Italia

Moavero sbianca Conte sul Mes

Movaero

I Graffi di Damato sul premier Conte smentito dall’ex titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi sul Mes

Pur in tutt’altre faccende affaccendato in quel di Londra per il vertice della Nato in occasione del settantesimo anniversario della sua fondazione, tra foto con l’amico Donald Trump e il principe ereditario di lunghissimo corso della Gran Bretagna, se riuscirà mai a sopravvivere alla madre, il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte non deve avere accolto bene la notizia giuntagli da Roma del suo ex ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che lo ha smentito sull’affare del Mes, o fondo europeo salva-Stati.

Altro che i 26 — ventisei, in lettere — “sbugiardamenti” di Matteo Salvini, e in fondo anche del pur non nominato e tuttora alleato Luigi Di Maio, contati e attribuiti come altrettanti trofei  a Conte dall’ormai adorante Fatto Quotidiano riferendo della sua “informativa” alle Camere sul meccanismo europeo di stabilità, con annessi e connessi.

LA RISPOSTA DI MOAVERO MILANESI

Ospite con l’ex collega di governo Matteo Salvini di un convegno sull’Europa svoltosi in un albergo capitolino, l’ex ministro degli Esteri ha così risposto all’indiscreto direttore del Tempo Franco Bechis sulle discussioni e deliberazioni prese sul Mes e dintorni, secondo l’informativa parlamentare di Conte, in Consiglio dei Ministri durante la stagione gialloverde della sua presenza a Palazzo Chigi: “Se per parlare intendano analisi approfondite, io non ne ricordo. Se intendiamo averlo menzionato di tanto in tanto, è stato menzionato”.

La puntualizzazione, chiamiamola così, di Enzo Moavero Milanesi coincide con la rivelazione fatta dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria il giorno prima dell’informativa di Conte alle Camere e ignorata dal presidente del Consiglio nella presunzione, evidentemente, di esorcizzarla con la benevolenza, se non vogliamo chiamarla complicità, di buona parte dei giornali italiani.

CHE COINCIDE CON QUELLA DI TRIA

Tallonato, in particolare, da  un ipercritico Giulio Tremonti, uno dei suoi predecessori nel Superministero nato con l’unificazione dei dicasteri del Bilancio, del Tesoro e delle Finanze, il professore Tria rivelò nella trasmissione televisiva domenicale condotta da Lucia Annunziata che in un suo passaggio decisivo il Mes non fu portato in Consiglio dei Ministri, precisando che non fosse quella la sede, evidentemente per valutazione del presidente Conte.

Questi purtroppo sono i fatti. E se non coincidono, o non coincidono perfettamente, con quelli riferiti dal presidente del Consiglio prima alla Camera e poi al Senato sventolando fogli, citando organismi, date, nomi e quant’altro, alternandoli con pause oratorie ad effetto di cui è obiettivamente e lodevolmente diventato maestro da autodidatta, non risultando sue partecipazioni a corsi teatrali o simili, temo che la colpa non sia del caso. O non solo del caso. Ma penso anche, francamente, che ciò non basti lo stesso ad avvalorare quell’accusa un po’ troppo cervellotica, e tutta politica, o da campagna elettorale permanente, di alto tradimento rivolta a Conte da Salvini, che lo ha scambiato per il capo dello Stato: l’unico che possa essere chiamato a rispondere di questo reato, e neppure in un tribunale ordinario, ma davanti alla Corte Costituzionale.

Siamo solo alle prese con un affaraccio politico, e col diritto non pregiudicato del Parlamento di dire l’ultima parola con la ratifica o no di un eventuale trattato internazionale, o comunitario, come preferite.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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