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Quirinale, cosa ha detto Mattarella per escludere il bis al Colle

Mattarella Bis

Mattarella nega ancora una volta l’ipotesi del bis alla fila di questuanti che lo rivorrebbe per altri 7 anni. La sua contrarietà all’idea si fa sempre più esplicita, segno di una crescente insofferenza

A mettere uno di fila all’altro gli indizi, solo chi è molto tonto o parecchio in malafede non si farebbe venire il dubbio che Sergio Mattarella voglia, il prossimo febbraio, ritirarsi a vita privata e restare dov’è per altri sette anni. Non fosse bastata l’annuncio della visita di commiato al Pontefice fissata per il 16 dicembre ma diramata fin dall’inizio di settembre, così da dare ai partiti tutto il tempo per trovare altri candidati, non fosse bastata la notizia, fatta trapelare apposta, che l’inquilino del Colle dal 2022 sarà un inquilino al Parioli, perché ha già trovato casa in affitto, ieri è arrivata una dichiarazione che non potrebbe essere più chiara.

TRE INDIZI FANNO UNA PROVA CHE MATTARELLA NON VUOLE CONCEDERE BIS?

“Tra gli altri temi trattati – ha detto Sergio Mattarella, intervenendo all’incontro di studio Giovanni Leone. Presidente della Repubblica 1971-1978 nel ventesimo anniversario della scomparsa – ovvero bicameralismo, Cnel, pubblica amministrazione, Mezzogiorno, lo sciopero nei pubblici servizi, Leone ripropose la sollecitazione (già sottolineata dal Presidente Segni), di introdurre la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco”.

E non è la prima volta che Mattarella si aggrappa, per così dire, alle dichiarazioni dei suoi predecessori per chiudere la porta in faccia ai questuanti che lo vorrebbero per il bis. A febbraio, commemorando Antonio Segni, l’attuale, e uscente, presidente della Repubblica, ne aveva sottolineato la contrarietà alla rieleggibilità di un Capo dello Stato: “In occasione dell’avvio della IV legislatura repubblicana, il presidente Segni” aveva espresso “la convinzione che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della “non immediata rieleggibilità” del Presidente della Repubblica. In quell’occasione Segni definiva il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato. Inoltre, aggiungeva, a proposta modificazione vale anche ad eliminare qualunque, sia pure ingiusto, sospetto che qualche atto del Capo dello Stato sia compiuto al fine di favorirne la rielezione. Di qui l’affermazione che una volta disposta la non rieleggibilità del Presidente, si potrà anche abrogare la disposizione dell’art.88 comma 2° della Costituzione, che toglie al Presidente il potere di sciogliere il Parlamento negli ultimi mesi del suo mandato. Una disposizione che, a giudizio del Presidente Segni, “altera il difficile e delicato equilibrio tra poteri dello Stato e può far scattare la sospensione del potere di scioglimento delle Camere in un momento politico tale da determinare gravi effetti”.

A buon intenditor, poche parole e il presidente Mattarella, sul tema, sembra averne già averne espresso fin troppe.

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