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Nel PD c’è chi dice “no” a Giuseppe Conte

Il veto di Conte sullo scostamento di bilancio divide il campo largo: la linea pacifista fa arrabbiare i riformisti del Pd e alimenta i timori di cannibalizzazione a sinistra

Se Atene piange, di certo, Sparta non ride. Le intemperanze, gli inciampi e le forzature della maggioranza – che si sta trascinando in vista del 4 settembre, giorno in cui il Governo Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana – fanno da contraltare a una litigiosità che appare senza soluzione nel campo, forse troppo largo, dell’attuale minoranza.

LA RISOLUZIONE “FANTASMA” CON LA FIRMA DI CONTE CHE SPACCA IL PD

Le divisioni sussistono non solo tra i partiti della coalizione del campo largo ma anche tra le fila del Partito Democratico. Dopo i botta e risposta dei giorni scorsi fra la segretaria Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte su primarie e sostegno all’Ucraina, l’ultimo inciampo dell’alleanza progressista lungo la strada delle elezioni del 2027 è stata la risoluzione congiunta sottoscritto da PD, M5S e AVS (che alla fine non è stata votata) sullo scostamento di bilancio.

Il testo prevede che le risorse derivanti dallo scostamento di bilancio debbano essere “esclusivamente indirizzate al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica”. Il testo, quindi, esclude in modo tassativo che tali risorse possano essere destinate a impegni di spesa militare. Proprio come voleva Giuseppe Conte.

CHI, NEL PD, NON VUOLE SEGUIRE LA LINEA DI CONTE

Il nodo riguarda la totale assenza dal testo del Safe, lo strumento europeo che permette all’Italia di accedere a circa 15 miliardi di euro di prestiti a tasso agevolato (con scadenza a 45 anni) per la difesa, consentendo di risparmiare circa 120 milioni di euro all’anno di interessi sul bilancio statale. Risorse che potrebbero essere destinate anche, ma non solo, al sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Altro punto che allontana il M5S da una parte consistente del Partito Democratico.

Ad alzare la voce contro l’astuto alleato è l’Area riformista, primi tra tutti il presidente del Copasir Lorenzo Guerini. Insieme a lui Lia Quartapelle, Piero Fassino, Virginio Merola e Nicola Carè, ai quali si affiancano al Senato Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Tutti compatti nel respingere la linea del Movimento 5 Stelle sulla spesa militare e sul rifiuto dello strumento europeo Safe.

IL VOTO SULLE RISOLUZIONI DI IV E PIÙ EUROPA CHE VOGLIONO SAFE

La spaccatura si è resa evidente quando Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino hanno espresso voto favorevole ai documenti di Iv e di Più Europa, che chiedevano al governo di accedere al Safe.

CONTE VUOLE “MANGIARSI IL PD IN UN SOLO BOCCONE”

Per la minoranza riformista del partito democratico, ignorare o rifiutare questo strumento pur di sventolare una bandiera di pericoloso pacifismo significa prestare il fianco al tentativo di cannibalizzazione dell’ex Premier nei confronti del Partito Democratico. Non a caso, come riporta il Corriere della Sera, Lia Quartapelle, è preoccupata che Conte voglia “mangiarsi il Pd in un solo boccone”.

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