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polizze anti-calamità

Polizze calamità (e non condoni): la strategia del Governo dopo Niscemi

Mentre il fango di Niscemi impone scelte drastiche, il Ministro Giorgetti rilancia l’obbligo assicurativo per le abitazioni private nelle aree a rischio. Tramontata definitivamente l’ipotesi di nuovi condoni? 

La frana di Niscemi mette lo Stato di fronte a una verità ineludibile: il modello di prevenzione delle emergenze in Italia non è più sostenibile. La pressione è tutta sul Ministro per la Protezione Civile ed ex Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci cui sono in tanti a chiedere le dimissioni.

È lui ad aprire il cdm di ieri, con un excursus storico sulle frane dell’area, poi la parola passa a Giancarlo Giorgetti, titolare del MEF, tocca a lui provare a immaginare una via d’uscita: è una sua vecchia proposta, già avanzata nel 2024 e allora passata soltanto per le aziende: l’introduzione di una polizza assicurativa anti-calamità obbligatoria per chi possiede un immobile in zone a rischio.

POLIZZE ANTI-CALAMITÀ PER LE ZONE A RISCHIO

Se nel 2024 l’obbligo era passato solo per le imprese, oggi la gravità degli eventi spinge verso il coinvolgimento dei privati. “In Francia non si vende un immobile senza questa assicurazione”, ha ricordato Adolfo Urso, trovando sponda in una proposta che mira a deresponsabilizzare parzialmente lo Stato dal costo esorbitante delle ricostruzioni.

L’obbligo riguarderebbe prioritariamente le aree classificate a rischio idrogeologico, sismico o alluvionale, trasformando la prevenzione da opzionale a vincolo di legge.

IL CASO NISCEMI: UN PAESE DA EVACUARE

Intanto, la realtà che emerge dalle relazioni tecniche di Fabio Ciciliano e dell’Università di Firenze è brutale: la messa in sicurezza dell’area è considerata “altamente improbabile”. Non si parla più di rattoppare, ma di spostare.

Un’intera porzione del paese, ben oltre la zona rossa, dovrà probabilmente essere evacuata in modo permanente. Il Governo si trova di fronte alla prospettiva di dover ricostruire un intero centro abitato altrove, con costi sociali ed economici ancora incalcolabili.

IL TRAMONTO DEL CONDONO E IL NODO DELL’ABUSIVISMO

Fino a pochi giorni fa, si parlava ancora una volta delle ipotesi di un possibile “condono” edilizio, già paventato in manovra, poi reinserito nel Milleproroghe, in entrambi i casi tramontato.

Niscemi ha cambiato radicalmente il clima. Molte delle abitazioni travolte dalla frana, infatti, risultano abusive: sulla carta, i proprietari non avrebbero diritto ad alcun ristoro. Ma la portata sociale del dramma è tale che Palazzo Chigi sarà costretto a intervenire comunque.

La virata verso le “polizze calamità” segnerà la fine definitiva della stagione dei condoni? L’obbligatorietà servirebbe proprio a questo: certificare la sicurezza e garantire una copertura che lo Stato non può più assicurare a fondo perduto.

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