Italia

Raggi indagata e Calenda in rotta col Pd: per il Campidoglio è una corsa a ostacoli

raggi

Raggi, M5s e Pd sono in attesa della sentenza per il caso Marra, ma la corsa per il Campidoglio sembra essere una gara al ribasso. Calenda resiste, ma congela il tavolo di coalizione del centrosinistra su Roma

Appare sempre più difficile la corsa al Campidoglio. Virginia Raggi aspetta la sentenza per il caso Marra, il Pd e il M5s aspettano la sentenza (o la condanna, come dice Calenda) a Raggi per poter avviare un’alleanza giallorossa anche nella Capitale, il leader di Azione annuncia che continuerà la corsa con o senza il Pd ma ‘congela’ il tavolo a causa dell’intesa Pd-M5s – che i dem definiscono fake news. Italia Viva si dice aperta a una coalizione di centrosinistra ma senza i grillini. E +Europa abbandona il tavolo organizzato ieri per realizzare un programma per Roma.

LA SENTENZA PER RAGGI

La sindaca di Roma scoprirà sabato 19 dicembre se verrà nuovamente assolta per il processo Marra. Su di lei infatti pende ancora il giudizio di secondo grado per falso ideologico per la nomina a capo del Dipartimento Turismo di Roma capitale di Renato Marra. Raggi ha già annunciato che si ricandiderà comunque e che, come scrive Repubblica, “nemmeno una condanna le farebbe cambiare idea”.

TAVOLO ‘CONGELATO’ PER CALENDA

“Ieri [lunedì 14 dicembre, ndr] si è tenuta la riunione del tavolo di coalizione del centrosinistra su Roma. Abbiamo diligentemente partecipato a tutte le riunioni. Il Pd e Sinistra Italiana hanno chiarito che nel caso di condanna della Raggi apriranno un tavolo con il M5S. Il tavolo è dunque per noi congelato” ha twittato Carlo Calenda. Il leader di Azione, che ha sempre ribadito di escludere l’intesa con il M5s, ha dichiarato che andrà comunque avanti nella sua corsa a prossimo sindaco di Roma. Con o senza il Pd e “non insinuino che voglio tirarmi fuori dalla sfida”.

IL PD NEGA E LA SINISTRA SI SPACCA

Per il segretario del Pd Roma Andrea Casu, l’accusa di Calenda non è “nient’altro che una fake news”. “Se Calenda si vuole ritirare può farlo senza inventare niente. Se si è stufato di partecipare alle riunioni della coalizione di centrosinistra perché ha cambiato obiettivi può comunicarlo senza attribuire al Partito democratico posizioni che non abbiamo mai espresso”.

LE RISPOSTE DI CALENDA E DE GREGORIO

Il leader di Azione ha poi aggiunto: “Agli amici del Pd innervositi ricordo che bastano poche parole pubbliche per escludere l’alleanza con i 5s in caso di condanna e/o ritiro di Raggi. Mortificante tenere in piedi un tavolo del centrosinistra che dipende dai 5s”.

Anche Flavia De Gregorio, consigliera del I municipio di Azione, presente al tavolo di confronto del centrosinistra, ha raccontato a RomaToday la sua versione dell’accaduto. “Si parlava di Raggi e del processo, i Radicali hanno chiesto qual era il perimetro dell’alleanza e io sono intervenuta chiedendo cosa avrebbe fatto il Pd in caso di condanna. Mi è stato risposto che dato il buon risultato ottenuto a livello di governo nazionale, nel caso non ci fosse più Raggi in corsa ci potrebbe essere un’apertura con i Cinque Stelle”.

De Gregorio invita poi su Twitter Casu a fare chiarezza: “Facciamo una cosa semplice: confermi che il Partito democratico a Roma non si alleerà con il Movimento 5 Stelle neanche in caso di condanna e/o ritiro della Raggi?”. Ma non è ancora giunta risposta.

IL NODO GIALLOROSSO

La sinistra, come riporta Il Secolo d’Italia, è spaccata in tre gruppi: Leu e Sinistra Italiana aperti all’accordo con i 5 stelle, Azione, Italia Viva e +Europa non vogliono sentirne parlare e poi resta il Pd, che intraprenderebbe un’intesa con i grillini “a patto che la sindaca uscisse di scena”. Secondo il quotidiano, “la speranza è che ancora una volta sia un tribunale a decidere per la politica. E forse, sotto sotto, è quel che in cuor suo auspica anche Di Maio”.

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