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Procura antimafia minori

Reati dei minori, quali sono i nuovi superpoteri del Procuratore Nazionale Antimafia Melillo

Un nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri estende i poteri della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo anche ai procedimenti giudiziari a carico di minorenni. Ecco come 

L’allarme per il crescente coinvolgimento dei giovanissimi in reati di estrema gravità – soprattutto quelli legati alla radicalizzazione online – ha spinto il governo a chiarire in modo esplicito le disposizioni dell’articolo 371-bis del codice di procedura penale, che regola i poteri della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Attraverso il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri, si colma infatti il vuoto normativo che rendeva dubbia la possibilità legale, per la Pnaa guidata da Giovanni Melillo, di affiancare e supportare le Procure minorili nei procedimenti per mafia e terrorismo.

IN COSA CONSISTONO I NUOVI POTERI DELLA PROCURA ANTIMAFIA

La modifica, come evidenzia la nota di Palazzo Chigi, serve a “confermare ed esplicitare i poteri del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nei procedimenti relativi a reati commessi da minori”, alla luce della crescente rilevanza del fenomeno.

Il punto centrale è dunque il coordinamento investigativo. La DNAA potrà esercitare anche nei procedimenti minorili gli strumenti già previsti dall’articolo 371-bis: stabilire collegamenti investigativi tra gli uffici, acquisire notizie e informazioni, promuovere il coordinamento delle indagini e disporre l’applicazione temporanea di magistrati distrettuali presso le procure minorili. Nei casi previsti dalla legge, il procuratore nazionale potrà inoltre procedere all’avocazione delle indagini in presenza dei presupposti stabiliti dalla normativa. La nuova disciplina chiarisce anche che le funzioni direttive e di coordinamento saranno esercitate nei confronti del procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

L’EMERGENZA RADICALIZZAZIONE

Il decreto si inserisce nel più ampio pacchetto di interventi del governo sul fenomeno della criminalità giovanile, ultimo dei quali il famigerato ddl antimaranza.

E sulla scorta di un’impennata di casi: secondo i dati della polizia giudiziaria si è passati dalle 7 operazioni registrate nel 2023 alle 14 del 2024, con una proiezione di 27 operazioni per il 2025, segnando un incremento del 285%.

Le procure non si trovano più a fronteggiare esclusivamente le tradizionali dinamiche mafiose, in cui i ragazzini venivano reclutati per presidiare le piazze di spaccio o impiegati come bassa manovalanza criminale. Oggi il sistema giudiziario deve arginare un fenomeno del tutto nuovo, caratterizzato dall’affiliazione silenziosa che si consuma online. I giovanissimi vengono sempre più spesso radicalizzati da cellule terroristiche jihadiste o attratti dalla violenza del suprematismo digitale.

Le indagini hanno recentemente portato alla luce casi eclatanti, come quello del sedicenne residente in Brianza, trovato in possesso di armi e vessilli con simbologia suprematista, o quello dei 14 minori coinvolti nell’operazione di stamane contro 17 soggetti accusati propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo.

Di fronte a questa evoluzione criminale, la relazione illustrativa del decreto sottolinea come sarebbe stato paradossale impedire l’uso di strumenti investigativi avanzati al solo fine di tutelare l’età anagrafica degli indagati.

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