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Se Salvini piange, Conte non ride

Tamponi Salvini

Il centrodestra ha perduto, d’accordo, ma non parliamo di Conte….

Non per volere minimizzare l’”autogol del centrodestra” ammesso dal Giornale della famiglia Berlusconi su tutta la prima pagina, o la sua “salvifica batosta”, come l’hanno definita quelli del Foglio, ma significa pur qualcosa che Giuseppe Conte non sia riuscito a saltare su nessuno dei palchi dei vincitori dei ballottaggi comunali conclusisi a vantaggio del centrosinistra federato dal segretario del Pd Enrico Letta. Che sia lui, il presidente del MoVimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio, il vero o il maggiore sconfitto dei ballottaggi e, più in generale, del doppio turno di elezioni amministrative svoltosi in questo mese di ottobre?

Persino Il Fatto Quotidiano, che rimpiange Conte a Palazzo Chigi di notte e di giorno, considerando Mario Draghi una specie di abusivo mandato lì da Sergio Mattarella a febbraio dando l’ultima pugnalata all’avvocato e professore pugliese, ha dovuto titolare “Il Pd prende le città”. E ha lasciato solo nell’editoriale di Marco Travaglio un accenno ai “voti degli elettori giallorosa”, fra i quali ci sarebbero i più volenterosi o sprovveduti -secondo i gusti– di quello che era una volta il “popolo” o movimento grillino. La cui “storia” sarebbe “finita”, come ha commentato Massimiliano Panarari sulla prima pagina della Stampa, il giornale della Torino riconquistata dal Pd dopo la parentesi grillina di Chiara Appendino.

Nei ballottaggi di domenica e lunedì i pentastellati sono riusciti a mantenere, o salvare, con loro sindaci i Comuni di Pinerolo, in provincia di Torino, di Castelfidardo, in provincia di Ancona, di Noicattaro, in provincia di Bari, e di Ginosa, in provincia di Taranto, per una popolazione complessiva di 102 mila e rotti abitanti. Gli umori sotto le cinque stelle non sono naturalmente dei migliori. Né lo è quello personale di Conte, che ha cercato di cavarsela, al primo accenno delle difficoltà ulteriori che lo attendono, ammonendo -come nel titolo dedicatogli dal Corriere della Sera- che “c’è poco da dire, tanto da fare”. E ciò soprattutto per dissipare il sospetto o la convinzione di molti che il movimento da lui presieduto sia ormai un alleato minore di un Pd “decontizzato”, come ha titolato Il Riformista. Un Pd che, secondo un titolo non arbitrario di Libero, “si mangia i grillini”: il che -sia detto fra parentesi- dovrebbe consolare il giornale diretto da Alessandro Sallusti e assistito, a suo modo, da Vittorio Feltri. Che invece non sono per niente contenti, preferendo che a “mangiarsi” i grillini avesse continuato Matteo Salvini, come nelle elezioni europee del 2019, o cominciato Giorgia Meloni, in persistente crescita elettorale nonostante la sconfitta nei ballottaggi col suo candidato a Roma Enrico Michetti. Che, ad elininazione avvenuta, si è guadagnato da parte di Paolo Mieli e di Enrico Mentana il riconoscimento di essere “simpatico”, anche con le sue gaffe.

Per il vincitore da tutti riconosciuto vale tuttavia il monito del Foglio sotto il titoletto “Sbornia democratica”. “Letta ha già la sua gioiosa macchina da guerra”, ha scritto il quotidiano di Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa evocando l’armata Brancaleone allestita nel 1994 da Achille Occhetto, segretario del Pds-ex Pci, dopo un turno fortunato di elezioni amministrative, ma sconfitta clamorosamente da Berlusconi nelle elezioni politiche. Era però un Cavaliere di “soli” 58 anni, contro gli 85 di adesso, con tutte le complicazioni sopraggiunte, politiche e fisiche, e al netto di una persistente e pelosa attenzione giudiziaria.

TUTTI I GRAFFI DI FRANCESCO DAMATO

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