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Perchè le promesse sulle pensioni saranno difficilmente attuabili

Pensioni Quota 100 Sistema Previdenziale

Le promesse sulle pensioni fatte da Forza Italia, Lega, Pd e non solo saranno realmente attuabili?

Manca meno di un mese alle elezioni e, ogni giorno che passa, è sempre più palpabile la sensazione che il prossimo governo si troverà ad affrontare una delle crisi energetiche più drammatiche degli ultimi 50 anni. E, di conseguenza, anche la crisi economica morderà le tasche degli italiani. Forse molte promesse saranno disattese. E, a farne le spese saranno ancora una volta le fasce di popolazioni più deboli. Certo, magari, una parte del ceto medio si aspetta che il centrodestra approvi la flat tax oppure una quota di giovani elettori hanno deciso di votare centrosinistra perché attratti dalla promessa di Enrico Letta di creare una dote per i 18enni.

Ma, i più delusi, molto probabilmente saranno ancora una volta i pensionati.

Pensioni: le proposte dei partiti

Nel centrodestra, Silvio Berlusconi ha messo nel suo programma l’innalzamento delle pensioni minime a 1000 euro al mese e Matteo Salvini ha promesso di approvare ‘Quota 41’. Il Pd, ma non solo, vuole rendere strutturale ‘Opzione donna’, mentre Verdi e Sinistra Italiana prevedono di sollevare le pensioni ogni sei mesi in proporzione alla crescita dell’inflazione. L’Unione Popolare, il cartello elettorale di estrema sinistra guidato da Luigi De Magistris, propone addirittura che si possa andare in pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi.

I numeri sulle pensioni

Ma tutte queste promesse sono realizzabili veramente oppure sono solo belle intenzioni? Non possiamo dare risposte, ma guardiamo ai numeri.   Al momento i pensionati italiano sono oltre 18 milioni e abbassare l’età pensionabile da 67 anni (come prevede la Fornero) a 63-64 anni come propone il M5S (ma non solo) difficilmente sarebbe economicamente sostenibile. Basti pensare che, nel 2021, la spesa complessiva per le pensioni è stata di 218, 6 miliardi e che, al primo gennaio 2022, c’è stato un aumento dei pensionati dell’1,8%, pari a ben più di tre milioni di pensioni. Considerando, poi, che l’importo medio di una pensione è di 1200 euro al mese e che, oltre alle pensioni di vecchiaia, l’Inps eroga anche le pensioni d’invalidità, il reddito di cittadinanza e altri sussidi, l’ingresso di nuovi pensionati farebbe aumentare enormemente i conti dell’ente previdenziale. Ma non solo.

Ritorno della riforma Fornero?

In un momento come quello attuale in cui il nuovo governo, forse, si troverà costretto a fare uno scostamento di bilancio per porre un freno all’aumento delle bollette è ben difficile ipotizzare che possa essere messa in campo anche una riforma previdenziale che sostituisca la Fornero.

Il prossimo 31 dicembre, infatti, scade ‘Quota 102’ e, al suo posto, salvo miracoli dell’ultimo minuto, dovrebbe tornare la riforma delle pensioni che era stata introdotta dal governo tecnico di Mario Monti. Una soluzione temporanea, in caso di vittoria del centrodestra, potrebbe essere il rinnovo di ‘Quota 102’, ma non si tratterebbe in ogni caso di una riforma strutturale del sistema pensionistico. E, neppure della tanto attesa e desiderata ‘Quota 41’ su cui Matteo Salvini continua a incentrare la sua campagna elettorale. Il problema della tenuta del sistema pensionistico, però, in questo caso, non riguarda questo o quello schieramento. È un problema strutturale del ‘sistema Italia’ che rischia di peggiorare anche con le prossime generazioni se i giovani attualmente sono perlopiù precari e, pertanto, non possono versare regolarmente i contributi. Per loro, sia il centrosinistra sia il centrodestra ha ipotizzato una “pensione giovani”, ma anche in questo caso le incognite sono tante. Dove si prendono le coperture? Nessuno lo dice con precisione. E non è tutto. I partiti possono anche avere i progetti migliori del mondo in ogni campo, ma, come si è visto nell’ultimo triennio, basta un imprevisto e i programmi vengono accantonati con grande rapidità. Che si tratti di una pandemia o di una guerra, poco cambia. Il risultato è sempre lo stesso: i pieni e le priorità di qualsiasi governo cambiano in un secondo. Compresa la riforma delle pensioni.

 

 

 

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