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Scudo penale

Scudo penale non solo per la polizia: ecco a chi si applica e quando

Il nuovo decreto sicurezza introduce un “modello parallelo” di iscrizione per chi agisce “in presenza di evidenti cause di giustificazione”. Ma cosa significa nel concreto?

Forse, in futuro, non li chiameremo nemmeno più indagati, ma “persone interessate alle indagini”, almeno questo è l’auspicio del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ieri in conferenza stampa ha presentato il nuovo pacchetto sicurezza approvato in Consiglio dei ministri.

Non si tratta ancora di un cambio lessicale effettivo, ma un primo passo potrebbe essere proprio nel nuovo provvedimento, che introduce lo scudo penale e ne estende l’applicazione a tutti i cittadini che commettano un reato in presenza di una “evidente causa di giustificazione”. Ma di cosa si tratta e a chi si applica?

IL MODELLO SEPARATO E IL RUOLO DEL PM

La vera novità procedurale risiede nella creazione di un modello parallelo al registro dei reati (il classico “Modello 21”). Chi viene riconosciuto nell’immediatezza come autore di un fatto giustificato non vedrà il proprio nome iscritto tra gli indagati.

Sarà il Pubblico Ministero, analizzando l’informativa delle forze dell’ordine, a decidere se dirottare la posizione verso questo registro speciale. In questo modo, l’impatto mediatico e professionale di un’indagine viene drasticamente ridotto fin dalle prime battute.

DALLE DIVISE ALLA LEGITTIMA DIFESA

Ma per chi è stato pensato questo scudo? In primis per le forze dell’ordine. La norma copre l’uso legittimo delle armi durante il servizio, evitando che un poliziotto che risponde a un’aggressione sia automaticamente indagato.

Tuttavia, lo scudo si allarga anche ai comuni cittadini. Si tratta, di fatto, di un’estensione della legge sulla legittima difesa: un cittadino che reagisce a un rapinatore in casa propria, se la dinamica appare chiaramente giustificata, non sarà iscritto nel registro degli indagati ma in quello delle “persone interessate”, in attesa delle verifiche di rito.

LA TUTELA PER I MEDICI

Un capitolo fondamentale riguarda la classe medica. Nordio ha specificato che la norma sarà immediatamente applicabile ai medici chiamati a rispondere di presunte colpe professionali ed è un segnale per contrastare il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”.

Se il danno subìto dal paziente rientra in una fattispecie di rischio clinico o di operato professionale che il magistrato ritiene potenzialmente giustificato, il medico non sarà trattato come un indagato comune.

GARANZIE DI DIFESA E ATTI IRRIPETIBILI

Nonostante la qualifica meno pesante, la persona iscritta nel modello speciale non perde i propri diritti. Anzi, la norma garantisce la piena partecipazione agli atti di indagine. Sarà possibile nominare un avvocato o un consulente tecnico per assistere ad autopsie, accertamenti tecnici irripetibili e incidenti probatori.

Questo assicura che, nel caso in cui il PM decidesse in seguito di mutare l’iscrizione in una forma più grave, il diritto alla difesa sia stato preservato sin dal primo minuto.

I TEMPI DELL’INDAGINE: ARCHIVIAZIONE ENTRO 30 GIORNI

La riforma punta tutto sulla rapidità. Se non sono necessari ulteriori accertamenti, il PM ha soltanto 30 giorni di tempo per richiedere l’archiviazione. Qualora la vicenda fosse più complessa (necessità di perizie tecniche o incidenti probatori), il termine sale a 120 giorni, con un margine massimo di chiusura a 150 giorni. Una tempistica serrata per evitare che il “limbo” giudiziario si trascini per anni.

ESTENSIONE DELLE TUTELE LEGALI

Infine, lo Stato sceglie di farsi carico delle spese. Le tutele legali, che già coprivano gli oneri di difesa per le forze di polizia, vengono ora estese anche al personale delle Forze Armate e ai Vigili del Fuoco.

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