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Mes, per Meloni non è un totem. La ratifica legata a 32 mld di euro di ragioni?

Mes

Un tentativo di utilizzare il Mes come strumento negoziale per ottenere da Bruxelles uno scorporo dal computo del deficit della quota di cofinanziamento nazionale sui progetti di Coesione europei?

“Sono certo che qualora ci fosse una crisi bancaria” in Europa “interverrebbe la Banca centrale europea”, il Mes “non è una Banca centrale, ha una disponibilità importante ma limitata. Io sarei prudente. Il governo prende in considerazione la proposta di Confindustria”. Hanno spiazzato più di qualcuno le parole della premier Giorgia Meloni nella replica alla Camera in vista del Consiglio europeo. “Pensiamo che possa diventare uno strumento” per la politica industriale. “Questi sono strumenti, non totem indiscutibili”, ha precisato.

Un passaggio che non è passato inosservato: “Faccio una previsione: alla fine lo ratificheremo tardi e male dopo aver sprecato credibilità” ha replicato subito dopo Benedetto della Vedova.

LA UE CHIEDE DA TEMPO LA RATIFICA DEL MES

L’Ue ci chiede da tempo la ratifica del Mes, l’Italia è rimasto l’ultimo paese a dover dare il via libera. E l’ultima bozza delle conclusioni del vertice del 23 e del 24 marzo, anticipata da qualche giornale, evidenzia che “l’Unione bancaria ha significativamente rafforzato la resilienza del sistema bancario dell’Ue. Chiediamo di continuare gli sforzi per completare l’Unione bancaria”. Quasi un monito.

LE ARGOMENTAZIONI DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Per giustificare questa decisione la presidente Meloni qualche giorno al Question Time aveva anche “utilizzato molte argomentazioni che definirei procedurali, decisionali, congetturali. Infatti la stessa si riferisce al mandato del Parlamento ‘a non ratificare la riforma e a non aprire questo dibattito, in assenza di un quadro chiaro di ordinamento regolatorio europeo in materia, non solo di governance, non solo di Patto di stabilità, ma, dico di più, in materia bancaria, ad esempio’. Poi la chiusura diventa duramente decisionale: ‘Finché ci sarà un governo guidato dalla sottoscritta l’Italia non accederà mai al Mes’. Si conclude infine con una congettura: ‘Temo che non accedano neanche gli altri, come nessuno ha pensato di accedere al Mes anche quando è stata immaginata una linea di credito durante la pandemia che aveva, sulla carta, condizionalità inferiori a quelle di partenza’”, si legge su Huffington Post.

SI PUNTA A UNO SCORPORO DEL DEFICIT DAL COFINANZIAMENTO DEI PROGETTI DI COESIONE EUROPEI?

Ma perché questa resistenza? Forse una spiegazione c’è: “Quantomeno a Palazzo Chigi una logica si pretende, ci si sforza di credere, che ci sia. L’attesa inspiegabile sulla ratifica del Mes andrebbe insomma spiegata così: come un tentativo di utilizzare uno strumento negoziale per ottenere da Bruxelles uno scorporo dal computo del deficit della quota di cofinanziamento nazionale sui progetti di Coesione europei: 32 miliardi in sette anni”, scrive Il Foglio.

 

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