Italia

Pay-tv, Sky in testa. Restano indietro Rai e Mediaset

Piscopo

Esce oggi 18 dicembre il Rapporto ITMedia Consulting “Il Mercato Televisivo in Italia: 2019-2021 – Al centro della rivoluzione”.

Il mercato televisivo in Italia nel 2019 ha vissuto una fase di transizione nel passaggio dal modello tradizionale broadcast a quello broadband, segnando una decisa contrazione. La pay-TV rimane, pur in leggero calo, la prima risorsa del mercato.

PER LA PRIMA VOLTA PAY-TV SORPASSA LA TV IN CHIARO

Nel periodo 2019-2021 il dato più significativo riguarda la Broadband TV che sarà la modalità primaria di accesso alla TV diventando, in appena 2 anni, la piattaforma leader insieme al digitale terrestre. La pay-TV sorpassa per la prima volta nella storia della televisione italiana la TV in chiaro.

IL MERCATO TELEVISIVO RIPRENDERÀ A CRESCERE

In termini di risorse il mercato riprenderà a crescere con un tasso medio annuo del 3,5%, grazie soprattutto al notevole incremento dei ricavi da pay-TV. La pubblicità rimarrà stazionaria, soprattutto nella parte broadcast, con una crescita dello 0,5%, proveniente soprattutto dalla componente TV online.

Molto più consistente la crescita della pay-TV, che dopo l’uscita di Mediaset e nonostante il calo previsto nelle componenti tradizionali di DTH e DTT, crescerà a un tasso medio annuo dell’8,1%, grazie all’esplosione dei servizi di BBTV, dall’ingresso di Sky come operatore di rete e soprattutto dallo SVOD, che registrerà un CAGR del 57,5% nel periodo considerato.

SKY PRINCIPALE ATTORE SUL MERCATO

Sky, Mediaset e Rai si spartiranno l’84% del mercato televisivo totale. Pur rimanendo dominanti, cederanno però quote consistenti agli Altri Operatori, che raggiungeranno il 16%. Sky si conferma il principale attore sul mercato, aumentando il divario da Rai e Mediaset, in flessione dopo il disimpegno nella pay-TV. Altri Operatori crescono, grazie soprattutto alla diffusione dei servizi VOD. Nella pubblicità Mediaset rimane il principale operatore, nella pay-TV Sky rimane saldamente leader, pur riducendo le quote di mercato, passando dall’81% al 78%.

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