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Parole e umori di Mattarella

Mattarella

In attesa dell’oracolo del Quirinale anche sulla candidatura di Draghi. I Graffi di Damato

Soddisfatti – presumo – del colpo assestato all’ipotesi di una rielezione di Sergio Mattarella smentendo l’interpretazione data dalla generalità dei giornali ad una iniziativa di riforma costituzionale al Senato che avrebbe potuto farle da supporto, si aspetta ora di capire o sapere se al Quirinale non hanno gradito neppure la lettura che di quella smentita hanno dato in alcune redazioni dove si scrive e si parla di politica più frequentemente che di previsioni meteorologiche e simili.

“Si capiva – hanno scritto, per esempio, ieri sul Foglio registrando la reazione stizzita dei paracorazzieri all’ipotesi ancora diffusa di una rielezione di Mattarella – che lo stupore del presidente della Repubblica avesse come fine quello di pulire l’aria, di non utilizzare la sua storia per ostacolare quella di Draghi, per fermare la sua corsa”, evidentemente gradita sul Colle. Dove non a caso nella crisi di gennaio scorso, sfiniti dai tentativi di Giuseppe Conte di succedere ancora una volta a se stesso, chiamarono sulla scena più clamorosamente che si potesse proprio Mario Draghi. E ciò forse anche per tirargli la volata della successione a un Mattarella prossimo alla mutilazione politica del cosiddetto semestre bianco, preclusivo di uno scioglimento anticipato delle Camere.

“La verità è che i partiti – diceva sempre Il Foglio di ieri riferendosi sempre all’ipotesi di una candidatura di Draghi al Quirinale – stanno provando ad agitare qualsiasi alibi pur di non prendere una decisione, Servirsi di Mattarella è stato però troppo”. Per cui il capo dello Stato si sarebbe sottratto, giustamente irritato, oltre che sorpreso, alla manipolazione dei suoi pensieri, umori e quant’altro affrettando la confezione dei pacchi del suo trasloco nell’appartamento già scelto dalle parti dei Parioli.

Così la candidatura di Draghi al Quirinale, per quanto rimasta sotto il fuoco soprattutto di Silvio Berlusconi, il cui vice Antonio Tajani l’ha equiparata alle elezioni anticipate aumentando il panico nella tonnara che è diventata il Parlamento anch’esso in scadenza, ha ripreso talmente quota da spingere un giornale come La Repubblica a immaginare, proporre, patrocinare – come preferite – scenari per un dopo Draghi a Palazzo Chigi a Camere, diciamo così, invariate, alla faccia del titolo di Libero con le virgolette di Tajani.

“Idea Cartabia per mandare Draghi al Colle”, hanno titolato, in particolare, nella redazione di Repubblica: un’altra dove si parla e si scrive di politica più che di previsioni meteorologiche. E ancora, per rafforzare lo scenario, il giornale fondato da Eugenio Scalfari e ormai saldamente diretto da Maurizio Molinari si è proposto di “rompere il tabù di una donna a Palazzo Chigi” almeno, visto che non sembra ancora maturata l’occasione di farlo al Quirinale.

Ripeto: che ne penseranno al Quirinale, appunto? Saranno sorpresi anche di questo? Magari, anche irritati? Riterranno opportuno un altro intervento tipo fatwa? O si consulteranno dietro le quinte con un altro aspirante al gioco, quanto meno, del Quirinale con l’aria di poterlo condizionarlo dall’esterno, come l’intramontabile Clemente Mastella? Che ha appena presentato “Noi di Centro” nel teatro Brancaccio di Roma, prima che scattasse il regime, diciamo così, del super green pass in vigore da domani, col rischio di vedersi decimare il pubblico accorso come ai bei tempi dei congressi democristiani.

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