Italia

L’Ufficio di Bilancio boccia Def e manovra

Previsioni di crescita “troppo ottimistiche” e “forti rischi al ribasso” per la congiuntura debole e le “turbolenze finanziarie”. Negata la validazione del documento finanziario

Dopo le critiche di Bankitalia e Corte dei Conti arriva la prima bocciatura ufficiale per la Nota di aggiornamento al Def presentata dal governo giallo-verde. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) le previsioni di crescita alla base della manovra sono “troppo ottimistiche”, e ci sono “forti rischi al ribasso” per la congiuntura debole e le “turbolenze finanziarie”. Per questo l’Authority istituita dopo l’introduzione nel nostro ordinamento del Fiscal Compact, ha negato la “validazione” al documento finanziario durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato (qui il testo dell’audizione).

POSSIBILE L’ATTIVAZIONE DEL “COMPLY OR EXPLAIN”

Il meccanismo prevede ora che, nel caso un terzo dei componenti della commissione lo chieda, si possa attivare il meccanismo del “comply or explain” secondo il quale il ministro dell’Economia può scegliere o di rivedere al ribasso le stime contenute nel documento – ripensando di fatto tutto l’impianto della manovra – oppure di spiegare le ragioni che lo hanno portato a mettere nero su bianco quei numeri.

TROPPO OTTIMISTICHE LE STIME DI PIL REALE E NOMINALE

Più nel dettaglio l’UPB ritiene che “non sia possibile validare le previsioni macroeconomiche sul 2019” del quadro programmatico della NADEF 2018 giudicando che “i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento nel 2019), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”. I disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, “la dimensione – ma non il segno – dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico. Inoltre, vanno ricordati i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 alla luce di diversi fattori: a) le deboli tendenze congiunturali di breve termine, che rendono poco realistici forti trend al rialzo rispetto allo scenario tendenziale del prossimo anno; b) la possibilità che nelle attese degli operatori di mercato lo stimolo di domanda ingenerato dall’espansione dell’indebitamento venga limitato dal contestuale aumento delle turbolenze finanziarie”.

IL NUOVO DEFICIT INCORPORA UNA MAGGIORE SPESA PER INTERESSI DOVUTA ALL’AUMENTO DELLO SPREAD

Non solo. Il contenuto della Nota di aggiornamento, osserva Upb, consente di osservare che “il nuovo deficit programmatico della NADEF 2018 incorpora una maggiore spesa per interessi rispetto alle previsioni tendenziali dovuta all’aumento dello spread rispetto agli altri paesi della Ue registrato nei mesi recenti che, tra il 2018 e il 2021, raggiunge complessivamente almeno 17 miliardi (0,9 punti percentuali di PIL)”. Il saldo nominale e quello strutturale programmatici, inoltre, “risentono della neutralizzazione totale della clausola di salvaguardia su Iva e accise nel 2019 e di una parziale disattivazione nei due anni successivi; a differenza dei precedenti documenti di programmazione, il mantenimento delle clausole nel 2020 e 2021 non è utilizzato per raggiungere nell’arco del periodo di programmazione l’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale, ma per mantenere stabile il deficit strutturale al livello del 2019, finanziando pertanto misure permanenti di maggiore spesa e minore entrata; senza clausole il deficit nominale salirebbe al 2,8 per cento del PIL nel 2020 per poi posizionarsi al 2,6 per cento nel 2021 (il deficit strutturale programmatico salirebbe dall’1,7 per cento del 2019 al 2,4 per cento del 2020 e al 2,5 per cento nel 2021)”. Infine, l’incidenza sul Pil degli investimenti “dovrebbe aumentarne dall’1,9 per cento del 2018 al 2,3 per cento nel 2021, obiettivo certamente auspicabile ma che appare particolarmente ambizioso in confronto con l’andamento recente (gli investimenti presentano tassi di variazione negativi dal 2010 al 2017 e nel 2018 dovrebbero registrare una riduzione del 2,2 per cento a fronte di un incremento previsto nel Def del 2,5 per cento), dal momento che si programmano aumenti degli investimenti del 16 per cento nel 2019, 10,7 per cento nel 2020 e 7,1 per cento nel 2021”.

LA COMMISSIONE UE “POTREBBE CONSIDERARE COME ‘PARTICOLARMENTE GRAVE’ IL MANCATO RISPETTO DELLE REGOLE DEL PATTO”

Lo scenario programmatico della NADEF 2018 si distingue da quello delineato nel DEF 2018 di aprile per l’allontanamento nel 2019 e l’arresto nel 2020-21 del percorso di avvicinamento verso l’Obiettivo di medio termine (OMT). I cambiamenti ipotizzati si riflettono sul rispetto delle regole di bilancio In particolare per il 2019 il deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di Pil, a fronte dello stesso aggiustamento richiesto (0,6 punti percentuali) comporta una deviazione significativa della regola sul saldo strutturale in termini sia annuali sia in media su due anni. Analogamente, le previsioni implicano una deviazione significativa anche per la regola della spesa”. In questo senso la Commissione europea “potrebbe considerare come ‘particolarmente grave’ il mancato rispetto delle regole del Patto”.

MANCA L’ANALISI DEL GOVERNO SULLA DEVIAZIONE DAGLI OBIETTIVI DI RISANAMENTO

Infine, rileva l’Upb, “sembrerebbe mancare una compiuta analisi delle condizioni cicliche che hanno portato alla proposta del Governo di deviare dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine, nonché la scansione temporale del piano di rientro. Dall’esame dell’interlocuzione con la Commissione europea si evincono perplessità delle istituzioni sovranazionali sul quadro programmatico proposto con la NADEF. La mancanza di un quadro di condivisione degli spazi aggiuntivi di flessibilità sembrerebbe essere l’elemento di differenza maggiore rispetto alle Relazioni al Parlamento presentate negli esercizi precedenti”.

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