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Per la distribuzione delle cariche in Forza Italia non ha prevalso il merito. Parla Elio Vito

Elio Vito

Gli scontri interni a Forza Italia mettono a rischio la tenuta della maggioranza? Ne abbiamo parlato con Elio Vito, ex parlamentare di Forza Italia

La maggioranza di centro destra sta vivendo giorni cruciali. Con un discorso denso di riferimenti culturali Giorgia Meloni ha chiesto la fiducia per il suo Governo alle camere. La formazione del Governo, esito di un articolato gioco di pesi e contrappesi, è arrivata dopo giorni di accesissimi botta e risposta tra Giorgia Meloni e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. E in Forza Italia non ha smesso di mugugnare chi, almeno finora, è rimasto privo di incarichi governativi.

Dei prossimi passi del Governo Meloni, del futuro dei diritti civili e dei malumori di Forza Italia ne abbiamo parlato con Elio Vito, ex parlamentare azzurro e ora militante del Partito Redicale.

Come le è sembrato il discorso della Premier Meloni alle camere?

Mi sembra un discorso di buon livello. D’altra parte la Meloni è una donna preparata. Ho notato però, che tra le donne menzionate da Giorgia Meloni, manca Adelaide Aglietta, prima donna segretaria di un partito politico, il Partito Radicale. Allora era una cosa davvero grande. È un peccato che non l’abbia ricordata. Adelaide Aglietta a Torino, nel periodo in cui l’Italia stava fronteggiando la violenza delle Brigate Rosse, fu sorteggiata come giudice popolare, lei accettò e fece il suo dovere civico. Non mi sorprende la che la cultura radicale venga cancellata in questo paese però fa male perché quando si parla di diritti delle donne è innegabile che sia stata la cultura e la storia radicale a far crescere i diritti civili in questo Paese. È più facile citare donne comuniste che non donne radicali.

Secondo lei, per ciò che riguarda il complesso dei diritti civili, su cosa la società civile deve vigilare?

La questione è molto semplice. Quando sento che non si vogliono toccare le norme sui diritti civili non si coglie il punto. I diritti civili nel nostro paese non sono sufficientemente riconosciuti e attuati. È difficile far trovare applicazione alla legge sull’aborto per due questioni: da un lato l’obiezione di coscienza che ha una media del 70% ma in alcune regioni raggiunge anche il 90%, dall’altro per la difficoltà che trova il riconoscimento in alcune regioni, come le Marche, l’uso della RU486, un metodo più sicuro e molto meno invasivo per le donne. E poi c’è molto da dire anche sulle unioni civili.

Cosa intende?

Io le votai, anche in dissenso da Forza Italia, perché erano un passo in avanti ma insufficienti, perché discriminatorie nei confronti delle coppie omosessuali. Questo è un problema della destra italiana perché in altri paesi sono state proprio le forze conservatrici a introdurre i matrimoni egualitari: nel Regno Unito fu introdotto da Cameron. Un’altra grande battaglia radicale che viene ricordata poco fu la legge per la trascrizione anagrafica per il cambio di sesso. Però è una legge del 1982 di Giancarlo De Cataldo, allora fu una grande innovazione ma è evidente che quella legge è del tutto inadeguata oggi, tanto è vero che molte persone non intraprendono il percorso di transizione. La procedura dovrebbe essere più snella, economica e meno colpevolizzante. E poi c’è tutta la questione sull’identità di genere che la destra reprime sebbene vi siano sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale che riconosco questo diritto.

La nomina della ministra Eugenia Roccella al ministero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità ci fa pensare che non saranno fatti molti passi in avanti…

Esattamente. D’altra parte hanno vinto le elezioni con lo slogan “Dio, patria, famiglia” che è lo stesso del Congresso delle Famiglie di Verona, e lo manifestano al governo. Invece il nostro paese avrebbe bisogno di fare passi in avanti, l’approvazione del DDL Zan sarebbe andato in questo senso.

Proprio in dissenso con le posizioni in materia di diritti civili lei si è dimesso da Forza Italia e dal Parlamento. In questi giorni stiamo leggendo che il suo vecchio partito è attraversato da fazioni che si fanno la guerra. Addirittura c’è stato chi ha evocato il rischio di una scissione. È proprio così?

Grazie per aver ricordato che, nel lasciare il mio vecchio partito ho lasciato anche il Parlamento. Per me è stata una scelta tranchant, e questo in molti non l’hanno capito. Sono andato via da Forza Italia per due ragioni. La prima è quella che ha ricordato lei, la posizione sui diritti civili. Un movimento liberale non può essere subalterno alla destra sui diritti civili. L’altra questione è il tema della politica estera e le esternazioni di Silvio Berlusconi sulla Russia e su Putin. Venendo al cuore della sua domanda le dico che Forza Italia è sempre stata un partito leaderista, e questo lo sapevamo tutto. Però negli anni anche la classe dirigente di Forza Italia è stata sempre meno capace di accettare le voci del dissenso, come la mia, è un partito che si è chiuso sempre di più in sé stesso. Nella storia di Forza Italia si è sempre sentito parlare di falchi e di colombe, del gruppo della Camera contro quello del Senato. Io credo che non si tratti di questo, anzi mi piacerebbe che ci fosse uno scontro politico in Forza Italia su qualcosa che sia riconoscibile. 

E di cosa si tratta? Perché c’è tensione in Forza Italia?

Credo che si tratti di una questione molto semplice: non ha prevalso il merito. Ora io non sono amico di Licia Ronzulli, non devo nulla a Licia Ronzulli e anche la sua politica sul Ddl Zan è una delle ragioni per le quali sono andato via da Forza Italia. Ma non c’è dubbio che in questi anni sia stata una dirigente fondamentale per Forza Italia e per il centrodestra. Che diventi pietra dello scandalo che Berlusconi chieda di far fare il ministro alla dirigente più importante mi sembra folle. Così come il caso dell’onorevole Saccani che è una persona qualificatissima. È stata fatta una polemica non guardando al merito delle persone. In Forza Italia stanno litigando per questioni riguardanti gli incarichi e le poltrone. E, come sempre capita, si prova a usare gli alleati per fare sponda. Ma quello che stiamo vedendo oggi è conseguenza degli errori di Berlusconi.

Quali errori?

Io avevo contestato che Berlusconi assegnasse il coordinamento del partito ad Antonio Tajani anche perché era già presidente del PPE, vicepresidente di Forza Italia, presidente della prima Commissione affari costituzionali al Senato. Ed è stato un errore di Forza Italia anche far cadere il governo Draghi, Berlusconi ha preferito essere l’ultima ruota del carro sovranista invece che guidare un polo riformatore, liberale e moderato. Però ripeto, in quello che sta accadendo oggi in Forza Italia, non vedo nulla di significativo. Il partito dovrebbe riflettere sulla sua collocazione nel quadro politico italiano.

Quindi lei sposa la posizione di Giorgio Mulè che ha chiesto a chi ha incarichi di Governo di lasciare gli incarichi di partito?

Assolutamente sì. Quando io ero nel partito proposi e fu approvato nell’ultimo congresso di Forza Italia un regolamento sulle incompatibilità. Mi pare del tutto evidente che chi ha incarichi di governo non può ricoprire incarichi nel partito, poi dipende da Berlusconi a chi affida gli incarichi, fermo restante che decide lui, io non credo che sia influenzato da cerchi magici. Le faccio un esempio.

Prego.

Secondo me Forza Italia ha fatto bene a non votare La Russa, però subito dopo non avrebbe dovuto votare nemmeno Fontana.

Ma così sarebbe stata esclusa da due votazioni importanti della maggioranza.

Però in questo modo avrebbe posto due questioni importanti: l’esclusione di Forza Italia dalle presidenze di Camera e Senato, e la richiesta di uguale rappresentanza nel Governo di Forza Italia e Lega. Questo non avrebbe messo in discussione né l’appartenenza al centrodestra e nemmeno il risultato delle elezioni. Avrebbe mantenuto il punto. Invece questo atteggiamento ha dimostrato debolezza e ha fatto scoppiare le divisioni interne. Forza Italia deve ricominciare da capo perché ha perso la sua centralità nel quadro politico e deve rivedere la sua collocazione. 

In un’intervista al Corriere della Sera il Presidente ucraino Zelensky ha detto che Berlusconi ripete le parole di Putin. La Forza Italia che ha conosciuto lei è un partito ‘putinista’?

Che Berlusconi sia amico di Putin è noto da tempo. Che Berlusconi sostenga le tesi di Putin è, anche questo, noto da tempo. Mi fa sorridere chi se ne accorge solo oggi. Il punto di svolta c’è stato il 24 febbraio con l’aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina. Berlusconi ha continuato a sostenere la Russia trovando l’appoggio dei vertici di Forza Italia. Ricordo che quando ci fu un’intervista di Lavrov contro il PPE, il quale contestava la propaganda russa, Tajani la difese, anzi lui da giornalista disse che avrebbe intervistato Putin per incalzarlo. Insomma se Berlusconi è amico di Putin il resto di Forza Italia non può essere europeista. E anche il Partito Popolare non poteva non saperlo. Prima del 24 febbraio era tollerabile, ora non più. E aggiungo un’altra cosa.

Prego.

La Lega ha sempre in piedi quell’accordo con Russia Unita, perciò è un problema un po’ più complesso. E anche l’atlantismo di Fratelli d’Italia non mi convince. Il vero significato dell’atlantismo è l’europeismo, non si può essere alleati degli USA e non europeisti, significa confondere i valori.

Insomma un complesso ideologico non è un supermercato nel quale scegliere ciò che piace e lasciare ciò che non piace.

Esattamente.

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