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Partiti in campagna elettorale per le amministrative. Quando finirà la pazienza di Draghi?

Ue Draghi Pnrr

I Graffi di Damato

Con una quantità di pazienza, ma anche di una certa professionalità politica che sta sorprendendo -dicono a Palazzo Chigi e dintorni- anche familiari e amici di consolidata frequentazione, Mario Draghi ha deciso di attendere quietamente il primo turno delle elezioni amministrative. Egli vuole consentire ai partiti per niente quieti della sua vasta maggioranza di misurarsi nelle urne, nella speranza che poi si diano quella che a Roma chiamano “una regolata”.

 

Sottrattosi ad un voto parlamentare sulla guerra in Ucraina prima del Consiglio europeo di fine maggio, quando Giuseppe Conte già avrebbe voluto metterlo alla prova con uno no esplicito ad ulteriori aiuti militari a Kiev dopo l’aggressione russa, Draghi cercherà lui stesso un voto alle Camere prima del successivo Consiglio europeo, programmato per il 23 giugno, dopo l’esaurimento appunto del primo turno elettorale amministrativo del 12.

 

Si vedrà allora se Salvini e un pò anche Berlusconi, appena tornato peraltro sulle prime pagine dei giornali per i suoi processi seriali titolati “Ruby”, avranno ancora tanta voglia di fare concorrenza al pacifismo praticato da Conte, e se ne avrà ancora tanta lo stesso Conte. Che sa di essere atteso alle prove delle urne non solo da Draghi ma anche nel suo movimento. Dove non a caso il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha immediatamente protestato contro il tesoriere delle 5 Stelle, il senatore Claudio Cominardi, vecchia conoscenza dei commessi per la vivacità dei suoi comportamenti in aula, avendo rilanciato per Instagram un graffito contro Draghi al guinzaglio del presidente americano Joe Biden. “Quell’immagine è inaccettabile”, ha detto il ministro sollecitando direttamente Conte a “prenderne le distanze”.

 

Di fronte a questo scontro in casa il garante, elevato e altro ancora, Beppe Grillo, recentemente apparso anche lui stanco o pentito del sostegno a Draghi, è tornato a mettersi alla finestra rispolverando sul suo blog un vecchio articolo di febbraio scorso. In cui ammoniva che la natura rivoluzionaria dei pentastellati era “chiamata a passare dagli ardori giovanili alla maturità, senza rinnegare le radici ma individuando percorsi più strutturati per realizzarne il disegno”. Anche Grillo evidentemente vuole vedere se e quanto male uscirà dalle urne amministrative di giugno il movimento ora guidato dall’ex presidente del Consiglio.

 

Col cuore invece sempre lanciato oltre l’ostacolo il solito Travaglio sull’altrettanto solito Fatto Quotidiano ha già cominciato a festeggiare una crisi di Draghi e della sua pretesa -ha scritto- di dettare la linea ai partiti anziché subirla non essendosi mai messo alla prova del voto personalmente, promosso alla Presidenza del Consiglio da Mattarella avallando un mezzo complotto o persino un “Conticidio”, titolo di un libro dello stesso Travaglio. Che ha così concluso le sue riflessioni odierne sulla consistenza del successore di Conte: “Basterà consultare la cartina per scoprire che Draghi non fa neppure capoluogo”. Eppure Conte non è riuscito a piazzare un suo candidato, d’intesa col Pd, in nessuno dei capoluoghi o comuni meno importanti dove si voterà il 12 giugno e prevedibilmente il 26 per i ballottaggi.

 

In curiosa ma non inedita sintonia col Fatto Quotidiano anche il Giornale della famiglia Berlusconi scommette sulla debolezza più di Draghi che di Conte descrivendo il premier ad un drammatico “bivio” con questo titolo che parla da solo: “Salvate l’uomo che doveva salvare l’Italia”. Per una volta Travaglio vi si sarà riconosciuto sentendosi al Giornale, come ai tempi in cui vi lavorava con Montanelli in versione molto critica con l’editore, sino a intimargli -a cavallo fra il 1993 e il 1994- di non scendere in politica, pur su posizioni anticomuniste che erano state le sue.

 

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