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Perché il capacity market farà bene alla sicurezza energetica dell’Italia

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L’introduzione di un capacity market è corretta e rappresenta lo strumento per incrementare l’efficienza del sistema. Parola del prof Fulvio Fontini sentito da Energia Oltre

Il tanto temuto stop al Capacity market sembra essere stato scongiurato. Con qualche giorno di anticipo rispetto al 4 luglio, data di entrata in vigore il Regolamento Europeo sul mercato interno, Arera ha dato parere favorevole al decreto ministeriale inviato dal ministero dello Sviluppo Economico sul Capacity Market. Grazie alla modifica della disciplina del mercato della capacità avallata dalla Commissione Europea sarà possibile quindi “fin da subito integrare nel sistema nuovi stringenti requisiti ambientali per le emissioni in capo agli operatori, con l’obiettivo di anticipare l’attuazione delle nuove norme europee volte alla decarbonizzazione adottate nell’ambito del ‘Clean Energy Package for all Europeans’”, ha sottolineato il Mise in una nota aggiungendo che una volta adottato il decreto, sarà possibile effettuare le prime aste entro il 2019 e far rientrare le stesse nella cosiddetta clausola di salvaguardia che fa salvi i contratti di capacità stipulati entro il 2019.

CRIPPA: FORNIRÀ UN CONTRIBUTO FONDAMENTALE PER GESTIRE IN SICUREZZA LA TRANSIZIONE AD UN SISTEMA ENERGETICO DECARBONIZZATO, IN LINEA CON IL PNIEC

“L’introduzione del mercato della capacità – ha sottolineato il Sottosegretario Davide Crippa – si inserisce in modo complementare nel quadro più ampio di interventi finalizzati a rendere i mercati dell’energia elettrica più efficienti, aperti alla partecipazione di tutte le risorse, con particolare attenzione all’integrazione della generazione da fonti rinnovabili, dei sistemi di accumulo e della gestione della domanda, e sempre più integrati a livello europeo. Fornirà un contributo fondamentale per gestire in sicurezza la transizione ad un sistema energetico decarbonizzato, in linea con il PNIEC, con benefici attesi anche in termini di minori tensioni sui prezzi all’ingrosso e di minor rischio di interruzioni del carico”.

TAVOLO DI CONSULTAZIONE

A settembre poi, ha aggiunto il Mise nella nota, “partirà il tavolo di consultazione che porterà all’adozione delle misure necessarie a traghettare il sistema dal 2024 in poi. Quindi, il meccanismo rimarrà in vigore per il 2022 e il 2023”, per raggiungere gli obiettivi di dismissione della capacità a carbone al 2025 e crescita ulteriore della generazione da fonti rinnovabili (+12 GW al 2025) “assicurando al contempo l’adeguatezza del sistema e la sicurezza delle forniture”. Anche altri Paesi UE (Francia, UK, Irlanda, Polonia, Belgio, Grecia) hanno adottato meccanismi analoghi per assicurare l’adeguatezza del sistema e una transizione energetica efficace.

FONTINI: L’INTRODUZIONE DI UN CAPACITY MARKET È CORRETTO E RAPPRESENTA UNO STRUMENTO PER INCREMENTARE L’EFFICIENZA DEL SISTEMA

In effetti “esistono diversi tipi di capacity market in giro per il mondo – ha detto a EnergiaOltre il professor Fulvio Fontini, professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Padova e autore insieme ad Anna Cretì di un libro sull’argomento dal titolo “Economics of Electricity: Markets, Competition and Rule” edito dalla Cambridge University Press -. Alcuni mercati offrono una remunerazione, altri no. Ma non è corretto dire né che sono necessari né che sono inutili. Il dibattito semmai va incentrato sulla gestione del rischio e sugli strumenti che si possono utilizzare per ridurre tale gestione nel produrre la componente energetica”. In tal senso, ha proseguito Fontini “credo che l’introduzione di un capacity market sia corretto e rappresenti uno strumento per incrementare l’efficienza del sistema. Ciò per due ragioni: la prima ha a che vedere con il fatto che i costi di edging in Italia sono in genere più alti soprattutto per la mancanza di liquidità dei prodotti a termine. La seconda ragione è che abbiamo una quota di rinnovabili distribuite in modo eterogeneo sul territorio e intermittenti, con un rischio di costo di sbilanciamento maggiore. Per queste considerazioni ma anche in una logica di market design, il capacity market mi sembra il corretto completamento del mercato italiano. Il punto chiave, però, non è capire se incentivare o meno l’investimento ma in che modo farlo per non introdurre delle distorsioni”.

FARE BENE IL CAPACITY MARKET

Ma che vuol dire fare bene il Capacity market? Secondo Fontini in Italia“abbiamo scelto di utilizzare le Reliability option cioè uno strumento di mercato con proprietà market neutral e di far emergere il valore dell’investimento inteso come potenzialità di produrre energia elettrica. Bisogna dunque stare attenti ai parametri che vengono utilizzati: solo per fare un esempio generico se si ha un mercato che funziona bene e si introduce un price cap, anche basso, malgrado lo strumento sia pensato per introdurre efficienza si finisce per ottenere l’effetto opposto. E questo può accadere anche nel settore energetico”.

BENEFICI ECONOMICI

Il ministero dello Sviluppo economico, intanto, ha calcolato quale sarà l’impatto del nuovo meccanismo sul sistema italiano: “Il beneficio economico netto atteso per il sistema con il capacity market è stimabile in circa 1,6 miliardi di euro/anno, sulla base di simulazioni effettuate per l’anno 2022, che indicano un costo in termini di erogazione del premio per i partecipanti a questo meccanismo pari a 1,75 miliardi di euro a fronte di minori costi sui mercati per 3,35 miliardi di euro, sulla base delle simulazioni effettuate per l’anno 2022”, ha ammesso il Mise specificando che tra le riduzioni è previsto anche un taglio dei prezzi sul mercato dell’energia per 1,4 miliardi di euro.

FONTINI: IL MERCATO FUNZIONA BENE MA ATTENTI AI RISCHI DELLE RENDITE DI POSIZIONE

Proprio a livello economico Fontini ha evidenziato l’importanza di focalizzarsi sull’aspetto culturale degli obiettivi del capacit market, su cui “spesso si fa confusione” come i calcoli previsionali degli impatti della misura. “Al di là di come vengono fatti i calcoli bisogna sempre tenere a mente che il mercato delle capacità è uno strumento pensato per remunerare la produzione ‘affidabile’ di energia elettrica – ha precisato il professore -. L’obiettivo è il costo di investimento da ricompensare in relazione alla rischiosità del sistema, determinato dalla volatilità delle rinnovabili che da un lato abbassano i costi medi del mercato day ahead ma dall’altro alzano il costo di bilanciamento. L’obiettivo è dunque in ultima analisi massimizzare la sicurezza del sistema”. In conclusione, ha tirato le somme Fontini, “il mercato elettrico italiano funziona bene e garantisce concorrenza nei mercati. Tuttavia, la parte del costo della produzione elettrica avrà sempre meno importanza grazie alle rinnovabili ma ciò finirà per spostare quote di valore ad altre parti della filiera con il rischio di utilizzarle per nascondere rendite di posizione, che alla fine è il vero rischio di fondo del capacity market”.

 

Articolo pubblicato su Energiaoltre.it

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