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Perché il conflitto tra Azerbaijan ed Armenia mette a rischio anche il business dell’Italia

Mondo Questa Settimana

Cosa succede tra Azerbaijan ed Armenia e perché il nuovo conflitto potrebbe avere conseguenze anche sull’economia italiana

Nuove ostilità nel territorio di Nagorno-Karabakh: nuove ostilità tra Armenia e Azerbaijan, in conflitto in realtà dal 1991, ad alternanza, per contendersi la regione.

Intanto, l’instabilità tra i due Paese mette a rischio anche il business italiano, soprattutto energetico. Tutti i dettagli.

Cosa sta succedendo

Partiamo dai fatti. Questa mattina, 13 settembre, tra Azerbaijan ed Armenia è nuovamente scoppiata la guerra. I Paesi si accusano a vicenda: il governo azero sostiene che le forze armene di abbiano spostato armi e truppe nella zona di confine e aver avviato delle operazioni di intelligence per preparare l’attacco; l’Armenia, invece, si giustifica dicendo di aver spostato le truppe per un’esercitazione e di aver risposto a una provocazione.

Già diverse le vittime che si contano tra i due Paesi: Yerevan, la capitale dell’Armenia, sostiene di aver subito 49 vittime, mentre Baku, capitale dell’Azerbaijan, non ha ancora fornito dettagli.

Le mosse dell’Armenia

E proprio Yerevan prova ad ottenere l’appoggio della Russia, già impegnata sul fronte militare con l’Ucraina, in base all’accordo di cooperazione tra i due paesi. Il Paese avrebbe anche già fatto appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Le ragioni della guerra

Per capire il conflitto bisogna tornare al 1991. In quell’anno, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, infatti, la regione Nagorno-Karabakh, popolata principalmente da armeni, ha dichiarato la propria indipendenza dall’Azerbaijan. Il mancato riconoscimento da parte di Baku, la capitale azera, ha innescato un conflitto militare che ha portato alla scissione de facto del Nagorno.

Il business italiano in Azerbaijan

Il conflitto potrebbe avere importanti ricadute anche sull’economia italiana. Si consideri, secondo i dati della Camera di Commercio italo-azera, che “’Italia è stata il principale partner commerciale dell’Azerbaigian nel 2020 con scambi reciproci pari a $ 4,5 miliardi, mentre l’Azerbaigian è stato il più grande fornitore di petrolio greggio in Italia”.  L’investimento complessivo dell’Azerbaigian nell’economia italiana è stimato a 1,7 miliardi di euro – 2 miliardi di dollari –, mentre l’Italia ha investito circa 770 milioni di euro – 910,8 milioni di dollari – in Azerbaigian.

Il Paese rappresenta oltre il 90% del commercio totale dell’Italia con i paesi del Caucaso meridionale.

Le aziende italiane presenti in Azerbaijan

L’Azerbaijan conta la presenza di oltre 100 aziende italiane presenti sul suo territorio, operanti in diversi settori, “che hanno contratti del valore di oltre 10 miliardi di euro – 11,8 miliardi di dollari – per progetti azeri sia all’esterno che all’interno dell’Azerbaigian”.

Tra questi ricordiamo Eni e Saipem, ma anche Uncredit, Todini Spa, MARIE TECNIMONT.

Il business italiano in Armenia

Importante anche il business tra Italia ed Armenia, almeno stando ai dati del 2017. Secondo Infomercatiesteri, “Nel 2017 l’interscambio commerciale con l’Armenia, comunque limitato in valore assoluto (150 mln euro), è cresciuto del 21% rispetto al 2016. Le esportazioni italiane hanno registrato una crescita del 24%, le importazioni dall’Armenia del 10%. Si conferma il saldo commerciale a favore dell’Italia, seppur in calo (84 milioni di Euro). Il modello d’interscambio ruota attorno al tessile-calzaturiero, con esportazioni italiane di semi-lavorati (oltre che fibre, piume e macchinari tessili) ed importazioni del prodotto finito”.

Le aziende italiane presenti in Armenia

Presente in Armenia, fin dal 1998 è la Renco S.p.A (costruzioni/ infrastrutture/hotel) che ha contribuito allo sviluppo e alla valorizzazione della città di Jerevan.

Tra le altre aziende, SIAS-Gruppo Gavio, Suardi SpA, Sarti e Assicurazioni Generali, presente nel Paese attraverso Ingo Armenia (di cui detiene il 38%).

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