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Perché Meloni stoppa Nordio sul presunto dossieraggio?

Nordio Meloni Scontro Sulle Commissioni Sul Presunto Dossieraggio?

Niente commissione d’inchiesta, per ora. La premier conferma che sul presunto dossieraggio sta lavorando l’Antimafia

Antimafia sì, commissione d’inchiesta no. E’ in atto uno scontro tra Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio? No ma…

PRESUNTO DOSSIERAGGIO, LAVORA L’ANTIMAFIA

Sui giornali e nel panorama politico continua a tenere banco la vicenda del presunto dossieraggio. L’inchiesta che si sta svolgendo a Perugia è oggetto di lavoro anche della commissione Antimafia, conferma anche oggi la premier Giorgia Meloni. “Poi valuteremo se servirà altro”, ha aggiunto arrivando a Trento per firmare l’accordo sul Fondo di coesione . “Ci vuole almeno qualche mese” per istituirla, ha chiosato.

Tutto tramontato, quindi? “No, non credo che la cosa vada vista così”, ha risposto Meloni ai cronisti stamani. “Penso che oggi ci sta lavorando la Commissione Antimafia, che ha poteri di inchiesta, e quindi credo che bisogna vedere dove riesce ad arrivare la Commissione Antimafia e poi valutare se c’è bisogno di qualcos’altro perché è anche un tema di tempistiche: per istituire una nuova Commissione ci vuole almeno qualche mese, temo. Per cui ad oggi abbiamo già una commissione che ci sta lavorando e penso che bisogna farla lavorare nel miglior modo possibile. All’esito del lavoro che farà la commissione Antimafia secondo me va valutato se serve qualcos’altro”. Una cosa è certa: “bisogna andare fino in fondo”.

COSA VOLEVA (E VUOLE) NORDIO

Se da Palazzo Chigi, dunque, si respingono eventuali doppioni, a spingere sulla commissione d’inchiesta è stato ed è il guardasigilli Carlo Nordio. Secondo quanto raccontano le cronache di questi giorni, addirittura a insaputa della presidenza del Consiglio ma anche del Ministero della Giustizia. “La proposta è stata elaborata da Nordio giovedì scorso, durante un incontro informale avuto al ministero della Difesa con Guido Crosetto”, racconta Ermes Antonucci sul Foglio.

Il ministro ha spiegato che c’è la “necessità dell’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta con potere inquirente per analizzare una volta per tutte questa deviazione che già si era rilevata gravissima ai tempi dello scandalo Palamara e che adesso, proprio per le parole di Cantone, è diventata ancora più seria”.

Secondo Renzi, che ha commentato l’assenza del ministro alla Leopolda, le prese di distanza da Fratelli d’Italia alla proposta di Nordio si spiegano con la volontà di lasciar scivolar via la vicenda indagata da Perugia. Per La Stampa, il no di Meloni è definitivo, al netto del sostegno di Matteo Salvini alla proposta. Meglio, “è la pietra tombale su un’idea che Nordio aveva immaginato già prima del caso dei dossier su cui indaga la procura di Perugia. E che era nata dopo il caso di Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ex membro del Consiglio superiore della magistratura, radiato dalla categoria per l’inchiesta che lo aveva inchiodato al ruolo di mediatore nella spartizione delle correnti delle toghe italiane”. Passato il voto abruzzese, la premier ha ripreso le redini della situazione del governo. Comanda lei (e i suoi fedelissimi, in questo caso Chiara Colosimo dell’Antimafia).

 

– Leggi anche: Non è tanto strano il caso Striano

 

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