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Rcs, botta e risposta sul Corriere tra proprietà e sindacati. Il punto

Scontro sulle pagine del Corriere tra i rappresentanti dei lavoratori europei e l’azienda: la denuncia sui contratti fermi al palo, i tagli al personale, la gestione degli utili e l’irruzione dell’intelligenza artificiale nelle redazioni e cosa risponde l’editore

Il futuro dell’editoria, la gestione dei bilanci e l’ombra sempre più ingombrante dell’intelligenza artificiale: è il terreno su cui si misura la disputa sindacale tra rappresentanze dei lavoratori di Rcs Mediagroup e i vertici della società guidata da Urbano Cairo, emersa sull’edizione odierna del Corriere, che ospita i rispettivi comunicati.

La polemica scaturisce dalle comunicazioni fornite durante l’incontro del 10 giugno con il comitato dei lavoratori europei (spagnoli e italiani) di Rcs, che ha scoperchiato le profonde tensioni sul rinnovo dei contratti, sulle strategie industriali e sull’impatto dell’IA sulle redazioni.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Nel documento diffuso dalle rappresentanze dei lavoratori, l’accusa principale verte su un modello di business che, a fronte di una “ulteriore recessione dei ricavi”, manterrebbe la “tenuta degli utili grazie al taglio dei costi operativi e al congelamento del costo del lavoro”. I sindacati puntano il dito contro la carenza di investimenti strategici e una gestione del personale che ha visto tagli drastici in Spagna e riduzioni in Italia. Il quadro tracciato dalle sigle descrive redazioni sempre più anziane e un mancato turnover per le posizioni apicali. Sul fronte economico, i rappresentanti evidenziano come la gestione abbia generato oltre 700 milioni di utili in dieci anni, destinati in gran parte alle banche e agli azionisti, senza un’adeguata “ridistribuzione dei risultati sui dipendenti dell’azienda”.

A scaldare ulteriormente il clima è la vertenza sui contratti, scaduti da dieci anni per i giornalisti italiani e da cinque in Spagna, con i sindacati che definiscono l’atteggiamento aziendale “attendista, quando non apertamente ostativo”. L’ultimo aspro terreno di scontro è l’intelligenza artificiale: le sigle minacciano battaglie legali contro i presunti accordi di sfruttamento degli archivi e si dicono pronte a suggerire ai lavoratori “di non usare gli strumenti di AI che l’azienda vuole introdurre” in assenza di accordi economici chiari.

LA RISPOSTA DI RCS MEDIAGROUP

L’azienda respinge fermamente le accuse, definendo le valutazioni sindacali prive di “riscontro nei fatti”. L’editore rivendica di aver garantito “solidità economica, continuità occupazionale e capacità di investimento” in una fase storica complessa per l’intero mercato. Rcs smentisce le accuse di disinvestimento sul capitale umano sottolineando come, solo al Corriere della Sera e su richiesta della direzione, siano state realizzate “80 assunzioni, di cui 42 di giovani sotto i 35 anni” nell’ultimo decennio, garantendo al contempo ai giornalisti l’accesso a strumenti premiali collegati ai risultati.

L’azienda rifiuta anche l’etichetta di soggetto ostativo nei rinnovi contrattuali e definisce “francamente incomprensibile la preannunciata volontà di ostacolarne l’utilizzo” in riferimento all’intelligenza artificiale. Rcs precisa che i nuovi strumenti tecnologici serviranno a migliorare i processi lavorativi e non a “sostituire il contributo giornalistico”, difendendo al contempo la “piena legittimità di valutare accordi commerciali” per valorizzare i propri archivi in base alle normative vigenti. La proprietà ricorda infine quello che considera il proprio successo industriale maggiore: “aver azzerato un indebitamento che ammontava a circa 430 milioni di euro e aver contestualmente investito ulteriori 70 milioni per il riacquisto della storica sede” di via Solferino senza vendere asset strategici.

Il botta e risposta s’inserisce in una stagione di aspro scontro promosso da giornalisti e poligrafici contro il mancato rinnovo dei rispettivi CCNL, che ha portato alle mobilitazioni del 27 marzo e del 16 aprile indette dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e all’interruzione delle trattative da parte dei poligrafici a fine maggio, in protesta contro una proposta contrattuale ritenuta non dignitosa.

IA E EDITORIA: IL NUOVO TERRENO DELLO SCONTRO INDUSTRIALE E REGOLATORIO

Uno scenario delicatissimo, in cui si fa sempre più dirimente l’irruzione dell’intelligenza artificiale nei processi redazionali, tema che ormai travalica i confini aziendali e mette in discussione l’intero settore dell’informazione.

Al di là delle questioni etiche e deontologiche, il tema più urgente riguarda il lavoro e le relazioni industriali: come evidenziava da Eurofound già lo scorso settembre, l’algoritmo sta entrando di prepotenza nella contrattazione collettiva europea, mentre in Italia l’Agcom ha appena istituito un tavolo tecnico sul diritto d’autore per le piattaforme digitali.

Un’innovazione che l’Ordine dei Giornalisti imporrebbe di dichiarare ai lettori (Articolo 19 del Codice deontologico) e che si conferma oggi come il nuovo, cruciale terreno del conflitto industriale dell’editoria.

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