Skip to content

ads
contributi all'editoria

Più fondi, pochi eletti, tante eccezioni: i contributi (al buio) per l’editoria

Secondo DataMediaHub, gli anticipi dei contributi all’editoria 2024 sono concentrati su poche testate, con scarsa trasparenza e controlli insufficienti su accessibilità e obblighi di legge

Il 18 luglio scorso i dati sull’anticipo dei contributi diretti alla stampa per il 2024 sono comparsi senza annunci ufficiali sul sito del Dipartimento per l’Editoria. A scoprirlo è stata la testata specializzata DataMediaHub: quello che emerge è uno schema di distribuzione delle risorse distante dal principio di pluralismo.

La lettura dei numeri — e delle anomalie — mostra concentrazione, scarsa trasparenza e controlli largamente insufficienti.
Delle 145 testate che hanno ricevuto contributi, le prime 11 per importo si accaparrano il 42,4% dell’anticipo; le prime tre valgono quasi il 18% del totale. Nel frattempo molte condizioni previste dalla normativa — dall’accessibilità dei siti alla pubblicità dei finanziamenti — risultano disattese o solo parzialmente rispettate.

LA CONCENTRAZIONE DEI CONTRIBUTI ALL’EDITORIA

I numeri parlano chiaro e impietosamente: alle prime 11 testate per importo riconosciuto — il 7,6% delle 145 beneficiarie — va il 42,4% delle risorse. Alle prime tre testate va il 17,7%. Tra i singoli casi più rilevanti spiccano Dolomiten (6,18 milioni annui) e Avvenire (5,57 milioni), seguiti da Libero (5,4 milioni), ItaliaOggi (4,06) e Quotidiano del Sud (3,68).

Una concentrazione che cozza con l’idea stessa di contributi finalizzati a sostenere il pluralismo e la diversità dell’offerta informativa

I CASI ECCEZIONALI E LE COOPERATIVE “DI COMODO”

Non mancano anomalie di merito: alcune testate che si presentano come cooperative — e che così accedono a vantaggi amministrativi e fiscali — mostrano rapporti di proprietà, affitto testata o compagini societarie che sollevano dubbi sulla reale natura editoriale dell’impresa.

Libero, ItaliaOggi e Il Foglio, per esempio, ricevono insieme 11,6 milioni annui, nonostante modeste vendite cartacee.

Il caso ItaliaOggi è emblematico: la testata ha visto una caduta marcata di tiratura e vendite tra agosto 2023 e agosto 2024, ma l’importo riconosciuto è rimasto inalterato. È una discrepanza che invita a chiedersi se i criteri di assegnazione e i controlli siano adeguati a misurare l’effettivo bisogno e la funzione editoriale.

ACCESSIBILITÀ E INADEMPIENZE

Il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 impone requisiti di accessibilità per le edizioni digitali delle testate beneficiarie: i siti devono garantire l’accesso alle informazioni anche alle persone con disabilità, e il rispetto degli standard W3C è stato indicato dal Dipartimento come adempimento idoneo.

Eppure, tra le prime undici testate beneficiarie dell’anticipo 2024 — oltre 42,1 milioni in totale — solo Avvenire e La Gazzetta del Mezzogiorno dichiarano conformità, e solo parziale, alle norme di accessibilità. Le dichiarazioni riportano elenchi di non conformità e impegni a intervenire: per una legge del 2017, il risultato è deludente e segnala una scarsa pressione sull’osservanza degli obblighi.

L’OBBLIGO DI TRASPARENZA SUI FINANZIAMENTI

La normativa prevede anche l’obbligo di dare evidenza, nell’edizione della testata e nella gerenza dell’edizione digitale, dei contributi pubblici ricevuti. Ciò dovrebbe tradursi in una notifica chiara e permanente che informi il lettore sull’esistenza di finanziamenti statali.

Ma tra le undici testate maggiormente finanziate, solo sei riportano esplicitamente la dicitura che attesta il contributo ricevuto.

LEGGI ANCHE: Sostegni all’editoria, ecco i beneficiari

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su