Mentre la National Gallery di Londra dichiara un deficit di oltre 9 milioni di euro, Roma e Venezia estendono la gratuità ai cittadini finanziandola con nuove tasse sui turisti.
Il panorama culturale europeo sta vivendo una profonda trasformazione nei modelli di gestione e accesso al patrimonio artistico. Da un lato, il Regno Unito affronta la crisi della sua storica politica di gratuità universale, messa a dura prova dall’inflazione e dai tagli ai finanziamenti pubblici; dall’altro, le grandi città d’arte italiane stanno sperimentando percorsi alternativi che puntano a differenziare il pubblico, garantendo l’ingresso libero a chi vive sul territorio.
Il dilemma tra sostenibilità economica e diritto alla cultura torna al centro del dibattito internazionale proprio mentre istituzioni prestigiose come la National Gallery di Londra si trovano costrette ad annunciare tagli al personale e riduzioni dei programmi espositivi a causa di un buco di bilancio milionario.
IL TRAMONTO DEL MODELLO BRITANNICO E IL DEFICIT DELLA NATIONAL GALLERY
A un quarto di secolo dalla decisione del governo New Labour di rendere gratuiti i musei nazionali, la realtà dei conti presenta un conto salatissimo. Secondo quanto riportato dal Guardian e da Bloomberg, la National Gallery di Londra, guidata dall’italo-inglese Gabriele Finaldi, deve fronteggiare un deficit di 8,2 milioni di sterline (oltre 9 milioni di euro). Questa situazione di sofferenza finanziaria, che vede il numero di visitatori ancora lontano dai livelli pre-pandemia, ha spinto l’Arts Council England a suggerire misure drastiche, tra cui la possibilità di far pagare l’ingresso almeno ai turisti internazionali.
Personalità di spicco come Mark Jones, ex direttore del British Museum, definiscono ormai la gratuità universale come una politica “regressiva e iniqua”, sostenendo che i contribuenti locali con redditi modesti finiscano per sovvenzionare l’accesso di turisti facoltosi. In questo contesto, l’esempio del Regno Unito appare sempre più isolato rispetto alle tariffe dei grandi poli mondiali: se a Londra si entra gratis, al Louvre di Parigi il biglietto costa 28 sterline e al MoMA di New York circa 22.
LA SVOLTA DI ROMA: FONTANA DI TREVI FINANZIA I MUSEI CIVICI PER I RESIDENTI
Mentre Londra valuta il dietrofront, l’Italia risponde con strategie locali che mirano a riconnettere i cittadini con i propri tesori. È la fotografia scattata dall’amministrazione di Roma, che dal 2 febbraio ha reso gratuiti tutti i musei civici per i residenti dell’area metropolitana, coinvolgendo circa 4 milioni di persone distribuite su 121 comuni. Come emerge dalle dichiarazioni rilasciate a Repubblica dall’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, la sostenibilità economica di questa operazione è garantita dal nuovo ticket di 2 euro introdotto per l’accesso ravvicinato alla Fontana di Trevi.
Questo “pedaggio” per i turisti permetterà di incassare tra i 6 e i 7 milioni di euro annui, coprendo le mancate entrate dei musei civici e rendendo i romani sempre più “proprietari quota parte del paesaggio urbano”. Smeriglio ha inoltre anticipato il lancio imminente di una Mic Card estesa agli studenti domiciliati, che per soli 5 euro garantirà l’accesso libero a tutti gli istituti culturali della Capitale.
L’IDENTITÀ TERRITORIALE A VENEZIA E FIRENZE E IL CASO MILANO
Il modello di differenziazione dei flussi è già realtà in altre città simbolo. A Venezia, la gratuità è garantita alle oltre 280 mila persone nate o residenti in Laguna. Mattia Agnetti, segretario della Fondazione Musei Civici di Venezia, spiega che le raccolte cittadine, dal Museo del Merletto a Palazzo Ducale, sono testimonianza diretta della storia locale e richiedono un coinvolgimento primario dei residenti.
Anche Firenze segue questa linea: l’assessore Giovanni Bettarini ha sottolineato il ruolo della “Card del fiorentino”, che per 10 euro l’anno apre le porte di Palazzo Vecchio e degli altri siti comunali. Diversa la scelta di Milano, dove l’assessore Tommaso Sacchi ha chiarito che, per evitare disparità di trattamento non giustificate dalla giurisprudenza europea, non esiste una misura esclusiva per chi risiede in città. Tuttavia, la “Milano Museo Card” permette a chiunque, per 15 euro l’anno, di accedere liberamente alla rete civica, aggirando di fatto il problema dei costi elevati per i frequentatori abituali.
IL DIBATTITO SULL’ACCESSO UNIVERSALE E IL FUTURO DELLA CULTURA
Se il Regno Unito ha visto i finanziamenti di base per la cultura ridursi del 18% tra il 2010 e il 2023, la discussione si sposta ora sulla reale utilità sociale della gratuità totale. Critici come Nick Merriman sostengono che l’ingresso libero non sia servito a diversificare il pubblico, ma abbia favorito soprattutto la classe media già acculturata. In Italia, pur mantenendo forme di gratuità nazionale come la “Domenica al museo” introdotta nel 2014, la tendenza è quella di proteggere il legame tra territorio e istituzioni.
La sfida dei prossimi anni sarà capire se la cultura debba essere considerata un servizio pubblico essenziale interamente sovvenzionato dallo Stato, come suggerito dall’editoriale del Guardian, o se la via dei ticket selettivi e delle card abbonamento sia l’unica strada percorribile per garantire la sopravvivenza di istituti che, come nel caso della National Gallery, custodiscono capolavori di Leonardo e Tiziano che appartengono all’identità collettiva dell’intera Europa.

