Italia

Rifiuti nucleari, ecco la bozza di risoluzione al Senato

Il testo per la conclusione dell’indagine conoscitiva in tema di rifiuti nucleari è stato presentato in commissione Industria del Senato dal presidente e relatore Gianni Girotto (M5s)

Premessi i “ritardi per la definizione del Programma determinarono nel Governo precedente la decisione di uno slittamento della pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione (CNAPI)” è necessario “verificare prioritariamente la fattibilità di accordi bilaterali, in coerenza con quanto stabilito all’articolo 4, paragrafo 4 della direttiva 2011/70/Euratom, con Stati membri o paesi terzi per utilizzare un impianto di smaltimento situato in uno di essi ai fini dello smaltimento dei rifiuti radioattivi di medio alta e alta attività italiani così da evitare l’immagazzinamento dei suddetti rifiuti, a titolo provvisorio di lunga durata, presso il deposito nazionale”. È uno dei passaggi della bozza di risoluzione (qui il testo) conclusiva dell’indagine conoscitiva in tema di rifiuti nucleari, depositata in commissione Industria del Senato dal presidente e relatore Gianni Girotto (M5s), nella quale si precisa che occorre “attivare gli istituti competenti (ISPRA, ISIN, ISS) per le analisi di rischio e le stime conseguenti relative al trasporto del materiale radioattivo di medio alta e alta attività”.

GLI IMPEGNI CHIESTI AL GOVERNO: INCREMENTARE L’ORGANICO DI ISIN

Nella risoluzione Girotto mette nero su bianco una serie di impegni del governo a cominciare dal completamento – ai sensi della direttiva Euratom – “della procedura per la definizione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, comprendente tutti i tipi di combustibile nucleare esaurito e di rifiuti radioattivi provenienti da attività civili soggetti alla giurisdizione nazionale”. Ma anche di accelerare le “attività di messa in sicurezza e decommissioning, con particolare attenzione alle criticità dei centri di Saluggia e Trisaia per la presenza dei rifiuti liquidi e al problema del decommissioning del reattore ‘moderato’ a grafite di Latina” ai fini della tutela della popolazione, di recepire la direttiva Euratom del 2013 sulla radioprotezione e di “adottare iniziative urgenti affinché ISIN possa incrementare gli organici in misura adeguata allo svolgimento delle attività istituzionali e per consentire a ISIN di espletare in tempi rapidi concorsi pubblici per l’assunzione di personale tecnico”.

ATTIVARE I CANALI DIPLOMATICI PER I MATERIALI PROVENIENTI DA ELK RIVER

Sempre all’esecutivo viene chiedo di emanare i decreti attuativi su sanzioni e obblighi di comunicazioni in capo a chi produce, trasporta, vende, raccoglie materiale radioattivo, e di attivarsi “con una decisa e concertata azione diplomatica per un accordo con gli Stati che si rendessero disponibili allo smaltimento delle 64 barre di combustibile nucleare uranio/torio, non ritrattate e attualmente site nell’impianto nucleare Itrec di Rotondella (MT), provenienti dal reattore nucleare Elk River (United States of America, MN)”.

RAFFORZARE L’OPERATIVITÀ DEI TAVOLI NELLA TRASPARENZA

E ancora: la bozza di risoluzione chiede di “rafforzare l’operatività dei tavoli nella trasparenza regionale, al fine di garantire la partecipazione ed il più ampio coinvolgimento possibile delle istanze locali rappresentate dagli attori interessati alle informazioni e alla conoscenza delle attività di decommissioning” e “assicurare con cadenza periodica la redazione, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, di un rapporto sullo ‘Stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari’”.

RAFFORZARE IL COMPLESSO DELLE PROFESSIONALITÀ TECNICHE PER LE PROCEDURE AUTORIZZATIVE

Rafforzare anche “il complesso delle professionalità tecniche necessarie di cui devono avvalersi i soggetti pubblici a diverso titolo coinvolti nelle procedure autorizzative e di controllo” promuovendo “bandi di assunzione” e sollecitare l’ISIN a chiarire definitivamente nella Guida tecnica “Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività” “se tali criteri siano validi, oltre che per gli impianti di smaltimento della bassa e media attività, anche per l’area di immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti radioattivi ad alta attività”.

SERVE UN PROGRAMMA PER LA DIFESA

Infine, nella bozza viene chiesto di “promuovere, nell’ambito dell’Amministrazione della Difesa, la possibilità di redigere un apposito ‘Programma’ per la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dall’Amministrazione della Difesa” e di “esprimere un indirizzo, in attuazione del ‘Programma nazionale’, che, demandi chiaramente la costituzione del ‘parco tecnologico’ alla scelta delle competenti autorità elettive territoriali, assicurando benefici economici equivalenti a quelli previsti per la costituzione del ‘parco tecnologico’”.

LE CRITICITÀ NEL PROGRAMMA DELLA CNAPI

Premesso che “i ritardi per la definizione del Programma determinarono nel Governo precedente la decisione di uno slittamento della pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione (CNAPI)”, si legge nella bozza, è “opportuno rilevare quanto esposto nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, approvata nella seduta del 1° ottobre 2015. La relazione – si legge ancora – evidenzia un aspetto, apparentemente solo formale, di congruenza tra quanto richiesto dal decreto legislativo n. 31 del 2010 e quanto attuato dall’ISPRA con la Guida tecnica n. 29. La questione è stata posta sia al Ministro dello sviluppo economico nell’audizione del 31 marzo 2015, sia all’ISPRA stesso nell’audizione del 30 luglio. È stato infatti osservato che il suddetto decreto legislativo stabilisce, come è ampiamente noto, che il deposito nazionale debba essere costituito da due parti, poste sul medesimo sito, all’interno di un cosiddetto ‘parco tecnologico’: un impianto per lo smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività e un impianto per il deposito temporaneo di lungo periodo (50-100 anni) dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato non riprocessato. Per contro, la Guida tecnica dell’ISPRA indica i criteri di localizzazione solo per il deposito di smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività (anche il titolo stesso della Guida è al riguardo molto chiaro: Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività) e non menziona in alcun modo l’altra parte del deposito nazionale, cioè l’impianto per l’alta attività”.

LA STIMA DEI COSTI DEL DECOMMISSIONING

All’interno della bozza è presente anche una stima dei costi per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi italiani che “ha raggiunto i 7,2 miliardi di euro, ovvero 400 milioni in più rispetto ai 6,8 miliardi precedenti. Dal 2001 al 2018, il programma di smantellamento è stato realizzato per circa un terzo delle attività, per un costo di 3,8 miliardi di euro, pari a poco più del 50 per cento del budget. Vanno aggiunti inoltre gli 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e il costo di esercizio annuale non ancora stimato”.

NEL 2017 COPERTURA FINANZIARIA SU INVESTIMENTI EFFETTUATA MEDIANTE AUTOFINANZIAMENTO DELLA SOGIN

Rispetto alla realizzazione del decommissioning, sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria di Sogin la Corte dei Conti segnala “che attualmente non è stato ancora definito il sistema regolatorio per il riconoscimento dei costi relativi all’attività del Deposito Nazionale e parco tecnologico. Pertanto anche nel 2017 la copertura finanziaria relativa agli investimenti è stata effettuata mediante autofinanziamento della Sogin”.

RITARDI AGGIUNTIVI OLTRE A QUELLI GIA’ ACCUMULATI

“Sulla base degli ultimi dati contabili rilevati da ARERA con la delibera n. 606/2018/R/EEL, sul programma quadriennale 2018-2021, si riscontano ritardi aggiuntivi a quelli già significativi accumulati dalla commessa nucleare, con conseguente crescita dei costi a vita intera e ulteriori slittamenti della data di fine attività prevista per importanti progetti (slittamenti che vanno dai 2,5 ai 5,5 anni), imputabili tanto a fattori endogeni, quanto a fattori esogeni alla Sogin”.

FATTO POCO SU CRITICITÀ SALUGGIA, TRISAIA ED ELK RIVER

“La cosa più preoccupante – si legge ancora nella bozza – è che ben poco è stato fatto nelle due situazioni più critiche nel nostro Paese: la solidificazione dei rifiuti liquidi presenti nel centro di Saluggia, del prodotto finito nel centro di Trisaia e l’allontanamento delle barre di combustibile Elk River sempre dalla Trisaia. I ritardi accumulati in questi ambiti sono assolutamente inaccettabili e sarà compito della nuova consiliatura SOGIN procedere con urgenza con misure adeguate. Va del pari segnalato il decommissioning della centrale di Latina, per la quale il grande quantitativo di grafite – che svolgeva le funzioni di ‘moderatore’ della reazione di fissione – ‘attivato’ dagli anni di funzionamento costituisce un problema che richiede interventi di tipo tecnico-scientifico ancora allo studio nei Paesi che, come il Regno Unito, hanno installato reattori nucleari moderati a grafite”.

SU SLITTAMENTO CRONOPROGRAMMI ANDREBBERO PERTANTO VERIFICATE CON ATTENZIONE EVENTUALI RESPONSABILITÀ

Per quanto riguarda lo slittamento dei cronoprogrammi, “andrebbero pertanto verificate con attenzione eventuali responsabilità dovute, tra l’altro, a una insufficiente attenzione politica e alle criticità che hanno determinato, a fronte dei rischi per la sicurezza nazionale, una riduzione dei controlli rispetto alle attività poste in essere. Le strutture preposte alle attività di controllo non hanno la dotazione organica di personale sufficiente a fronteggiare con competenza ed esperienza le emergenze connesse alle attività di decommissioning”.

SERVE ANALISI COMPLETA DELLE TEMATICHE E DELLE CRITICITÀ

In sostanza, conclude, il testo della bozza di risoluzione “per il Paese è indispensabile e fondamentale l’interesse ad approfondire ogni aspetto attraverso un’analisi completa delle tematiche e delle criticità reali dello stato attuale, coinvolgendo attraverso procedure trasparenti tutte le parti interessate. È doveroso altresì ricostruire l’iter delle scelte politiche e gestionali conseguenti alla normativa europea e nazionale analizzando su costi e benefici, rischi e opportunità, ostacoli ed interventi legislativi funzionali alla definizione della migliore strategia per la salute pubblica, la tutela dell’ambiente e la sicurezza nazionale”.

 

Articolo pubblicato su Energiaoltre.it

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