Il gruppo editoriale Condé Nast taglia Wired Italia. Dietro la scelta la scarsa redditività del marchio nel mercato locale e la necessità di concentrare le risorse sullo sviluppo tecnologico legato all’intelligenza artificiale
Ieri, nel giorno dello sciopero dei giornalisti italiani, Condé Nast ha comunicato la chiusura delle attività editoriali di Wired Italia perché “non redditizia”. L’annuncio è arrivato dal ceo Roger Lynch, che ha parlato di una “transizione fuori dal publishing” per l’edizione locale del marchio.
La testata di cultura digitale e tecnologia, presente nel nostro Paese dal 2009, aveva già attraversato fasi di difficoltà: nel 2015 la redazione italiana era stata ridotta da 12 a 6 giornalisti e la rivista cartacea mensile era stata sospesa, passando a una periodicità trimestrale con soli quattro numeri l’anno.
LA LETTERA DI ROGER LYNCH (CONDÉ NAST)
La linea indicata da Lynch nel comunicato diffuso sul sito dell’azienda è netta: concentrare risorse e investimenti sui segmenti ritenuti più promettenti, riducendo l’esposizione su testate e mercati che, nella loro forma attuale, non garantiscono ritorni economici sufficienti.
Nonostante Condé Nast abbia chiuso il 2025 in crescita, registrando il quarto anno consecutivo di profitti, alcune divisioni non hanno garantito i risultati sperati. Mentre le testate principali come Vogue, The New Yorker e Condé Nast Traveler continuano a generare l’85% dei ricavi, Wired Italia non è riuscita a tenere il passo con le performance registrate dal brand in altri mercati globali come Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Medio Oriente.
“Per mantenere questo livello di performance – scrive Lynch – dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse. Wired in Italia, Self e i mercati interessati di Glamour rappresentano poco più dell’1% del nostro fatturato complessivo e continuano a non essere redditizi. Gestirli nella loro forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura”.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL FUTURO TECNOLOGICO
Oltre alle motivazioni puramente finanziarie, la chiusura si lega a una profonda ristrutturazione della divisione tecnologica di Condé Nast “in risposta al rapido progresso dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla nostra capacità di innovare e sviluppare prodotti più velocemente”, prosegue la nota.
Un cambiamento che mira a rendere i team più agili e vicini alle esigenze dei clienti, riducendo le barriere operative che hanno caratterizzato i modelli tradizionali. In questo nuovo assetto globale, hub tecnologici come Bangalore e Chennai assumeranno un ruolo ancora più centrale, mentre la società si allontana dai mercati editoriali che non garantiscono una scala globale sufficiente a giustificare gli investimenti necessari per competere nell’era dell’IA.


