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Futuro Nazionale

Perché i vannacciani si dividono sullo scisma dei Lefebvriani e sulla questione carceraria

Dallo scisma religioso della Fraternità San Pio X alla nuova saldatura tra tradizionalismo cattolico e politica identitaria fino alla visione del ruolo rieducativo delle carceri: ecco cosa divide i militanti di Futuro Nazionale 

La consacrazione di quattro nuovi vescovi da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X senza il mandato pontificio ha riportato al centro dell’attenzione il movimento lefebvriano e il suo rapporto con alcuni ambienti della destra radicale europea. La vicenda, culminata con la rottura con la Santa Sede e la scomunica dei vescovi, ha avuto anche un riflesso politico in Italia, dove esponenti vicini a Futuro Nazionale, Forza Nuova e altre aree dell’ultradestra hanno partecipato agli eventi organizzati a Écône, in Svizzera, palesando una linea di frattura all’interno del partito di Vannacci.

La presenza di Mario Borghezio e Lorenzo Gasperini ha infatti aperto una fase di tensione all’interno di Futuro Nazionale, con alcuni esponenti del movimento che hanno chiesto maggiore distanza da posizioni considerate troppo radicali, soprattutto sul piano religioso e culturale.

LO SCISMA DEI LEFEBVRIANI E LA FRATTURA NELLA CHIESA CATTOLICA

La Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, è da decenni protagonista di un conflitto con il Vaticano legato soprattutto al rapporto con il Concilio Vaticano II, alla liturgia tradizionale e alla concezione del ruolo della Chiesa nella società moderna. La consacrazione episcopale avvenuta senza autorizzazione pontificia ha portato a una nuova crisi e alla conseguente scomunica dei vescovi coinvolti. Secondo diversi osservatori, tuttavia, la questione non riguarda soltanto la celebrazione della messa in latino o le differenze liturgiche. Temi più ampi accendono lo scontro, come il rapporto tra cattolicesimo e modernità, il giudizio sulle altre religioni e la visione dello Stato e della società.

BORGHEZIO, FORZA NUOVA E IL RICHIAMO ALLA TRADIZIONE

Tra i partecipanti alla cerimonia svizzera figuravano Mario Borghezio, storico esponente della destra leghista oggi vicino al mondo vannacciano, Lorenzo Gasperini, l’ideologo di Futuro Nazionale, e Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. La loro presenza, secondo il direttore del Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR) di Torino Massimo Introvigne, sarebbe il segnale di una possibile convergenza tra ambienti politici estremisti e il tradizionalismo religioso lefebvriano. Borghezio ha perfino definito l’appuntamento di Écône un momento significativo per chi difende i valori della tradizione, mentre Forza Nuova ha rivendicato la propria vicinanza a chi considera centrale la battaglia contro il declino dei riferimenti religiosi e culturali dell’Occidente.

QUALI SONO LE CONVERGENZE TRA LEFEBVRIANI ED ESTREMA DESTRA

La vicinanza tra alcuni ambienti dell’estrema destra europea e il tradizionalismo lefebvriano nasce soprattutto da una comune lettura identitaria della religione. Per una parte della destra radicale, il cattolicesimo precedente al Concilio Vaticano II rappresenta non soltanto una fede religiosa, ma un elemento storico e culturale dell’identità europea e nazionale da preservare contro la secolarizzazione e i cambiamenti sociali.

Un’impostazione che trova terreno comune con il rifiuto, da parte lefebvriana, di alcune aperture del cattolicesimo contemporaneo, in particolare sul dialogo tra religioni. La concezione più tradizionale dei rapporti tra cristianesimo e altre fedi viene infatti letta da alcuni movimenti identitari come una difesa dei confini culturali dell’Occidente cristiano. È proprio su questo punto che si sviluppano le maggiori convergenze con alcune componenti della destra radicale: l’idea che l’Europa abbia una radice cristiana minacciata, la critica al multiculturalismo e una visione della religione come elemento di appartenenza collettiva. In alcuni ambienti politici queste posizioni si intrecciano con una rappresentazione dell’Islam e dell’immigrazione come fenomeni incompatibili con l’identità europea, trasformando una questione teologica in una battaglia culturale e politica.

LE DIFFICOLTÀ INTERNE A FUTURO NAZIONALE

La vicenda ha creato imbarazzi all’interno di Futuro Nazionale. Alcuni sostenitori hanno espresso perplessità sulla partecipazione di esponenti del partito agli eventi lefebvriani, chiedendo una presa di distanza da posizioni considerate incompatibili con una linea politica più ampia.

Stefano Ruvolo, imprenditore vicino al progetto politico e sostenitore del movimento al punto che ha aiutato Vannacci ad aprire una sede a Roma, ha ricordato – si legge sul Foglio – che “il rispetto della dottrina sociale della Chiesa e i principi contenuti negli atti del Concilio Vaticano II sono linee rosse e non valicabili”. Ruvolo, inoltre, ha scritto una lettera al Papa per chiedere udienza e ribadire che non tutti i vannacciani sono fatti così, che va bene “Dio, patria e famiglia”, ma non alla maniera di Gasperini, da cui il movimento dovrebbe prendere le distanze.

Il RITORNO DI ALEMANNO E IL NODO DELLE CARCERI

Parallelamente alla questione religiosa, Futuro Nazionale deve affrontare anche il dibattito sulle politiche penali. Il ritorno sulla scena politica di Gianni Alemanno ha aperto un confronto sulla gestione delle carceri e sul significato della pena, con l’ex sindaco di Roma che esprime apertamente posizioni orientate alla rieducazione del detenuto – annunciando anche battaglie sul tema dell’emergenza carceraria – e Futuro Nazionale che minimizza attraverso Edoardo Ziello definendo le parole di Alemanno “opinioni personali” e ricordando che Vannacci è noto per avere una visione meno riabilitativa della pena.

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