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Nuovo Dpcm, nuove zone rosse e variante inglese

Zone Rosse

Si istituisce un “tavolo permanente” presso il Ministero della salute per monitorare gli effetti dell’allentamento delle misure e verificare la necessità di adottarne eventualmente ulteriori. Sulla mappa cromatica però appaiono anche nuove zone rosse

 

La provincia di Ancona in zona rossa dalle 8 di domani, 3 marzo, alle 24 del 5 marzo. Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha firmato l’ordinanza n.7 dopo un inconto con parti sociali e amministrazioni locali.

 

 

“Vi comunico che ho firmato l’ordinanza per cui da domani mattina, 3 marzo, dalle ore 8, la provincia di Ancona passerà in zona rossa. – scrive su Facebook Acquaroli – Il provvedimento sarà valido fino alla scadenza del Dpcm in vigore, cioè venerdì 5 marzo. Per il periodo successivo emaneremo un nuovo provvedimento, non appena sarà noto il testo definitivo del nuovo Dpcm che entrerà in vigore da sabato 6 marzo”.

zone rosse

Allo stesso modo, si apprestano a diventare zone rosse pure Bologna e la sua provincia  da giovedì fino al 21 marzo. Lo ha annunciato il sindaco Virginio Merola, dopo la decisione unanime dei sindaci, condivisa dalla Regione che a breve firmerà l’ordinanza. Chiusi anche i nidi e le scuole d’infanzia, oltre alle attività commerciali non essenziali. La decisione è stata presa durante la Conferenza dei sindaci della Città metropolitana e, fanno sapere, è stata unanime.

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“A livello nazionale la soglia critica è considerata a partire da 250 casi ogni 100mila abitanti, soglia abbondantemente superata in tutti i nostri Comuni. I dati sull’ultima settimana di febbraio nel territorio dell’Ausl di Bologna (elaborati quindi successivamente alla decisione della zona arancione scura) è di 400 casi di media ogni 100mila abitanti, con 13 Comuni sopra i 500 casi e la media del Distretto Appennino di 584”, si legge in una nota.

IL NUOVO DPCM

Ma, a dispetto di quanto si potrebbe credere, non sono queste le novità dell’ultimo Dpcm, il primo del governo Draghi, che viene presentato alla stampa in questi istanti. Nelle zone gialle si conferma la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche il sabato e nei giorni festivi. Sempre dal 27 marzo, nelle zone gialle si prevede la possibilità di riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati, nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala. Restano chiusi palestre, piscine e impianti sciistici.

“I tempi sono fondamentali per non arrecare nuovi disagi ulteriori ai cittadini: la bozza è pronta da venerdì e siamo in grado stasera di completare il dpcm Covid. C’è un cambio nel metodo, perché il dpcm è improntato alla massima condivisione possibile. La risoluzione del Parlamento è la stella polare, poi la condivisione si è estesa alle Regioni, province, comuni. Abbiamo cercato di acquisire il punto di vista degli amministratori: abbiamo accolto alcune proposte come la partenza delle misure restrittive dal lunedì”. Cosi il ministro degli Affari regionali Maria Stella Gelmini in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al ministro della Salute, Roberto Speranza .“Il decreto del Presidente del Consiglio è un decreto che prova a mantenere un impianto di conservazione nelle misure essenziali vigenti. Viene confermato il modello di divisione del nostro Paese per aree che corrispondo a colori”, ha detto Speranza, illustrando i punti principali del Dpcm “firmato pochi minuti fa” che “sarà vigente dal 6 di marzo al 6 di aprile”. Confermata dunque l’Italia a colori, “colori costruiti sulla base del quadro epidemiologico di ciascun territorio. Sono colori che ormai gli italiani hanno imparato a conoscere: le zone rosse, che sono quelle a più alta diffusione del virus, e poi arancioni, gialle e da ultimo la zona bianca con il minor tasso di rischio”. “Riteniamo – chiarisce Speranza – che differenziare i territori sia la strada giusta perché ci consente di dare una risposta più opportuna e idonea a ogni segmento del nostro Paese. In queste ore sono in corso interventi mirati da parte di molti presidenti di Regione volti a costruire un modello che riesce a mirare con ancora maggiore dettaglio su specifici ambiti sub-regionali. Riteniamo sia una linea che va nella direzione giusta perché produce un effetto ancora più significativo”.

L’AVANZATA DELLA VARIANTE INGLESE

Le nuove zone rosse, così come le nuove restrizioni del Dpcm sono strettamente collegate all’avanzata delle varianti del Covid-19 e, in particolare, di quella inglese. «Dall’ultimo survey, che si è concluso il primo marzo, dalle analisi delle varianti su tamponi positivi estratti causalmente realizzate dai laboratori lombardi, si evidenzia che la variante inglese è pari al 64% del campionamento su base regionale. Tra i vari laboratori che hanno partecipato si osserve un range che varia dal 43% all’86%». Lo ha detto il vice presidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, nel corso di una comunicazione in Aula del Consiglio Regionale sugli sviluppo dell’emergenza Covid.

medici specializzandi ospedali pubblici vaccini ai medici

“Nel nostro Paese al 18 febbraio scorso la prevalenza della cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella ‘brasiliana’ era del 4,3% (0%-36,2%) e per la ‘sudafricana’ dello 0,4% (0%-2,9%)”. È la stima prodotta dalla nuova ‘Flash survey’ condotta dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler.

PRIMO CASO DI VARIANTE NIGERIANA

Intanto da Brescia Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili della città lombarda fa sapere che «per la prima volta in Italia abbiamo isolato» la variante nigeriana del «virus portatore di queste mutazioni che preoccupano perché potrebbero conferire resistenza ai vaccini anti Covid oggi disponibili». La città attualmente è in zona arancione.

Lancet Sputnik V

“Nel nostro Paese al 18 febbraio scorso la prevalenza della cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella ‘brasiliana’ era del 4,3% (0%-36,2%) e per la ‘sudafricana’ dello 0,4% (0%-2,9%)”. È la stima prodotta dalla nuova ‘Flash survey’ condotta dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Per l’indagine “è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 17 febbraio. Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni e province autonome in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni e province autonome e complessivamente 101 laboratori, e sono stati effettuati 1296 sequenziamenti”, aggiunge l’Iss.

Da giovedì 4 marzo, in considerazione del miglioramento della situazione epidemiologica, Mede in provincia di Pavia, Viggiù in provincia di Varese e Bollate in provincia di Milano non saranno più zone rosse ma arancione rafforzato. Questa disposizione è valida fino a giovedì 11 marzo compreso. L’ordinanza stabilisce la fascia arancione rafforzata per tutti i comuni della provincia di Como.

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