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Mps, tutto sull’assemblea degli azionisti

Che cosa si vota, chi fermerà Lovaglio e le implicazioni per l’offerta di Intesa Sanpaolo  

Alle 10 di oggi si apre a Siena l’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi. All’ordine del giorno ci sono le due offerte per Banco Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca. Mezz’ora prima, davanti alla sede di Viale Mazzini, CGIL, CISL e UIL hanno convocato un presidio dal titolo “Monte dei Paschi è Siena!”. Il ridimensionamento del Monte, scrivono, potrebbe costare alla provincia fino a 10 punti di PIL.

Il presidio dei sindacati arriva mentre il piano lanciato quest’estate da Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas di Intesa Sanpaolo incontra l’opposizione di oltre un terzo del capitale. La mobilitazione di questa mattina riguarda la tutela dell’occupazione, anche nell’indotto, delle funzioni direzionali e della presenza della banca sul territorio. Temono inoltre un ridimensionamento dei servizi bancari soprattutto nei piccoli comuni.

Intanto Intesa continua a rassicurare Siena e ad avvicinarsi al Monte. Il 27 ottobre ha annunciato il via libera della BCE all’acquisizione del controllo di Mps e, indirettamente, di alcune sue partecipate come Mediobanca e Compass. Mancano l’approvazione della Consob al documento d’offerta e i passaggi dell’Antitrust. La finestra per le adesioni degli azionisti Mps è invece attesa indicativamente tra novembre e dicembre.

CHE COSA SI VOTA

L’ordine del giorno dell’assemblea conta dieci punti, cinque ordinari e cinque straordinari. Nella parte straordinaria, oltre alle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, gli azionisti voteranno la fusione per incorporazione di Mediobanca, già acquisita dal Monte nel 2025 ma ad oggi ancora una società distinta, la riorganizzazione delle attività tra Mps, Mediobanca Premier e Widiba e la riduzione volontaria del capitale sociale. In quella ordinaria ci saranno invece la nomina di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone nel consiglio di amministrazione, l’acquisto e la vendita di azioni proprie, le modifiche ai piani di incentivazione, il trasferimento a Mps della partecipazione in Assicurazioni Generali detenuta da una controllata e una distribuzione straordinaria ai soci, in denaro e azioni Generali.

Non tutte le delibere, però, incontrano la stessa opposizione. I due proxy advisor ISS e Glass Lewis hanno raccomandato di bocciare le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, ritenendo insufficienti i benefici prospettati rispetto ai rischi, ma sono favorevoli alla fusione con Mediobanca. Norges Bank ha invece annunciato il no anche alla fusione, come la holding di Caltagirone, che si e’ già detta contraria a tutti e cinque i punti straordinari.

CHI PUÒ FERMARE LOVAGLIO SULLE OPS

Il fronte contrario alle due offerte lanciate da Lovaglio pesa già per oltre un terzo del capitale. A guidarlo ci sono Delfin, primo azionista del Monte con circa il 17,5%, e il gruppo Caltagirone, con circa il 13,5%. A questi si aggiungono Edizione della famiglia Benetton, Praude, Fondaco Lux e Norges Bank. 

La Fondazione Mps, che possiede appena lo 0,2% del capitale, ha deciso di votare a favore di tutte le delibere, confermando il sostegno al piano Lovaglio. Sulla stessa linea si è espressa anche Plt Holding della famiglia Tortora.

Non parteciperà il Mef, azionista con il 4,86%, come annunciato dal ministro Giancarlo Giorgetti. E anche Banco Bpm, che possiede il 3,74% del Monte, ha deciso di non presentarsi per i vincoli legali e il conflitto di interessi legato alla sua posizione di azionista di Mps e destinatario di una delle offerte. Le due assenze ridurranno il capitale rappresentato in assemblea, sul quale si calcola la maggioranza dei due terzi necessaria per approvare le delibere straordinarie.

LE IMPLICAZIONI DEL VOTO PER L’OPAS DI INTESA

L’esito dell’assemblea sarà importante anche per l’Opas di Intesa. Nel comunicato del 3 ottobre, la banca guidata da Carlo Messina ha chiarito che, se gli azionisti approveranno anche una sola delle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, oppure la riduzione volontaria del capitale, farà decadere la propria offerta.

Diverso il discorso per la fusione con Mediobanca. Intesa preferirebbe che venisse rinviata a dopo la propria Opas, per evitare difficoltà nell’integrazione delle attività e dei sistemi informatici. Ha però già dichiarato che, se la fusione venisse bocciata, non farebbe venir meno la propria offerta. Sulle altre operazioni all’ordine del giorno, comprese le scissioni che coinvolgono Mediobanca Premier e Widiba, si è invece riservata di decidere se far valere le condizioni dell’Opas.

La bocciatura delle due acquisizioni lascerebbe dunque aperta la strada a Intesa, senza garantirle automaticamente il successo. Resterebbero infatti da soddisfare le altre condizioni dell’offerta e, soprattutto, da convincere gli azionisti del Monte ad aderire.

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