Italia

Il posto vacante di commissario alla Sanità in Calabria

Fumata nera per la nomina del prossimo commissario alla Sanità in Calabria. Sembrava fatta con la scelta di Narciso Mostarda e invece ecco il colpo di scena del M5s che tira fuori dal cilindro un nuovo nome arrivando a far sospendere il CdM. Ecco chi sono i nuovi papabili

Nonostante dessero quasi tutti per certo il nome di Federico Maurizio D’Andrea come prossimo (e quarto) commissario alla Sanità in Calabria e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avesse assicurato che si sarebbe giunti a una decisione nella giornata di ieri, la questione resta ancora un rebus da sbrogliare. E anche la scelta del medico Narciso Mostarda, che sembrava a un passo dalla nomina, sembra ora essere sfumata.

IL COLPO DI SCENA

Ieri sera, durante il Consiglio dei Ministri, il governo sembrava aver scelto Narciso Mostarda per risanare – oltre che occuparsi dell’emergenza Covid – la sanità calabrese. Come riportato però da varie agenzie di stampa, non è andato tutto liscio. Pare infatti che l’ala grillina del governo abbia proposto un nuovo nome e interrotto il corso dell’incontro. La novità proposta sarebbe Luigi Varratta, ex prefetto di Reggio Calabria. Nella notte, non avendo trovato un accordo, il CdM è stato sospeso.

CHI È LUIGI VARRATTA

Luigi Varratta, nel 2008 è stato nominato prefetto, ha svolto le proprie funzioni prima a Crotone e Reggio Calabria, poi a Firenze dal 2 aprile 2012. Dal giugno 2015 svolge le funzioni di capo del Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie del Viminale.

VARRATTA ACCETTEREBBE

Varratta in caso venisse resa ufficiale la sua nomina ha detto ad Adnkronos: “Ho dato la mia disponibilità a fare il commissario della sanità in Calabria. Sono stato contattato come altri candidati, ma non so se oggi sarò chiamato. So che deve essere presa una decisione e ci sono diversi nomi che sono stati vagliati e valutati. Sono un uomo delle Istituzioni e sono pronto a dare il mio contributo, conosco la Calabria perché sono stato 4 anni tra Crotone e Reggio”.

ALTRI NOMI PAPABILI

Il laziale Mostarda – forse ancora in ballo per la nomina – manager e neuropsichiatra infantile, nonché ex assessore del Pd nel Comune di Frosinone e attualmente dirigente della Asl Roma 6, resta il favorito di Pd e Leu, ma sembra essere gradito anche al centrodestra che amministra la Regione (non a Matteo Salvini però). Per Varratta spinge invece il M5s.

Questa indecisione non esclude nemmeno che salti fuori un terzo nome. E infatti l’Ansa scrive che “spunta l’ipotesi di chiedere ad Agostino Miozzo, attuale coordinatore del Comitato tecnico scientifico, di ricoprire l’incarico”. All’ipotesi di Miozzi si aggiungono anche la prefetta Luisa Latella, che da marzo è commissario prefettizio all’Asp di Catanzaro, sciolta per infiltrazioni mafiose nel settembre 2019, e Francesco Bevere, ex capo dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) fino a un anno fa e ora direttore generale del Dipartimento Salute della Regione Calabria.

IL COMMENTO DI GRATTERI

Anche il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, in un intervento in tv ha detto la sua sulla vicenda: “Dopo tutto questo parlare, molta gente anche capace, addetta ai lavori, non scenderà in Calabria perché rischia di azzerare una carriera brillante per un anno e mezzo, due, di commissariamento. Se poi non riesce nel progetto, nel risultato, azzera quello che ha fatto in quarant’anni di brillante professione”.

Gratteri poi, alla domanda se è un grosso rischio ricoprire il ruolo di commissario alla sanità in Calabria, ha risposto: “Il rischio c’è ancora, anche perché nell’ultimo decreto c’è la possibilità di scegliersi 25 collaboratori, però all’interno dell’ASP della Calabria. Ma se alcune di queste ASP sono state sciolte per mafia, il commissario da dove li deve pescare? Se i soggetti attuatori devono essere le ASP e nelle ASP c’è gente che è entrata come portinaio e usciere e adesso è dirigente, un manager addetto ai lavori non va a rischiare. Quindi ci vorrebbe la possibilità di poter scegliere almeno in campo nazionale, almeno di poter avere uno staff per andare a controllare i bilanci, i pozzi senza fondo di alcune ASP che addirittura non hanno bilanci da anni”.

In tutto questo caos resta il fatto che da un lato c’è il Pd che vuole uscire dall’impasse e dall’altro il M5s che prova, come auspicato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, “a farsi valere di più”.

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