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Tutti i danni di un anno di scuole chiuse (e di Dad)

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La Didattica a distanza non basta. Ecco perché le scuole chiuse dal marzo 2020 sono un grave danno per l’intera società 

Nel giorno in cui le notizie sul contagio certificano che i banchi con le rotelle voluti a tutti i costi dall’ex ministro all’Istruzione Lucia Azzolina non sono serviti a tener fuori il contagio dalle aule scolastiche (in Emilia Romagna, dove Bologna pare destinata alla zona rossa, a febbraio oltre 6.000 tra bambini, ragazzi, insegnanti e personale gli emiliano-romagnoli hanno contratto il Covid, lo 0,9% rispetto a una popolazione scolastica di oltre 661mila persone, un balzo del 70% sul mese precedente), Save the Children pubblica un report in cui vengono messi nero su bianco tutti i danni di un anno di scuole chiuse. “In 12 mesi – si legge -, le conseguenze sull’istruzione dei bambini, delle bambine e degli adolescenti sono ben visibili: in tutto il mondo hanno perso in media 74 giorni di istruzione ciascuno, più di un terzo dell’anno scolastico medio globale che è di 190 giorni”.

SCUOLE CHIUSE DA UN ANNO (E PER QUANTO ANCORA?)

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’analisi di Save the Children si concentra su 8 capoluoghi di provincia e analizza i dati rispetto alla frequenza in presenza degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.

scuole chiuse

“Nel corrente anno scolastico – si legge -, da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario. Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti. Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106”.

Leggi anche: Tutti i problemi della DAD. Insegnanti esasperati e alunni “spariti”

L’analisi su alcuni capoluoghi evidenzia un’Italia a diverse velocità: l’andamento dei rischi di contagio e le differenti scelte amministrative hanno creato differenze tra le città italiane.

“Sappiamo bene quanto le diseguaglianze territoriali abbiano condizionato in Italia, già prima della pandemia, la povertà educativa dei bambini, delle bambine e dei ragazzi – ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – a causa di gravi divari nella offerta di servizi per la prima infanzia, tempo pieno, mense, servizi educativi extrascolastici. Ora anche il numero di giorni in cui le scuole, dall’infanzia alle superiori, hanno garantito l’apertura nel corso della seconda ondata Covid mostra una fotografia dell’Italia fortemente diseguale, e rivela come proprio alcune tra le regioni particolarmente colpite dalla dispersione scolastica già prima della pandemia siano quelle in cui si è assicurato il minor tempo scuola in presenza per i bambini e i ragazzi. Il rischio è dunque quello di un ulteriore ampliamento delle diseguaglianze educative”.

La pandemia, che lo scorso anno ha costretto gli studenti a interrompere bruscamente la loro presenza a scuola tre mesi prima della conclusione dell’anno scolastico, ha duramente segnato anche nel 2020/21 la loro possibilità di frequentare le aule scolastiche. Le scuole chiuse e la Dad stanno facendo danni significativi, escludendo le fasce più deboli dal diritto all’istruzione che pure lo Stato dovrebbe garantire. E quel che è peggio è che non si sa per quanto tempo durerà ancora la situazione: proprio in queste ore è atteso il Dpcm primaverile che, pare, tornerà a chiudere gli istituti scolastici nelle zone rosse.

 

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