Svolta o pasticcio? Il rimpasto di Giunta alla Regione Siciliana scontenta quasi tutti – soprattutto Forza Italia – e rischia di causare nuovi guai al presidente Renato Schifani
L’ambizione della vigilia era tirare l’esecutivo siciliano finalmente fuori dall’impasse in cui versa da mesi, riempire le caselle rimaste vuote e impostare la rotta per le prossime amministrative. Ma sono in molti a esser rimasti scontenti delle scelte di Renato Schifani. Il presidente della Regione sarà riuscito nell’intento di compattare i suoi? Il timore è che, alla fine, le fila dei franchi tiratori del governo regionale si siano ingrossate e l’equilibrio nella maggioranza sia rimasto precario, se non addirittura peggiorato.
IL MINI-RIMPASTO: TORNA ALBANO, DENTRO INGALA PER L’MPA
Salvo il rispetto delle tempistiche – la partita andava chiusa entro il 30 aprile, pena l’impossibilità per i neo-assessori di definire gli uffici di gabinetto a causa del blocco delle assunzioni di personale esterno – il governatore ha infatti mancato diversi obiettivi.
Innanzitutto, i cambiamenti sono pochi e molto ridotti. In generale, ha prevalso la linea garantista dettata da Fratelli d’Italia, che così può giustificare la permanenza di Elvira Amata e Gaetano Galvagno nei rispettivi scranni – almeno per il momento – e rinnova un ombrello utile anche al leghista Luca Sammartino.
Per le deleghe al lavoro s’è provveduto al reintegro di Nuccia Albano, dapprima estromessa per marginalizzare la Dc dopo l’esplosione del caso che ha portato il recidivo Totò Cuffaro ai domiciliari, e ora reinserita in Giunta senza grossi scossoni. Niente da fare dunque per l’ex sindaco di Modica Ignazio Abbate, che da tempo starebbe valutando di passare dalla Dc alla Lega.
Ai cuffariani viene invece sottratto l’altro assessorato, quello alla Funzione Pubblica e delle Autonomie Locali: qui è approdata Elisa Ingala, forte dell’esperienza già maturata nel medesimo settore presso il Comune di Caltanissetta. Un profilo tecnico in teoria, ma in realtà molto vicina all’Mpa di Raffaele Lombardo, che infatti è tra i grandi vincitori del rimpasto, avendo conquistato un posto in Giunta e al contempo indebolito l’asse Lega-Dc.
IL CASO CARUSO ALLA SANITÀ
Ma il pasticcio vero e proprio rischia di essere la nomina alla Sanità. Gli azzurri da tempo vorrebbero rivendicare la casella, fino a poco tempo fa nelle mani della tecnica Daniela Faraoni. A dire il vero, ci aveva provato anche Fratelli d’Italia, ma il neo commissario dei forzisti nella Regione, Nino Minardo, ha fatto muro.
Alla fine Schifani ha spiazzato tutti optando per il predecessore di Minardo, Marcello Caruso. Il quale, malgrado una lunga esperienza amministrativa tra Comune di Palermo, Amia e Sas, non ha competenza specifica per un assessorato così rilevante, e soprattutto è fresco di sfiducia da coordinatore regionale del suo partito.
Tanto che dalla nomina alla prima dichiarazione di un compagno sono trascorse oltre 20 ore. Tra i commenti tardivi e imbarazzati, glaciale quello di Nicola D’Agostino, il grande deluso, poiché correva in prima persona per rilevare le deleghe di Faraoni : “Schifani aveva in effetti annunciato il cambio dei due assessori tecnici a gennaio, davanti a Tajani e a tutto il gruppo, con due parlamentari del gruppo. Ci ha ripensato, peccato per l’impegno disatteso”. Come a dire che la frattura che paralizza esecutivo e partito è ben lungi dall’esser ricomposta. E del resto ci vorrà ben altro per rompere l’assedio quotidiano di Giorgio Mulè, ormai in aperta guerra contro Schifani.
IL DESTINO DI SCHIFANI LO DECIDE FDI
Secondo le ultime ricostruzioni, ora i meloniani potrebbe avocare a sé la scelta del nuovo direttore generale del dipartimento Pianificazione Strategica, ossia la casella lasciata vuota da Salvatore Iacolino. Nel frattempo, tacciono e attendono che i mal di pancia dentro Forza Italia giungano a dama, trattenendo a fatica quelli dovuti alla permanenza di Amata e Galvagno, su cui pure sarebbe ancora in corso il confronto tra i vertici del partito e il commissario Luca Sbardella.
L’impressione è che la ricandidatura di Schifani dovrà passare nuovamente da Fratelli d’Italia: la scorsa volta il kingmaker fu Ignazio La Russa e le recenti scelte del presidente della Regione lasciano pochi dubbi sul fatto che la sopravvivenza del presidente della Regione poggi su sponde esterne, piuttosto che sul sostegno dei forzisti. Non a caso per vedere finalmente il rimpasto si sono attesi i tempi della Fiamma e il via libera è giunto solo dopo lo sbarco nella Regione di Arianna Meloni e Giovanni Donzelli.


