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Polvere di 5 Stelle

Di Maio Grillo Comitato Di Garanzia

I Graffi di Damato

Questa volta per farci un’idea delle condizioni in cui si trova quello che ancora si chiama MoVimento 5 Stelle, a meno di un anno dalla fine di una legislatura aperta all’insegna della sua “centralità”, come accadeva in Parlamento ai tempi della Dc, non abbiamo bisogno di inseguire o rifarci ad alcuna vignetta. Neppure a quella impietosa di Emilio Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera in cui le cinque stelle sono ridotte a quattro gatti: due a destra, due a sinistra e uno al centro. Basta e avanza una qualsiasi foto dell’Ucraina bombardata, oltre che invasa, dalla Russia di Putin per vedervi rappresentato anche il Movimento 5 Stelle, appunto, colpito dai missili davanti agli occhi soddisfatti dell’ambasciatore di Mosca a Roma. l’ormai incontinente Razov. Di cui si sprecano le vittime politiche nella maggioranza di governo: da Matteo Salvini a Giuseppe Conte, insieme anche in questa avventura di sapore pacifista, oltre che nel primo governo di questa legislatura, di cui erano l’uno presidente del Consiglio designato dai grillini e l’altro vice presidente per conto della Lega, ma col permesso di Silvio Berlusconi. Col quale Salvini aveva quasi vinto le elezioni del 2018 sorpassandolo nella coalizione di centrodestra. Tutta acqua passata, persino con un cero rimpianto, vista la drammatica siccità di questi tempi anche in Italia.

Tra le rovine dell’Ucraina invasa e bombardata dai russi e quelle del MoVimento 5 Stelle c’è tuttavia una differenza. Le prime hanno concrete possibilità, nonostante il pesante bilancio dei morti, feriti e dispersi, o deportati, di essere risanate con una ricostruzione finanziata dall’Europa grazie a un presidente ucraino –Zelensky– ex comico. Le altre rimarranno rovine per l’ostinazione con la quale Beppe Grillo continua a fare il comico nel ruolo di garante e quant’altro del suo movimento, in contatto dichiarato col “Supremo” dal quale riceve le istruzioni per il trattamento dei malcapitati. Fra i quali sempre lui, Grillo, si è divertito prima a demolire e poi a ricostruire la leadership formale di un professore, addirittura, avvocato ed aspirante statista come il già ricordato Conte. E’ una storia francamente surreale, alla quale è francamente un miracolo che, nonostante la pandemia peraltro, l’Italia sia sopravvissuta. O almeno così sembra, e si spera.

Non so cosa saprà o vorrà o comunque capiterà di fare da grande all’attuale giovane ministro degli Esteri Luigi Di Maio, o Di Mario, come lo sfotte Marco Travaglio iscrivendolo d’ufficio allo stato di famiglia di Mario– appunto- Draghi. Ma è un miracolo anche il fatto che egli sia destinato forse ad essere l’unico sopravvissuto all’avventura grillina, poco importa a questo punto se uscendo spontaneamente dal MoVimento da lui guidato nelle elezioni del 2018 o venendone espulso, come sembra che Conte voglia prendersi la soddisfazione di fare, regalandogli anche l’aureola del martire sul fronte parlamentare degli aiuti militari all’Ucraina. Di certo, il giovanotto è stato più svelto e furbo di tutti sotto le cinque stelle, avvolgendosi alla fine nelle bandiere della Nato, dell’Unione Europea, dell’atlantismo e di tutte le altre scambiate per castronerie da Grillo. E si è presa una rivincita anche su questo vecchio cronista politico come me che inorridì qualche anno fa ad un saggio di Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, che ne aveva scorto somiglianze addirittura con Giulio Andreotti: fortunatamente già morto e quindi incapace di morirne daccapo.

Fu per me, quella visione di D Maio emulo di Andreotti, uno shock pari solo a quello procuratomi più o meno nello stesso periodo da Conte paragonandosi in qualche modo al suo corregionale Aldo Moro, anche lui già morto – e di che morte- e incapace quindi di rimorirne.

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