candidato sindaco a Roma per il centro destra. Lo dovranno clonare
— dario di vico (@dariodivico) April 1, 2026
Ma l’idea che una sola persona possa contemporaneamente incarnare il rinnovamento del calcio, la promozione del turismo nazionale e la guida amministrativa della Capitale racconta molto non tanto di Malagò, quanto della difficoltà del sistema nel far emergere nuove classi dirigenti.
CLONARE MALAGÒ?
Malagò è diventato una scorciatoia mediatica e politica: rassicura, garantisce reti di relazione consolidate, offre una narrazione di efficienza manageriale. In breve, ha il fascino della trasversalità. Ma allo stesso tempo evidenzia un limite strutturale: quando le alternative scarseggiano o non sono percepite come altrettanto forti, si finisce per ruotare sempre attorno agli stessi protagonisti.
In fondo, “clonare Malagò” è una battuta che nasconde una riflessione più ampia sulla concentrazione del potere e sulla difficoltà di rinnovamento delle élite italiane. Più che moltiplicare un nome, forse servirebbe moltiplicare le competenze e creare percorsi che permettano a nuove figure di diventare, a loro volta, inevitabili.


