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Prescrizione, perché la riforma Cartabia è indigesta all’Anm

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Anm schierata contro la prescrizione ridisegnata dal compromesso sulla riforma Cartabia: «Gli imputati conserveranno il diritto di poter impedire che, decorso il tempo assegnato, il processo si debba arrestare, incompiuto, per la improcedibilità dell’azione. Una stessa facoltà non è prevista per le vittime e per le parti civili che saranno esposte al rischio che tutti sfumi in una sentenza di non doversi procedere»

«Le scelte compiute dal governo sul versante della prescrizione sono motivo di seria e fondata preoccupazione».  Non usa mezzi termini il presidente dell’ANM Giuseppe Santalucia intervistato da “La Stampa”
«Si assegnano tempi definiti ai giudizi di impugnazione – di regola, due anni per l’Appello e un anno per la Cassazione – ma lo si fa in forza di scelte compiute in astratto e senza una adeguata considerazione dello stato concreto in cui versano alcune Corti di appello».

Secondo il numero 1 dell’Associazione nazionale magistrati «È facile prevedere che in molti casi le Corti di Appello – e qualche timore ha ragion d’essere anche per la Corte di Cassazione – non riusciranno a rispettare quei tempi ristretti. L’effetto sarà che andranno in fumo molti processi, perché lo sforamento di quei tempi determinerà l’improcedibilità dell’azione penale. La sentenza di primo grado cadrà nel nulla e l’accertamento penale sarà definitivamente precluso. E ciò, si badi, senza che il reato sia stato estinto dalla prescrizione, dal decorso del tempo».

Ma il presidente dell’ANM è ancora più esplicito ai microfoni del “Fatto Quotidiano” nel criticare la riforma Cartabia: «È chiaro che alcune Corti d’appello riuscirebbero a concludere il procedimento nei due anni, ma altre no, a causa dei carichi di lavoro di alcune sedi giudiziarie. E sedi importanti, come Torino, Napoli, Reggio Calabria. L’improcedibilità scatterebbe in conseguenza di un meccanico sforamento dei tempi, senza tenere conto delle condizioni di lavoro dei diversi uffici giudiziari italiani. Ci sembra una soluzione fortemente inadeguata».

Il principale vulnus è dato dal fatto che «gli imputati conserveranno il diritto di poter impedire che, decorso il tempo assegnato, il processo si debba arrestare, incompiuto, per la improcedibilità dell’azione. Una stessa facoltà non è prevista per le vittime e per le parti civili, le quali, pur avendo ottenuto giustizia in un grado di giudizio, saranno esposte al rischio che tutti sfumi in una sentenza di non doversi procedere a conclusione di un giudizio di impugnazione».

«Per questo – prosegue Santalucia – chiediamo di essere ascoltati. Oltretutto, la proposta dell’improcedibilità entrerebbe in vigore subito, mentre altre parti della riforma, che introducono utili meccanismi di deflazione del carico di lavoro degli uffici, scatterebbero in un secondo tempo, in seguito all’approvazione dei decreti legislativi di attuazione delle deleghe. Ci sembra una cattiva soluzione, un meccanismo non comprensibile. Il tempo ipotizzato non tiene conto della realtà dei carichi di lavoro dei giudici italiani. La politica prenderà le decisioni che le competono, ma prima ascolti quello che hanno da dire i magistrati italiani».

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