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Reddito di cittadinanza, così potrebbe cambiare sotto Draghi

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La misura varata da Lega e MoVimento 5 Stelle è costata finora 17 miliardi di euro, di cui 9 nel 2021. Quindi il reddito di cittadinanza dovrà per forza cambiare. Ma come?

Reddito di cittadinanza addio? No, perché rimuoverlo del tutto creerebbe pericolose scissioni nella maggioranza e anche perché, dopo la pandemia, la misura voluta caparbiamente dai 5 Stelle ai tempi del Conte I puntella un numero sempre maggiore di famiglie scivolate, per la situazione contingente, sotto la soglia di povertà. Secondo i calcoli di Repubblica, infatti, tre anni fa lo Stato spendeva 433 milioni di euro al mese, somma lievitata a 595 milioni due anni fa, per poi salire a 722 milioni quest’anno. E quindi? Quindi il reddito di cittadinanza se vuole continuare a esistere dovrà cambiare profondamente, sottoporsi a un maquillage necessario per la sua sopravvivenza.

Con l’approvazione del decreto fiscale e il contestuale rifinanziamento della misura per 200 milioni per coprire gli ultimi tre mesi del ’21, del resto, l’esecutivo guidato da Mario Draghi ha subito altre pericolosissime fibrillazioni causate dai più aspri detrattori della misura: Lega, Forza Italia e Italia Viva, perciò il presidente del Consiglio dovrà ora fare una operazione chirurgica di sintesi tra le istanze di chi lo vorrebbe sopprimere e di chi, pur volendolo mantenere (PD e M5S), apre al tagliando.

COME POTREBBE CAMBIARE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Anzitutto dovrà costare meno, perché se è vero che, da quando abbiamo le spalle coperte dal Next Generation Eu, si è allentata la pressione dei mercati sui nostri tassi di interesse, è pur sempre vero che è tra le spese principali cui il nostro Paese deve far fronte, assieme a un’altra misura destinata difatti a finire in soffitta: quota 100 di matrice salviniana. E con il nostro debito pubblico non possiamo certo permetterci di scialare in modo simile.

Si attende anzitutto la relazione finale della Commissione guidata dalla sociologa Chiara Saraceno, che sta analizzando il Reddito di cittadinanza al fine di trovarne i principali difetti e i possibili correttivi. Dovrebbe arrivare sul tavolo di Mario Draghi a fine mese.

Quindi si dovrebbe procedere con un netto dimagrimento dell’assegno: c’è chi parla di un importo massimo di 500 euro (sotto difficilmente i 5 Stelle accetterebbero) anche se i più spingono perché venga ancorato al costo della vita, notevolmente difforme tra Nord e Sud. Attualmente, col reddito di cittadinanza fisso a 700 euro si paga a malapena l’affitto di un monolocale a Milano, mentre in diverse regioni del Meridione è una somma sufficiente a spingere i più a rifiutare i lavoretti saltuari che comporterebbero il rifiuto di altri assegni sociali. Qui però si aprono problemi dal forte sapore elettorale, visto che, grazie al rdc, i 5 Stelle alle ultime politiche hanno raccolto voti soprattutto al Sud: un taglio dell’assegno in Meridione a favore del Settentrione non sarebbe compreso dai loro elettori.

Tra i correttivi già ipotizzati c’è la possibilità di perdere il reddito di cittadinanza al primo rifiuto di una offerta di lavoro, che nel ‘quantum’ potrebbe scendere fino a due mesi di impiego (oggi il minimo è tre). E dato che la Caritas sottolinea come i percettori del reddito siano spesso difficilmente rimpiegabili, col 7% senza la quinta elementare, il perno della nuova misura sarà la formazione.

In tal senso occorrerà spingere ulteriormente il nuovo piano “Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori” (progetto GOL), che già quest’anno aveva assorbito 233 mln di euro della scorsa finanziaria per favorire l’inserimento occupazionale mediante l’erogazione di servizi specifici di politica attiva del lavoro, nell’ambito del patto di servizio previsto dal Jobs Act. Le misure previste – si legge tra gli obiettivi del piano GOL – puntano ad aumentare il contenuto occupazionale della ripresa, a ridurre l’inattività e migliorare l’occupabilità dei giovani e a fronteggiare il disagio sociale, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il fenomeno è più acuto.

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