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Sfida tutta romagnola nel Pd?

Pd
La corsa alla segreteria del Pd sarà tra Bonaccini e Schlein? I Graffi di Damato

La candidatura di Stefano Bonaccini a segretario del Pd in vista delle primarie, appena anticipate da marzo al 19 febbraio, è stata tante volte preannunciata ormai che la notizia sarebbe oggi solo quella della smentita dal luogo nativo in cui dovrebbe concretizzarsi: Campogalliano, vicino Modena.

Se eletto davvero, l’attuale presidente della regione Emilia Romagna sarebbe il secondo strappo nella storia dei comunisti e post-comunisti italiani alla regola di non affidarsi a livello nazionale ad un emiliano fattosi le ossa come amministratore nella sua terra, perché sospettabile di imborghesimento. O comunque di indulgenza per una società opulenta e allegra: l’opposto di quella alla quale per generazioni erano stati abituati a pensare emuli e sognatori della rivoluzione bolscevica del 1917.

Il primo strappo a quella specie di regola fu compiuto con Pier Luigi Bersani, ma a Pci ormai sciolto, travolto anch’esso dal crollo del muro di Berlino, messosi per un po’ con i suoi simboli all’ombra di una quercia e alla fine accoppiatosi nel Pd con i resti della sinistra democristiana e cespugli vari.

Il buon Bersani è stato ed è, per carità, una persona simpaticissima. Mi sono sempre chiesto, da quando lo conobbi cenando una sera a Sain Vincent col comune amico Carlo Donat-Cattin, che cosa avesse del vero comunista col suo costante, indefettibile buon umore. Le sue metafore hanno fatto letteratura in politica: dal giaguaro di Arcore da smacchiare alle bambole da pettinare e, infine, alla destra travestita da mucca ormai accasatasi nella sede nazionale del Pd, al Nazareno, vagando fra corridoi e stanze, a cominciare da quella del segretario.

Purtroppo toccò proprio a Bersani perdere nel 2013 -o non vincere, come lui preferì dire- il primo confronto elettorale col movimento grillino che ora, meno di dieci anni dopo, contende al Pd la guida della sinistra, sorpassandolo ogni tanto nei sondaggi. Nove anni fa, nella sua bonomìa e ostinazione, anche a costo di spazientire l’ex compagno di partito Giorgio Napolitano al Quirinale, Bersani volle tentare di allestire con l’appoggio o l’astensione dei grillini un governo che lui stesso definì “di minoranza e combattimento”. Fu solo deriso da quella specie di marziani appena sbarcati a Montecitorio, che volevano addirittura già condizionare la scelta del successore di Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Non fu la fine della legislatura appena avviata, come si poteva persino auspicare dai virtuosi della democrazia, ma quella della segreteria Bersani al Nazareno sì.

Molta acqua, certo, è passata da allora sotto i ponti. E’ caduto persino il soffitto di cristallo del monopolio maschile della guida del governo anche dalle nostre parti. Abbiamo una donna a Palazzo Chigi, e per giunta di destra destra, protestano a sinistra, ma forse anche ad Arcore e dintorni. Eppure Bonaccini, se gli riuscisse la scalata alla segreteria, avrebbe più gatte da pelare in casa che fuori.

L’ultimo sondaggio effettuato sulla corsa al Nazareno è quello di Alessandra Ghisleri pochi giorni fa, che attribuisce a Bonaccini un non proprio esaltante 25,9 per cento di preferenze fra i potenziali o volontari elettori. Lo segue, col 21,4 per cento, la sua giovane ex vice alla regione e deputata Elly Schlein. Che, a dire il vero, e senza volerla offendere, ma persino con una certa simpatia, sembra più adatta allo stato confusionale in cui si trova il Pd con i suoi tre passaporti -svizzero, americano e italiano- e l’allegramente ammessa bisessualità. Chi più di lei, peraltro neppure iscritta al partito, o non ancora, potrebbe davvero rivoltarlo come un calzino e riproporlo alle elezioni in chissà quale modo?

Seguono, distanziati di moltissimo, e anche a dispetto di alcune indisponibilità dichiarate a correre, Vincenzo De Luca col 5,9 per cento, Francesco Boccia col 4,5, Paola De Micheli col 3,3, Dario Nardella col 2,5, Peppe Provenzano coll’1,5 e Marco Ricci con lo 0,8 per cento. Auguri a tutti.

Tutti i graffi di Damato. 

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