Italia

Quando andranno Di Maio e Salvini alla Casa Bianca?

I graffi di Damato

I primi a fare le spese personali e politiche della pasticciata posizione italiana sulla crisi venezuelana sono gli stessi autori del pasticcio: i vice presidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Che prima si sono scontrati sulla valutazione del presidente Nicolas Maduro, il primo difendendolo e il secondo no, e poi si sono trovati d’accordo nel contrastare a livello europeo – dall’astensione congiunta dei loro amici di partito nel Parlamento di Strasburgo al veto imposto alla diplomazia italiana nel vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione a Bucarest- il riconoscimento del presidente ad interim Juan Guaidò, autoproclamatosi tale a Caracas reclamando elezioni finalmente corrette e garantite.

GOVERNO GIALLOVERDE CONFUSO SUL VENEZUELA

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha cercato, come al solito, di mettere una pezza all’ennesima confusione esplosa nel suo governo dicendo che Maduro, confermato nel mese di maggio dell’anno scorso fra denunce di brogli e violenze, non è mai stato riconosciuto Dall’Italia. Ma egli ha finito così per aggravare la situazione, in particolare nei rapporti con i grillini, sostenitori di Maduro. E ciò senza recuperare credito sul versante opposto, proprio mentre da Caracas giungeva una esplicita sollecitazione di Guaidò, che è anche presidente del Parlamento, a sostenerlo apertamente nel tentativo di fare uscire il suo Paese dal marasma in cui si trova. E di cui sono vittime, oltre che testimoni, più di centrotrentamila italiani che vi risiedono, per non parlare dei due milioni di oriundi.

VIAGGI BLOCCATI ALLA CASA BIANCA

Ebbene, in questa situazione a Washington, dove il presidente Donald Trump si sta spendendo personalmente a favore del presidente ad interim del Venezuela, riconosciuto all’istante, si è bloccata la pratica diplomatica dei due viaggi programmati negli Stati Uniti, ciascuno per conto suo, dai due vice presidenti del Consiglio per questi mesi, nella prospettiva della campagna elettorale per le europee di maggio. Già difficile di sua per ragioni di cerimoniale, trattandosi di personalità politiche non al massimo livello, è definitivamente tramontata l’ipotesi anche solo di una foto di opportunità alla Casa Bianca di Di Maio e di Salvini con Trump. Di cui pertanto il leader leghista potrà continuare a disporre solo di un’immagine molto casuale con l’allora candidato alla Casa Bianca, che peraltro la commentò dicendo di non averne alcun ricordo.

Sembra che dalla Casa Bianca siano anche partite verso gli uffici dipartimentali, cioè governativi, degli Stati Uniti raccomandazioni alla prudenza e al distacco verso gli ormai ingombranti ospiti italiani, ove dovessero veramente insistere nei loro programmi e sbarcare oltre Atlantico.

I RAPPORTI CON TRUMP

Trump insomma, che pure ha avuto incontri e telefonate più volte nei mesi scorsi con Giuseppe Conte, chiamandolo Giuseppi, ha quanto meno cominciato a farsi sospettoso di quanto accade a Roma. Il presidente americano è bizzarro -per esempio con quell’idea di murare i confini col Messico, spingendoli sino al mare, per respingerne i migranti- ma non è fesso. Le porte quanto meno della Casa Bianca ai due proconsoli del governo italiano sono chiuse, almeno per ora.

Un segnale delle difficoltà insorte nella preparazione dei viaggi paralleli dei due vice presidenti del Consiglio negli Stati Uniti si è colto d’altronde in un giornale – Il Fatto Quotidiano– solitamente informato specie della componente grillina del governo e della sua maggioranza: una componente cui dispensa consigli, raccomandazioni e quant’altro, come ha appena fatto elencando dieci ragioni per le quali i senatori a cinque stelle non dovrebbero cedere alla tentazione di negare l’autorizzazione al processo a Salvini per sequestro di persona, abuso d’ufficio e altro ancora, chiesta dal cosiddetto tribunale dei ministri di Catania per l’affare noto come Diciotti. Che è notoriamente il pattugliatore della Guardia Costiera italiana a bordo del quale furono trattenuti per quattro giorni nella scorsa estate 170 migranti, regolarmente soccorsi in mare ma che al Viminale si voleva che fossero preventivamente distribuiti fra vari paesi, alla fine riuscendovi, sia pure con successive complicazioni per la parte assuntasi dai vescovi italiani. “La missione in Usa è tutta in salita”, ha titolato ieri in prima pagina il giornale di Marco Travaglio richiamando un articolo sulle difficoltà, appunto, dei “viaggi gemelli” di Di Maio e Salvini negli Stati Uniti.

 

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